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L’eccidio di Bettola [Storie di Resistenza]

Creato il 14 novembre 2019 da Philomela997 @Philomela997

[Storie di Resistenza]

Ero molto indecisa con quale storia iniziare questa nuova rubrica, i nomi e le storie di chi ha fatto la resistenza sono tante, tantissime, e tutte degne di essere raccontate e ricordate.

All'improvviso, pero', mi e' tornata alla mente una storia che mi sembrava molto importante ricordare, soprattutto data la notizia arrivatami ieri che il 1 Novembre scorso il sindaco di Brisighella ha deciso di commemorare anche i caduti della RSI, e' quella dell'eccidio di Bettola, avvenuto nella notte tra 23 e 24 Giugno del 1944, e nella quale sono morti 32 civili, tra cui un bambino di 18 mesi.

Il 22 Giugno un gruppo di partigiani guidato da Enrico "Lupo" Cavicchioni si diresse in localita' La Bettola, Vezzano sul Crostolo, provincia di Reggio Emilia, con l'intento di far saltare un ponte sulla statale per isolare il comando della Feldgendarmerie tedesca inviato a rastrellare i partigiani sulla via del Cerreto.

Proprio nelle vicinanze si trovava una locanda ospitante numerosi sfollati dei paesi vicini, ai quali venne chiesto di allontanarsi durante l'azione. La distruzione pero' falli', e il ponte venne solo danneggiato.

Il giorno seguente un primo gruppo di soldati tedeschi fece un sopralluogo in cerca dei responsabili, interrogando gli avventori della locanda e delle case vicine, senza alcun risultato.

La sera del 23 giugno il gruppo di Lupo torno' in localita' Bettola, pronti a completare la distruzione del ponte, lungo la strada' incontrarono una delle pattuglie tedesche mandate a sorvegliare la zona e ci fu uno scontro a fuoco, nel quale persero la vita 2 tedeschi e 3 partigiani (lo stesso Lupo, Pasquino Pigoni e Guerrino Orlandin).

I due tedeschi scampati tornarono al comando e raccontarono dello scontro a fuoco, questo diede il via all'eccidio che si sarebbe compiuto di li' a poche ore.

All'1 del 24 Giugno circa 40 soldati tedeschi si presentarono alla locanda, costringendo tutti ad uscirne e a sdraiarsi a terra, rastrellarono anche le case vicine, tra cui quella della famiglia Prati, che venne sterminata, tranne Liliana, nipote undicenne dei due anziani coniugi, che venne colpita da 3 pallottole ma sopravvisse, e si trascino' fino a lasciarsi cadere dalla finestra del primo piano della casa in fiamme.

Gli abitanti della locanda vennero divisi in due gruppi, uno portato dietro la casa e l'altro nel garage.

Quelli nel garage vennero fucilati a colpi di mitraglia, le persone dietro la casa invece vennero uccise con colpi di pistola e bastonate. Tutti i corpi furono dati alle fiamme.

Tra loro il piccolo Piero Varini di solo 18 mesi, la madre lo consegno' ai tedeschi chiedendo che fosse risparmiato, ma venne gettato nella pira ancora vivo.

Due importante testimonianze sono state rese dai pochi sopravissuti, Romeo Beneventi, padrone della locanda, che riusci' a scappare assieme alla moglie e al figlio passando da una finestra nel bagno del garage e venne colpito da una pallottola nella fuga, e Paolo Magnani, che si nascose nel solaio e attese il momento opportuno per scappare dalla porta sul retro.

Magnani testimonio' che le donne prima di essere uccise vennero tutte stuprate; Beneventi, invece, testimonio' che dopo il massacro della famiglia Prati l'ordine di sparare a tutti gli avventori della locanda fu dato da un collaboratore italiano. [come successe in altre stragi, per esempio a Cervarolo e a Legoreccio)].

Nessuno degli assassini venne mai cercato, ne' in Germania ne' a Vezzano, lasciando, di fatto, questo eccidio impunito.

Lasciando di fatto Liborio Prati, Felicita Prandi in Prati, Marianna Prati ved. Manfredi, Emore Fontan, Pierino Spallanzani, Bruno Fontanesi, Argentina Carretti in Fontanesi, Franca Fontanesi, Franco Fontanesi, Zelindo Barbieri, Maria Lasagni in Barbieri, Laura Barbieri, Ettore Barbieri, Gianni Barbieri, Gino Varini, Itala Riccò in Varini, Walter Varini, Alfreda Catellani in Varini, Wilma Varini, Piero Varini, Giuseppe Magnani, Emma Ronzoni in Magnani, Igino Bonaccini, Eurosia Braglia in Bonaccini, Abramo Bonaccini, Eva Bonaccini, Giovanni Bonaccini, Bruno Valcavi, Francesco Balestrazzi, Emma Marziani in Balestrazzi, Basilio Castellari, Tito Saccaggi senza giustizia.

E volete farmi credere alla favoletta che i morti sono tutti uguali? No, non lo sono.

Chi ha consegnato poveri innocenti nelle mani di una tale barbarie non merita la pieta', ne' il ricordo.

Dire che i morti di questa strage, come quelli delle Fosse Ardeatine, di Sant'Anna di Stazzema e di tutte le altre stragi nazi-fasciste sono uguali a quelle dei loro carnefici e' un insulto alla loro memoria, e alla memoria di chi ha combattutto per liberarci da queste atrocita'.

E no, non ci sto.

Caro sindaco, lo vada a dire a Liliana del Monte, ai nipoti di Alcide Cervi, alla famiglia di Ugo Forno, a Germano Nicolini, e a tutti gli altri eroi e innocenti che hanno dato la vita per farci avere la liberta', se ce la fa, vada a guardarli negli occhi e dica loro che i morti sono tutti uguali e vanno ricordati tutti, che i loro cari, tutto sommato, valgono come i repubblichini che collaborarono coi tedeschi. Ci provi. Buona fortuna.


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