L’evocazione – The Conjuring (2013) [recensione]

Da Elgraeco @HellGraeco

Avevo deciso di impostare la recensione di L’Evocazione – The Conjuring di James Wan (ciao, gugle) in modo classico. Si analizza il film, l’intreccio, il genere e la sua aderenza o lontananza, la regia, la fotografia, le interpretazioni.
Poi però mi sono documentato, e ho deciso che valeva la pena soffermarsi su altri aspetti.
L’età del regista. Wan è del 1977, ha un anno meno di me. Lui dirige Vera Farmiga in The Conjuring. Io sto qua a scrivere un articolo su un blog sconosciuto.
Sì, c’è un po’ di invidia da parte mia. Niente di malevolo, che implicherà, tra cent’anni, l’intervento di nuovi Warren per esorcizzarmi. È che, cazzo, vorrei essere al suo posto, o al posto di Ti West.
L’orrore per le bambole, che Wan ha trasformato in una passione, è il suo marchio di fabbrica. E non c’è bambola migliore di Annabelle.
Poi la magia del cinema: due delle attrici che interpretano le figlie Perron hanno ben 21 anni, ma nel film sembrano ragazzine.
Gli anni ’70, la musica di The Zombies, la pellicola desaturata. A essere perfetti, mancavano solo le bruciature di sigaretta (il difetto riscontrabile a lato dello schermo del cinema, allorché sta per finire il rullo sul proiettore).
E infine, il fascino della storia vera.
Che è vera perché così è stata creata, narrata e testimoniata. Non importa credere ai fantasmi, ai Warren, a Dio e agli esorcismi.
Gli spiriti maligni, a dire dello stesso Ed Warren, non fanno politca, se ne sbattono se sei gesuita, cristiano, animista, mussulmano o testimone di geova. Se vogliono perseguitarti, lo fanno.
Ma si sa che i demoni non esistono.
Ma si sa che i demoni esistono.
Non importa. In questo film il dato di fatto è: l’infestazione c’è. Esiste. È violenta e sta per mandare al creatore una simpatica famiglia. Si deve intervenire.

Lorraine Warren e Vera Farmiga

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Discutendo e scherzando con Lucy, qualche giorno fa, facevo notare che The Conjuring è ispirato alla documentazione reale del caso di infestazione/possessione della famiglia Perron, investigato e risolto tra il 1973 e il ’74 da Ed e Lorraine Warren.
Ripeto, la fede in questo film non è importante: è come un romanzo di fantascienza. In quest’ultimo esiste il viaggio a velocità warp, per raggiungere pianeti lontani migliaia di anni luce in poche ore. In The Conjuring esistono i fantasmi e il diavolo e gli investigatori del paranormale.
Tra l’altro, mi chiedo come ci si possa aspettare il contraddittorio in un film che si basa sulla consulenza della stessa Lorraine Warren e di Andrea Perron (quella vera, la figlia maggiore). Entrambe, a conti fatti, hanno giudicato attendibile la messinscena del film.
E a me tanto basta, perché L’Evocazione diverte e spaventa. Cosa che l’horror, ormai alle prese più coi dibattiti accademici sulla natura del proprio genere, spesso dimentica di fare.
Spaventi meccanici, certo.
Ma quanto sono ben fatti, mio dio…
Comunque, tornando alla conversazione con Lucy: mi divertiva, e mi diverte l’idea che interi decenni di titoli horror basati su fantasmi e compagnia bella presentino fenomeni tipici, che al 2013 potremmo definire stereotipati, ovvero sussurri, voci nella notte, passi, risatine dei bambini, ombre di oscure presenze, tutti, o quasi derivanti dai resoconti dei Warren e delle loro indagini. L’unico problema di The Conjuring è che è arrivato nel 2013, per ultimo, quando ormai questa storia l’hanno depredata proprio tutti.
Forse anche i Ghostbusters (film che amo alla follia) potrebbero aver preso spunto dagli investigatori del paranormale Ed e Lorraine.

La vera famiglia Perron

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Storia vera, dicevamo.
Vera se non nelle testimonianze dei Perron e dei Warren (tra l’altro, singolare, in questa faccenda, che le presunte vittime, I Perron, ci tengano a che le cose siano prese per vere, esattamente come i Warren, i potenziali truffatori), nella spettacolare e macabra storia, anche questa ben documentata, della casa infestata.
Un’abitazione che ha ospitato ben otto generazioni di famiglie, dalla sua costruzione, prima dell’arrivo dei Perron.
Tra le morti documentate degli inquilini di questa bella casetta si registrano:

2 suicidi
1 avvelenamento
lo stupro e il successivo omicidio di una bambina di 11 anni
2 annegamenti nel laghetto che costeggia il terreno della proprietà
e ben 4 morti per assideramento

Niente male, per una tranquilla villetta nel bosco del Rhode Island.
Diciamo che, pur da scettico (cosa che non sono), ci penserei due volte prima di abitare in un luogo così ameno.
Ora, l’idea di Andrea Perron è che alcuni di questi morti abbiano lasciato delle tracce dietro di sè, spiriti famelici che hanno preso di mira, non si sa per quale ragione, gli ultimi arrivati, ovvero i Perron.
Per i Warren, invece, come risulta dal film, è tutta colpa di Bathsheba Sherman, una strega morta un secolo prima, che avrebbe maledetto il terreno e tutti i futuri residenti.

Alter ego

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Immancabile Annabelle, la bambola, non il principale, ma il più pittoresco caso dei Warren, ne abbiamo parlato l’altro giorno. Wan qui prende la discutibile decisione di tramutare Annabelle, che è una Raggedy Ann, una bambola di pezza, in una bambola di porcellana orribile, talmente orrenda e spaventosa che nessuno vorrebbe dentro casa. la forza della vera bambola sta nella sua innocenza. Spero per Wan che Annabelle non la prenda a male… ^^
Che altro dire, il cast è ottimo, Vera Farmiga bellissima e sofferente nei panni di Lorraine Warren, Patrick Wilson (Night Owl in Watchmen) anche lui in parte.
Il film è efficacissimo, se lo si guarda e basta senza tramutarsi in tanti folletti del cicap, operazione che lascia il tempo che trova, essendo alle prese con un’opera di intrattenimento, e lo è, efficace, almeno per un’ora e dieci. Poi arriva la parte con le urla, il vomito, la levitazione e le parolacce, tutte affidate a Lili Taylor e a un esorcismo raffazzonato e imbarazzato (nell’esecuzione), e lì la tensione crolla, perché non solo trattasi di roba già vista e rivista mille volte, ma è del tutto assente il gusto sopraffino e la tecnica del jump-scare (usata con maestria) che ci avevano accompagnato fino a quel punto. Oserei dire persino che il tutto si risolve a tarallucci e vino (parlo in rima! Chiamate i Warren!).
Ma resta un fatto, che i Warren di Farmiga, Wilson e Wan hanno per la prima volta il potenziale per creare una saga horror investigativa di tutto rispetto.

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