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L’elfo con l’arco e tutti i suoi amici: tre cliché delle specie nel fantasy e come schivarli

Creato il 19 luglio 2017 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe

Oh, ma certo, l’arco! L’arco per l’elfo! L’arco scelto appositamente per l’elfo! L’elfo e il suo arco! …Quell’arco!
Sì, le cose stanno così, e dobbiamo accettarle. Ogni volta che si parla di specie diverse nei giochi di ruolo o nei romanzi fantasy, ci si deve rassegnare che, la maggior parte delle volte, avremo a che fare con delle simpatiche copie già descritte, trite e ritrite dai grandi della letteratura fantastica
In parte è giusto così: le idee di chi ha delineato le caratteristiche di specie come gli Elfi, i Nani e gli Hallfling (o Hobbit, a seconda dell’ambientazione), attingendo a racconti e leggende molto antiche, certo non possono essere lasciate da parte e sono sempre da tenere presenti.
In parte è seccante e basta: capita di leggere romanzi in cui le caratteristiche delle altre specie sono descritte genericamente, solo perché “così dev’essere e così è giusto”.
Non si tende a giustificare perché, in una data ambientazione, i nani vivono sottoterra o gli elfi abbiano cominciato a costruire archi; perché gli orchi siano malvagi e senza dei, e perché i troll non siano poi così amichevoli. “Ipse dixit”, è così e basta.
Si tende ad “accettare” di porre nel proprio mondo di ambientazione queste razze facendo un vero e proprio porting generico, senza interrogarsi sul fatto che, per stare bene in un’ambientazione diversa da quella della Terra di Mezzo, o di Shannara o simili, magari una caratteristica o due di queste specie andrebbe rimodernata e/o rivista.
Da qui, questo articolo: quali sono le razze più clichéttose e peggio utilizzate nelle storie fantasy? E in quali ambiti, prima di un porting, sarebbe bene chiedersi cosa rivedere di loro?

L’elfo con l’arco e tutti i suoi amici: tre cliché delle specie nel fantasy e come schivarli

Elfi
Pale Moon era un elfo della foresta. Ogni giorno andava a caccia con i suoi fratelli e le sue sorelle; quando, dopo ore nella natura ed essere caduto in molti pantani, tornava a casa, rimodellava il suo arco dalle fattezze originali, riempiendolo di foglie intrecciate e fiori: Pale Moon aveva sentore che, così facendo, la sua arma ancestrale sarebbe sembrata sempre più una bomboniera da prima comunione, ma non gli importava: lui era un elfo, non sbagliava mai un colpo. Era abile a intagliare il legno, a cantare e a ripetere frasi fatte del suo amico Legolas. Non aveva cuore a rivelare che, da qualche anno, era miope come una talpa.”

Caratteristiche comuni dell’Elfo generico:
 – Ottima vista: tanto se è miope non te lo fa sapere

 – Tendenza ad alzare il sopracciglio più in alto della fronte e giudicarti, piccolo stupido umano
 – Ottimo costruttore di archi, non c’è un istante in cui non cerchi di farlo notare al resto del party
 – Ottimo cantante, spesso fa la fine del bardo di Asterix
 – Bello. Spesso nemmeno descritto, non serve: è solo bello. Roberto Bolle con le orecchie lunghe.
 – Se è un Mezzelfo: spesso ha un trauma, tutti lo schifano. Io la chiamo Sindrome di Balto.
 – Non ha mai visto un Nano in vita sua, ma l’Anziano senza nome della foresta – trovargliene uno sarebbe stato noioso, e comunque un anziano è noioso – gli ha detto una volta a Scuola Elfica che sono brutti e puzzano. Quindi lui li odia. Come i metallari odiavano i truzzi qualche anno fa.

Rischio: La tendenza a risultare antipatico e alieno al resto del gruppo. Il suo alto lignaggio e le sue abilità, unite al fatto che spesso “Elfo” è sinonimo di “mamma guardami, sono immortale!”, tendono a un certo punto a far chiedere al lettore “Ma questo qua, con questa banda di scalcagnati, esattamente, cosa c’entra?”

Come utilizzarli: L’elfo è una creatura eterna. Dategli sempre una motivazione valida – che magari sia un po’ più forte e intima di “Mi manda Re Elrond” – per seguire il gruppo o l’avventura. Da qui, lavorate anche sulle abilità che possiede. Non sta scritto da nessuna parte che un elfo, per dirsi tale, debba essere cresciuto per forza in mezzo agli alberi e addestrato a tirare frecce. Anche un elfo che con il suo retaggio c’entra poco o nulla, o non ci si rivede, è molto interessante!

L’elfo con l’arco e tutti i suoi amici: tre cliché delle specie nel fantasy e come schivarli

Nani
Harnold era un nano nella media. Quando usciva di casa sputava alle vecchiette. Poi andava alla locanda, ascia alla mano, e berciava contro gli elfi. Ogni giorno si ubriacava così tanto da non riuscire a distinguere un centauro da un’ocarina. Molte erano le storie che giravano attorno alla volta, appunto, in cui aveva tentato di suonare soffiando sulla coda di un centauro. Quello non aveva affatto gradito. Harnold ancora rideva, battendosi le tozze mani sulla pancia. In combattimento, Harnold si nascondeva dietro uno scudo più grande di lui. Quando i suoi nemici orchi urlavano, lui urlava ancora più forte. Harnold era felice.”

Caratteristiche comuni per il Nano generico:
 – Lunga barba pidocchiosa

 – Ascia a due mani. Oppure ascia e scudo. Quello grande.
 – Beve come una spugna perché è un nano ed è giusto così.
 – Vive sottoterra e fa il razzista insieme agli altri nani. Spesso perché il solito Anziano del Cunicolo (anche qui è noioso cercare un nome a un vecchio nano) gli ha detto che una volta gli Elfi hanno mancato di rispetto a loro e blablabla guerra di cui nessuno sa niente.
 – Straparla. Tanto.
 – Fa avances a tutte le donne del party. Alla fine, va sempre in bianco.
 – In pratica, il Nano è la copia speculare dell’elfo. Quella sfigata e destinata sempre a perdere.

Rischio: Abbiamo già detto che Nani ed Elfi sono speculari. Dove uno è semplicemente troppo eterno e grazioso per andarsene in giro con una banda di scapestrati, l’altro potrebbe sembrare troppo scontroso o ripetitivo nei suoi problemi. Il rischio è l’esagerazione dei difetti di questa specie rispetto ai pregi. O che il personaggio, per la sua stazza e il suo eterno borbottare, venga visto come una burletta o una semplice “spalla comica”.

Come utilizzarli: I nani sono creature dure come la roccia, difficili da scalfire. Il loro cuore è arduo da toccare e loro non si svelano così facilmente. Tratteggiate con cura i difetti del vostro personaggio-Nano, ma preparate anche un paio di pregi che lo renderanno, certo, molto più amabile.

L’elfo con l’arco e tutti i suoi amici: tre cliché delle specie nel fantasy e come schivarli

Vampiro
“Si ergeva dalla tomba quando il grande orologio sulla Torre Ovest segnava la mezzanotte. Camminava al passo con il suono dell’organo che lo accompagnava ovunque andasse. Faceva un bagno in una vasca di sangue di vergine. Ogni tanto, quando si leccava le labbra, si mordeva la lingua. – Acc… che dolore! – si disse – Non dovrei mangiare subito dopo essermi svegliato, sono ancora tutto rimbambito. – Indossava il suo ampio manto di velluto, nero come la notte più nera o come un banco di pipistrelli defecanti, e poi girovagava nella sua eterna solitudine, pensando in rumeno.”

Caratteristiche comuni per il Vampiro generico:
 – Ampio mantello. Ci si chiede come faccia a non inciampare a ogni passo.
 – Portatore sano di pipistrelli.
 – Tendenza a innamorarsi casualmente di donne prive di talento.
 – Soffrono, soffrono tantissimo. Come il poeta Byron quando si rese conto di essere grasso.
 – Possiedono una tomba gotica.
 – Non credono in Dio. Ma in Strahd Von Zarovich sì.
 – Hanno un trauma.
 – Sono cadaveri ambulanti, ma quanto gli piace fare all’ammore!

Rischio: La fortuna letteraria di Dracula di Stoker e del Vampiro di Polidori hanno reso ben chiaro a tutti quali dovrebbero essere le caratteristiche fondamentali del vampiro. Il rischio, però, seguendo pedissequamente le indicazioni date da questi due grandi autori, è creare una copia imperfetta e certo meno geniale di loro protagonisti! Una macchietta che agisce senza un vero perché e che si agita in una storia che non è la sua.

Come utilizzarli: Il Vampiro è una creatura della notte, che vive il profondo dramma del dover ricordare sentimenti umani senza poterli più provare. Vive una non-esistenza e un dramma profondo, perché può ancora sfiorare l’umanità senza poterne più fare parte. Personalmente l’ho sempre trovata una figura molto sensuale e affascinante. Un vampiro, per essere tale, deve incutere timore, non essere Aldo Baglio nel Conte Ddddracula, e nemmeno Leslie Nielsen in Dracula Morto e Contento (a meno che non stiate preparando una parodia). Siate horror!

In definitiva: è giusto cercare di evitare lo stereotipo, ma si devono sempre tenere presente la storia e il folklore delle specie che si scelgono di adoperare! Alcune caratteristiche degli elfi, dei nani, dei vampiri e degli orchi, sono innegabili (il vampiro, per essere tale, deve bere sangue, ed è chiaro che l’elfo debba avere una spiccata agilità e vivere a lungo, per esempio). Cercare di togliere ogni stereotipo per paura di crearlo, tende a produrre un contro-stereotipo, che è pessimo esattamente come metterli tutti.
Se siete stanchi dei soliti cliché nel fantasy o volete semplicemente divertirvi e godervi una bella storia, vi consiglio Drifters (2016-oggi), anime di Kota Hirano (sì, lo stesso di Hellsing) che si svolge in un puro mondo fantasy e tesse una gran bella parodia della concezione tipica che si ha di elfi, nani e creature dell’oscurità.

E voi? Cosa ne pensate dei cliché che riguardano le specie diverse nei fantasy? Cercate di ribaltarli, se potete, oppure preferite basarvi su quelli per creare storie interessanti? E, in entrambi i casi: come mai?
Fatemi sapere cosa ne pensate qui sotto nei commenti!

                                                                                                               Chiara Listo



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