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L’erosione della tenerezza- un racconto per Natale

Da Lupussinefabula

L’erosione della tenerezza- un racconto per Natale

In fila al supermercato, mancano cinque giorni al Natale: davanti a me un’anziana con la presumibile figlia.

Due carrelli diversi, due conti separati, la figlia che carica per prima la merce sulla cassa e a volte sbuffa se lei le racconta cosa ha comprato e per chi; quando si sposta sul fondo del rullo per riempire le borsine, arriva il turno dell’anziana.

Fa fatica. Ha le mani rovinate con le ossa deformate e la pelle afflitta da mille pieghe screpolate.

Mi chiedo se abbia bisogno di aiuto; vorrei chiedere, ma poi mi fermo: non vorrei invadere la sua sensazione di autonomia o farla sentire ancor più vecchia e stanca di quanto non lo sia.

Magari non avrebbe rifiutato. O magari sì. Io continuo ad oscillare tra i miei pensieri e il tempo passa: ormai ha quasi finito e la mia offerta di aiuto apparirebbe ipocrita, ora.

Si gira verso me, che le sono dietro, forse per fare una pausa. ‘Ho comprato tutte queste bottiglie di spumante, ma poi per chi? Chi le berrà mai?’.

E intanto prende tra le mani un lumino da cimitero rosso, di quelli con la luce a batteria (in un bagliore lacerante mi chiedo se esistano ancora quelli di cera con lo stoppino, e mi rispondo che non lo so).

Da quanto tempo non vado a trovare i miei nonni? Gli altri se ne occupano per me.

Lacerante. La mia anima come le sue mani: erosa.

Che misera persona sono, io?

Oltre a quello che gli altri pensano di me, oltre la facciata, oltre il mito che ho di me stessa, che meschinità sono?

La vedovanza induce alla solitudine e all’alcolismo, dicono alcune statistiche.

Lei procede, sorride alla cassiera e dice ‘Non ho preso la verdura perché non avevo voglia di stare a pesare tutto’.

Mi fa tenerezza.

Vilmente, avrei voglia di non pensare.

Ma anche una volta giunta a casa, non riesco a togliermela dalla testa.

Di tutto questo ho paura, di quando sarò io così anziana, di quanto fa male l’erosione della tenerezza, di quella tenerezza che ho provato ma che non ho espresso.

E in questo coacervo di sensazioni e spine, si avvicina il mio Natale.



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