L’Estate tutto l’anno

Da Danielevecchiotti @danivecchiotti

Solo se ascolto i discorsi della gente attorno a me, su un treno, prendendo un caffè al bar, o mentre sbircio annoiato i post su Facebook, mi accorgo di quanto, nonostante siamo ormai a fine Maggio, il sole e la stagione calda siano in ritardo. Sento centinaia di voci lamentarsi per le temperature gelide, e li guardo stranito, stranito da me stesso nel rendermi conto che, effettivamente, hanno ragione loro.
Da quasi un anno mi rigirano in testa la trama, i personaggi e gli scenari del mio romanzo in fieri “La Ragazza del Festivalbar”, fatto di juke box, tormentoni da spiaggia, creme solari e bikini succinti, e, maniaco monotematico come chiunque lotti di sé con un libro che prova a farsi strada dentro, ho perso il contatto con la fredda realtà e con le rigide temperature che, ad oggi, ancora la caratterizzano.

Ho passato tutto lo scorso autunno, l’intero inverno, e anche questa siderale primavera sdraiato sopra un telo-mare di appunti, provando a tracciare storie balneari; ho fatto un tuffo in un mare di 45 giri da hit-parade di ferragosto, mi sono strofinato sulle canzonette da radiolina sotto l’ombrellone come fossero preziose pietre filosofali da cui trarre ispirazione esistenziale, e la mia pelle si è scottata per le troppe idee autoabrozzanti spalmate addosso. Entrato nella mia cabina ai Bagni di Umiltà, mi sono sfilato il costume ed ho provato a guardarmi con occhio onesto uscendo fuori da me e spiandomi nudo dal buco della serratura.

Incredibile ma vero.. anche una canzonetta del Festivalbar può fare da perfetto spunto per un viaggio di conoscenza, di sé e del mondo che ci circonda. Anche la spiaggia più frivola e più “da spiaggia” può rivelarsi un cosmo di relazioni e solitudini degno di una Commedia Umana che non sia necessariamente diretta dai fratelli Vanzina.

Dunque va a finire che non lo sento più, il freddo di questa primavera siberiana, e che bastano gli occhi verdi e la margherita tra i capelli rossi della Ragazza del Festivalbar per farmi sentire per tutto l’anno il calore dell’estate che mi porto dentro. Quel calore dell’estate emotiva che, chissà, forse, un giorno, chissà quando, riuscirò anche a raccontare.


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