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L’autore indipendente, il blog e le reti sociali

Da Marcofre

L’autore indipendente, il blog e le reti sociali

di Marco Freccero. Pubblicato l’11 novembre 2019.

Un po’ di tempo fa WordPress mi ha fatto i complimenti perché 9 anni fa mi sono iscritto alla sua piattaforma. Il primo post su questo blog lo preparai a dicembre di quello stesso anno, pubblicandolo pochi giorni dopo.

Da allora ho sfornato oltre 1800 articoli. Forse è il caso di fare non dico un bilancio; ma spendere un po’ di tempo per riflettere su che cosa è successo; su quello che potrebbe succedere in futuro.

Il blog non basta più

Innanzitutto: non credo che il mio blog sia in procinto di morire, oppure che sia morto. Certo, pubblico un solo articolo alla settimana, di lunedì, e a questo aggiungo un altro articolo il giovedì, ma solo per rilanciare il video del mio canale YouTube.

Sono passati i (bei?) tempi in cui pubblicavo un post al giorno, e non torneranno più: promesso! In questo modo spero di proporre contenuti meno frequenti ma più interessanti. Sarà davvero così? Chi lo sa.

L’impegno si è quindi ridotto, ma il blog resta. Credo che sia indispensabile offrire ai lettori un “luogo” ben definito dove incontrare l’autore indipendente. E il blog è probabilmente il mezzo più indicato.

Un po’ di tempo fa un lungo commento dello scrittore Marco Amato, seguito poi da un altro commento sempre suo, mi ha indotto a riflettere, però.

Soprattutto il secondo commento dice una cosa che avevo già intuito da un po’ di tempo: il blog non basta (più).

Non credo che sia morto, lo riscrivo. Però le persone stanno altrove, sulle reti sociali. E sempre Marco Amato afferma: occorre creare empatia, o meglio comunicare empatia.

Vero.

Come?

Lo scopo di questo blog era e rimane quello di creare la mia piattaforma di lettori. Per questo lo aprii. Piattaforma che ho già, come sanno un po’ tutti quelli che bazzicano da questi parti; però vorrei ampliarla.

Tuttavia questo strumento ormai mi pare decisamente poco efficace.

Le reti sociali

Prima, a monte, perché il blog funzioni sul serio, ci deve essere qualcosa di ben diverso. Esatto: le reti sociali.

Io ho una pagina autore su Facebook. Sono presente su Twitter e pure su Instagram. Da non dimenticare il canale YouTube (probabilmente quello che uso “peggio”). Non cito il numero di follower perché non vuol dire molto (almeno nel mio caso). Buona parte delle persone che ti “seguono”, ben presto si scordano di te. Si iscrivono al tuo canale senza nemmeno sapere bene che cosa diavolo combini. Ma questo accade anche perché non fornisci i giusti contenuti.

Il problema infatti è che i contenuti devono essere tagliati su misura della rete sociale che li ospiterà. Ed è una faccenda complicata. Quello che preparo per il blog non può essere replicato su Facebook, o altrove, perché non può proprio funzionare. Occorre o generare qualcosa di nuovo; oppure adattarlo per la piattaforma.

Non è per nulla semplice.

Il mio canale YouTube intanto cresce: sono a oltre 900 iscritti. Forse è il canale che sfrutto più male. Non ho mai parlato dei miei libri, ma sempre di quelli che leggo. È che non ho mai trovato la formula giusta, e alla fine ho lasciato che crescesse senza mai parlare della mia Trilogia delle Erbacce, né del romanzo “L’ultimo dei Bezuchov”. Ho pubblicato il booktrailer del mio ultimo libro, ma poi basta, e senza nemmeno parlarne.

Nelle prossime settimane di certo voglio un po’ cambiare le cose. Continuerò a parlare dei libri che leggo come al solito, ma accanto a questi video intendo proporne altri a proposito dell’autopubblicazione. In realtà non so ancora di preciso come fare e cosa dire. Dovrò sperimentare. Trovare la giusta formula.

Poi c’è la mia pagina Facebook. Lì ci sarebbe da fare parecchio, ma pure in questo caso le idee sono poche e confuse. Anche perché occorre del tempo, e io non è che ne abbia molto. Credo però che nelle settimane, nei mesi futuri mi ci dedicherò di più. Non so bene che cosa attendermi in realtà, sia da Facebook che da YouTube. Più iscritti? Sì, certo; ma soprattutto persone che interagiscano, non semplici numeri.

Non è semplice perché a me interessa leggere, e poi scrivere; e poi c’è il lavoro soprattutto. Quindi per me, anche adesso che affermo queste cose e scrivo queste righe, non riesco ancora ad accettare in modo completo che debba “sprecare” del tempo per dedicarlo a che cosa? Alle reti sociali?


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