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L’elefante scomparso

Creato il 06 settembre 2019 da Pacoinviaggio
L’elefante scomparso

"Non c'era nulla di cui dovessi parlarle. Sinceramente. Non c'è nulla di cui si debba parlare."

"Non voglio spingere nessuno a fare niente, né essere spinto. Mi basta sentire la sua presenza vicino a me, la sua punteggiatura volteggiare intorno a me."

"Non voglio diventare il padrone del mondo o un artista di genio. Non voglio nemmeno volare. Soltanto essere in due posti contemporaneamente."

"Ci sono tante cose che pur andando avanti negli anni continuo a non capire."

"La memoria è qualcosa di simile a un romanzo, o forse un romanzo è qualcosa di simile alla memoria. [...]. In entrambi i casi, ci si sforza di mettere tutto in ordine, ogni cosa al suo posto, ma il contesto tende a sfuggire, e alla fine si dilegua."

"Mi piaceva andare lontano. Tagliare l'erba lontana di un prato lontano. Contemplare il paesaggio lontano di un posto lontano."

"A volte sento che le cose intorno a me perdono il giusto equilibrio, ma può darsi che si tratti di una mia impressione. Può darsi che sia dentro di me che da allora qualcosa ha perso il suo equilibrio, e che sia questa la ragione per cui la realtà esterna mi appare distorta. Forse tutto dipende da me."

"Noi lo chiamiamo l'uccello-giraviti. Un'idea di mia moglie. Il suo vero nome lo ignoravamo, non sapevamo neanche che aspetto avesse. Ma questo all'uccello-giraviti era indifferente, ogni giorno veniva sugli alberi li' intorno a stringere le viti del nostro piccolo mondo tranquillo."

"...in che momento, a che punto, l'ago della mia vita aveva preso a sbandare? Non lo sapevo. Non mi veniva in mente nessun episodio particolare."

"Anche lui era profondamente addormentato. Né l'uno né l'altro sospettavano di nulla. Credevano che il mondo non avesse subito cambiamenti e continuasse a funzionare come al solito. Si sbagliavano. Il mondo a loro insaputa stava mutando rapidamente. Tanto da non poter più tornare indietro."

"Ma le lancette dell'orologio avanzano, segnano le due, le tre, a poco a poco si fa sera, e io non ho combinato nulla. E alla fine mi trovavo sempre sul divano, competamente disorientato."

"È solo. Ma non è triste. La gente usa spesso l'espressione "sentirsi solo", ma in realtà c'è solitudine e solitudine. C'è quella triste e dura che logora i nervi. Ma ce n'è anche una diversa. Per conoscerla, è necessario controllare il proprio corpo, la si ottiene in cambio di questo sforzo."

"Frequentavamo una scuola privata per soli maschi e lui aveva molto successo, in classe era il più popolare, oltre ad essere il cocco dei professori. Nonostante avesse ottimi voti non si dava arie, era socievole, alla mano, e scherzava volentieri. Aveva anche il senso della giustizia. Eppure io fiutavo in lui un istinto calcolatore, dietro quella generica bravura, e fin dall'inizio non lo potei sopportare. [...]. Tutta la mia natura si rivoltava contro l'odore di egoismo e di arroganza che emanava da Aoki, come a volte non si può sopportare l'odore del corpo di qualcuno."

"Non dovevo lasciarmi abbattere da gente disprezzabile che per me non contava nulla."

"A queste persone non passa neanche per l'anticamera del cervello che potrebbero sbagliarsi. Non riescono neanche a immaginare che possono ferire qualcuno irreparabilmente, senza motivo. Non si assumono la minima responsabilità degli effetti della loro condotta."


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