Dunque il mondo degli affari reali tiene conto della possibilità di un uscita del nostro Paese dalla moneta unica. Per la verità non si tratta della prima volta in assoluto che una simile precauzione viene presa sia in Italia che in altri Paesi a rischio, in particolare in Spagna. Ma la novità, la notizia in un certo senso, è che Moody’s ha classificato questo bond nella categoria A3, dunque con ottimo voto, corrispondente a quello della casa madre, mentre la clausola di un’eventuale pagamento in una moneta nazionale e non in euro avrebbe dovuto rendere i titoli più rischiosi e meno appetibili anche tenendo conto dell’interesse variabile. Questo in parole povere vuol dire che un’eventuale uscita dalla moneta unica in favore di una divisa nazionale o di un euro di serie b (le due ipotesi in campo, ormai apertamente analizzate e discusse ovunque) non appare affatto quella tragedia che viene ipotizzata e in nome della quale si compiono ogni tipo di massacri sociali. Al contrario parrebbe quasi che ci si fidi di più di un’Italia che funzioni con una moneta più omogenea al suo sistema produttivo che non quella tenuta prigioniera dall’euro.
Ma di questo se ne parlerà dopo le elezioni tedesche di autunno. Per le elezioni italiane si preferisce parlare di nulla.