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“L’ideale per la sicurezza di AlpTransit? Costruire un tunnel che attraversa il Monte Tamaro”

Creato il 18 luglio 2017 da Stivalepensante @StivalePensante

Il tema di AlpTransit e della sicurezza sulla linea ferroviaria Cadenazzo-Luino-Laveno continua ad essere oggetto di discussione sul territorio e lo sarà anche giovedì sera, durante la "Festa Unità del Lago" a Germignaga, dove oltre agli amministratori e sindaci della zona, ospite d'eccezione sarà il sindaco di Gambarogno, Tiziano Ponti. Si parlerà "dell'esperienza Svizzera e dele domande del territorio Italiano".

Ad intervenire oggi, invece, è il gruppo degli attivisti di "Luino 5 Stelle", con una nota firmata dalla pentastellata Alessandra Marangon. Eccone il testo.

Sono trascorsi oltre due anni da quando i nostri interrogativi sulla natura delle sostanze transitanti su rotaia attraverso il nostro territorio, sulla loro quantità, le relative modalità di conservazione, i criteri di messa in sicurezza e gli eventuali potenziali rischi verso cui eravamo assoggettati, trovavano risposta in quella che oggi è divenuta fonte di preoccupazione di molti: l'accoglimento del progetto AlpTransit, di cui abbiamo imparato a conoscerne i variegati, spesso paradossali risvolti con le annesse implicazioni riflesse sui nostri luoghi e su chi li vive.

Considerato l'incremento delle strategie economico-finanziarie che vedono quale primaria fonte perseguita, l'affannosa rincorsa mercanteggiante, beni di qualunque utilizzo e finalità (trattato di libero scambio TTIP ora convertito in CETA), anche le nostre valli sono chiamate a pagare pegno, trovandosi sulla traiettoria più' funzionale al tragitto. Ce lo chiede l'Europa...

La disamina che proponiamo, comprensiva dei numerosi excursus inerenti, parte dalle varie relazioni di interesse elvetico, il loro approccio e le finalità, in un processo che ha avuto origine nel lontano 1992 attraverso una prima consultazione popolare, poi riproposta nel 1994 con varie integrazioni e dove veniva richiesto il parere della Cittadinanza Svizzera sul predominante intento governativo, volto al voler sgravare il traffico di merci su strada, convogliandolo su linee ferroviarie appositamente allestite, in prevalenza distanti dai centri abitati.

Fine secondario ma non marginale, l 'ambita velocizzazione dei tempi di percorrenza civile, accorciando ancor più i tempi tra Svizzera e Italia, garantendo stabilità negli orari, più alti livelli di puntualità, migliori prestazioni in termini di tempi di percorrenza e comfort, anche attraverso l'acquisto di nuovo materiale rotabile.

Il dettagliato progetto veniva proposto alla popolazione, comprendente i relativi costi che avrebbe comportato e le incidenze che si sarebbero ripercosse nelle tasche dei cittadini in variabile percentuale sui dazi dei carburanti, imposte sul transito pesante e pedaggi, il tutto avvallato dalla gran parte della popolazione, con buona pace degli esperti traforatori alpini e della rete di appalti assegnata, in quello che è stato inaugurato e declamato il primo giugno 2016, il più lungo e tecnologicamente avanzato tunnel a doppio transito del mondo e di cui la Svizzera tutta ne va orgogliosamente fiera, essendo consapevole della qualità e serietà di cui può pregiarsi in tema di grandi opere, e non solo.

Non sono ovviamente mancati accurati studi di fattibilità e ricerche programmatiche antecedenti l'anno di inizio lavori (2007), nel perseguimento della migliore realizzazione con il contraddistinto marchio di garanzia elvetica in termini di prestazioni e sicurezza. L'inchino che la Svizzera ha reso all'Europa verso la chimera della competitività economica, si traduce in un vero gioiello di avanguardista ingegneria sotterranea, allestito con ogni sorta di predisposizione di sicurezza di alta fattura tecnologica e dove il connubio tra alta velocità (250 km/hr), e merci spesso pericolose (GPL, acido solforico, propilene, zolfo liquido, benzene, ammoniaca, cloro, toluolo, munizioni, sono solo parte dei contenuti altamente pericolosi "conosciuti"), viene costantemente monitorato attraverso il centro esterno di Bodio (BZ), al fine di prevenire ed intervenire tempestivamente in presenza di potenziali anomalie prontamente segnalate, potendo inoltre avvalersi degli appropriati mezzi di intervento su rotaia.

Il futuristico serpentone da e per il Gottardo, con la mole di predisposizioni di sicurezza e monitoraggio, cessa la sua utilità e il suo ricercato fine, non appena ci si approssima all'italico confine. Pare infatti di accedere ad una realtà parallela ed opposta, una dimensione dove tutti i criteri fin qui adottati, cedono il passo alla totale noncuranza e approssimazione. Se è vero che l'articolato progetto del tunnel di base del San Gottardo, comprende ulteriori due gallerie, a nord della Svizzera (Loetschberg - 34 km), e a sud (Monte Ceneri - 15 km, la cui ultimazione è prevista nel 2020), proprio per poter mantenere i parametri di sicurezza e velocità prefissi, è altrettanto vero che già dal vicino Gambarogno, gli stessi criteri cessano repentinamente di sussistere, così come il coinvolgimento popolare per quanto riguarda il versante italiano.

Benché in Italia non sia prevista una politica referendaria incline alla democrazia diretta come avviene in terra elvetica, non è evidentemente contemplata nemmeno la semplice informazione dovuta al Cittadino, che si trova inesorabilmente coinvolto e calato in un nuovo inquietante contesto, dalle innumerevoli, non proprio felici, ripercussioni.

Sebbene a partire dal 2010 siano state svolte a Luino rare conferenze ed incontri a tema, le stesse non hanno avuto un richiamo appropriato e soprattutto, il leit motiv veicolato si atteneva al merito e prestigio che Luino e dintorni avrebbero riscosso dal passaggio di AlpTransit, soprattutto in termini di paventato incremento turistico determinato dal trasporto civile, che peraltro risulta di entità numerica decisamente inferiore rispetto al transito dei convogli merci (30/90).

Enorme lo stupore inoltre, nel non averne trovato alcuna traccia e riferimento, nemmeno all'interno del programma elettorale della giunta in carica, che riportava solo indicazioni sulle opere di variazione alla viabilità urbanistica prive di riferimento al tema.

Ci siamo quindi trovati in grande difficoltà nel reperire le informazioni più appropriate ed inerenti i quesiti che a parer nostro, risultavano prioritari nella loro analisi e risoluzione.

Non risultavano studi idrogeologici sull'adeguatezza morfologica del nostro territorio che già si è prestato a ricevere buona parte dei 75 milioni di tonnellate fuoriusciti dal vicino tunnel del Gottardo e il cui considerevole incremento è previsto e determinato in 1.100.000 spedizioni entro il 2020, per una non sempre stabile ripartizione delle relative quote, che sembra per il momento essere stata definita numericamente in 120 transiti al giorno, contro i circa 50 antecedenti l'inizio dei lavori dello scorso mese di giugno.

Abbiamo ricevuto segnalazioni circa lo stato di manutenzione della nostra vecchia tratta a binario unico, che ha visto il suo nascere nel 1882, pensata e dedicata al solo uso civile in quel che era divenuta una nota "passeggiata sul lago con veduta panoramica dal finestrino", riscontrando quanto la stessa risultasse piuttosto degradata, con presenza di arbusti discendenti dalla costa boschiva, cavi pendenti e traversine rotte. Lo stato del vecchio ponte in prossimità dell'area Ratti presentava e presenta evidenti crepe e approssimativi rattoppi.

Abbiamo monitorato la velocità dei convogli che risultava variabile e non sempre nei limiti previsti degli 80-90 km/hr, verificando di sovente quanto l'attrito scaturito dal sistema frenante, risultasse preoccupante e non solo fastidioso in termini acustici per gli edifici abitativi in prossimità della linea. Quanto però si rivelava a noi più allarmante, era la quasi totale assenza di indicazioni in termini di garanzia di sicurezza e attuazione della stessa, se non per la presenza ed esplicazione del piano di protezione civile riportato sul sito del comune. Un piano molto ben articolato ma sprovvisto dei mezzi consoni alla sua applicazione.

E' del febbraio 2016 il grido di allarme di un rappresentante del corpo dei Vigili del Fuoco (Massimo Isgrò'), che denunciava la suddetta preoccupazione, in assenza di mezzi e predisposizioni adeguate nell'affrontare situazioni di pronto intervento che non possono certamente essere scongiurate ed eluse. Non sono infatti mancati nel corso degli ultimi anni, episodi riconducibili a fuori uscite di materiale pericoloso dalle cisterne in sosta presso la nostra stazione in attesa dei cambi (gli ultimi avvenimenti risalgono alle scorse settimane a Chiasso e Trieste), principi di deragliamento (Maccagno), anomalie avvenute in galleria (Porto Valtravaglia), e queste sono solo parte delle situazioni che hanno avuto risonanza mediatica e dove, per grazia ricevuta, non si sono avute nefaste ripercussioni che sarebbero risultate deleterie, considerata inoltre la totale assenza di piani di evacuazione di emergenza e le relative indicazioni al Cittadino sulle modalità nel far fronte in maniera funzionale ad eventi di genere, ipotizzandone ovviamente una portata contenibile.

La nostra mirata sollecitazione affinché il tema fosse affrontato dettagliatamente ed esposto alla gran parte dell'ignara cittadinanza, ci ha visto impegnati nella pubblicazione di svariati articoli sulla stampa locale, ivi compresi eventi e conferenze stampa, impegno che ha finalmente trovato buon riscontro, seppur tardivamente, nella creazione di un tavolo tecnico al quale siamo stati invitati a prendere parte, insieme ad alcuni preziosi e preparati interlocutori locali.

Abbiamo sempre ritenuto fondamentale l'interazione con tutti i sindaci dei comuni coinvolti dal passaggio di AlpTransit, affinché fosse possibile creare un fronte comune nell'affrontare le varie tematiche annesse e le migliori strategie risolutive che a quanto pare, nel corso degli ultimi dieci anni non sono state appropriatamente considerate.

Tralasciando le varie ripartizioni economiche tra gli attori coinvolti, dove già si evidenziano imponenti mancanze, e che tuttavia determinano il miglior approntamento della linea, siamo lieti che le particolareggiate istanze emerse dal tavolo suddetto, siano state considerate e poste in essere coinvolgendo gli altri sindaci; auspichiamo possano essere effettivamente applicate a vantaggio del territorio e dei suoi abitanti e che i tempi stretti in cui si è deciso di intervenire, siano sufficienti per un'idonea esecuzione comprensiva dei collaudi necessari.

Non possiamo di fatto chiudere gli occhi e sentirci esentati da quanto avviene su scala nazionale, dove l'indagine denominata "Amalgama" sta facendo luce circa la corruzione nel sistema delle grandi opere infrastrutturali, verso cui oggi risulta maggiormente proficuo investire rispetto al canonico mercato dei titoli, trattandosi di investimenti privi di richiesta di domanda e dove troppo spesso assistiamo ad esiti dannosi, tradotti in crolli e cedimenti strutturali o disparati malfunzionamenti, resi possibili dai giochi di sponda tra le grandi imprese coinvolte, dove forniture e manodopera scadenti in congiunzione a tempi celeri di esecuzione, si traducono in un reale e concreto pericolo per persone e territori.

Non di meno e seppur confermato il posizionamento di manufatti rotabili adeguati e sistemi di allarme, non possiamo escludere anomalie originate da differenti causalità, attinenti ad esempio a cedimenti del sottosuolo sottoposto alle numerose vibrazioni esercitate dai convogli merci, la cui lunghezza sarà pari a 750 mt fino al raggiungimento di 1 km x 4 mt di altezza, in un territorio ad alta incidenza di frane e smottamenti, meteorologicamente sensibile a piogge torrenziali che seguono periodi aridi, trombe d'aria, il tutto in prossimità di edifici abitativi che come già denunciato recentemente, subiscono ripercussioni strutturali, strade frequentate, spiagge, ivi incluso il nostro già sofferente Lago e tralasciando il fastidioso aspetto acustico che seppur presente, non determina potenziali rischi altrettanto minacciosi se non relativamente all'economia turistica locale, presumibilmente in fuga da quelli che furono i nostri ambiti luoghi romiti e ameni.

Ci interroghiamo sulla reale valenza primaria da noi sposata circa l'alleggerimento del traffico merci su strada, retorica paradossale quando per poter ottemperare alle svariate richieste locali, non si avrà di certo una riduzione dei piccoli trasportatori, a meno che non ci si voglia approssimare in un percorso che preveda frange, bretelle percorribili su rotaia. Stessa valutazione riguarda la millantata velocizzazione del traffico ferroviario reso possibile fintanto che si percorrono i tunnel ma che dal Gambarogno a Genova, viaggiando a cielo aperto in totale assenza di adeguate garanzie che la possano consentire, perde nettamente di efficacia.

Il punto focale verso il quale ci sentiamo di fare impopolare leva, riguarda l'innegabile distorsione politica se si considera l'antitesi con la tutela del bene comune asservito ai dettami del profitto mercificato, posto come stella polare dell'esistenza, riflesso di un'umanità in declino che ha già perso il senso del bello e della sua preservazione... ma tant'è... siamo entrati in Global Class.

La cittadinanza svizzera non cessa di porsi domande rispetto all'avvento dell'opera ciclopica, evento in parte anelato ed ambito per il prestigio tecnologico offerto alla Confederazione, ma altrettanto temuto per i rischi impliciti alle bretelle direzionali non ancora ultimate e all'incombente super traffico che l'avidità delle lobby coinvolte, non consente di rendere graduale.

Entro il 2020 il traffico dovrà essere imperativamente a pieno regime e poco importa se il Consiglio Federale nel 2013, sosteneva di marginale importanza l'investimento delle linee a sud delle Alpi, adattamento previsto solo entro il 2045.

Nasce in questo contesto il Comitato Pro San Gottardo che ha come fine la sensibilizzazione popolare attraverso una raccolta firme on-line ( www.change.org/p/alptransit) e su strada, per l'accelerazione dei tempi di approntamento, puntando al 2030/35. La mobilitazione è condivisa da diversi fronti politici elvetici che pongono l'attenzione sulla valenza internazionale del collegamento, invitando il fronte tedesco e italiano a condividerne la percezione soprattutto relativamente all'aspetto economico ma anche producendo dati certi sui controlli della merce proveniente da sud, sulle procedure di sicurezza e garanzie di pronto intervento non ancora fornite dall'Italia.

Dai dati raccolti, apprendiamo che nelle casse svizzere in questo solo anno di attività del nuovo tunnel, si è ottenuto mezzo miliardo di FrCh di risorse in ritorno, verso cui il Comitato pone l'attenzione per l'ultimazione delle linee secondarie. Ci chiediamo quale sia l'introito sino ad ora recuperato e previsto per il futuro nelle casse italiane e quale, se esiste, il beneficio economico per i Comuni coinvolti e/o da cosa siano determinate esattamente le cosiddette opere di compensazione che spesso abbiamo trovato sommariamente citate nel materiale da noi esaminato.

Mossi dall'interesse nel capire se l'ultimazione delle bretelle svizzere avrebbe potuto comportare per noi una riduzione del traffico merci previsto sulla nostra tratta, abbiamo incontrato un esponente del Comitato che sebbene non ci abbia potuto assicurare quanto richiesto, nemmeno l'ha potuto escludere. La nostra attrattiva verso l'approfondimento avuto con il gentile interlocutore elvetico, studioso ed esperto delle grandi opere ferroviarie e che avremo il piacere di invitare a Luino per la presentazione dell'ultimo dei suoi libri su AlpTransit ("L'asse ferroviaria del San Gottardo" - Remigio Ratti), verteva inoltre sul reperire informazioni aggiornate rispetto a quella che sin dall'inizio delle nostre indagini, riteniamo essere la sola alternativa possibile volta a scongiurare ogni sorta di preoccupazione e allarme nel nostro territorio e che sebbene sia stata posta in esame per lungo tempo, è stata in seguito repentinamente abbandonata. Intendiamo riproporla e incentivarne nuovamente l'attenzione, in un coinvolgimento popolare e dei rispettivi sindaci interessati sul versante italiano e del limitrofo Gambarogno, quest'ultimo già promotore per lungo tempo della stessa e che purtroppo ne ha recentemente abbandonato il perseguimento, avendo ricevuto risorse tali dal poter garantire consoni adeguamenti che vorremmo, quantomeno, fossero agevolati anche da noi.

Esiste infatti un particolareggiato studio elvetico compiuto dall'Associazione Traffico e Ambiente di Zurigo (ATA), che riferisce la fattibilità di un ulteriore galleria che attraversa il Monte Tamaro, da destinare al preoccupante traffico merci fuori tunnel che giunge a noi. Gli studi in merito ipotizzano tre soluzioni che sebbene liberino il Gambarogno dal passaggio dei convogli, questi verrebbero destinati in ogni caso a Luino.

Nei piani del nuovo assetto ferroviario internazionale infatti, Luino svolge un ruolo decisivo, essendo stata predestinata quale piattaforma di scambio tra nord e sud delle Alpi; una sorta di deposito di materiale perlopiù estremamente pericoloso, ad alto rischio infiammabile ed esplosivo, in stazionamento sui binari in attesa di proseguire a nord o sud.

Ritenendo di interpretare le comuni preoccupazioni di gran parte della cittadinanza informata in misura appropriata, desideriamo venga rivalutata la suddetta possibilità, considerandone differente traiettoria che possa escludere Luino dallo snodo intermodale cui è stata destinata, mettendo in protezione tutto il delicato versante Lago che accoglierebbe unicamente il transito civile, mantenendo inalterato e rispettando i parametri di concepimento della linea.

Dal canto nostro, come semplici Cittadini Attivi sul Territorio, ci adopereremo nell'affiancare il buon fine del lungimirante progetto, potendo avvalerci della preziosa collaborazione dei nostri PortaVoce 5 Stelle in Regione e in Parlamento, cosí come già sta avvenendo e attraverso la quale confidiamo di poter a breve dare conferma circa l' acquisto da parte di Regione Lombardia, di un mezzo antincendio bimodale, richiesto la scorsa settimana dalla nostra Rappresentante Consigliera Paola Macchi, nonché riportare il congruo resoconto dell'interrogaziome parlamentare presentata lo scorso mese di giugno dal nostro Rappresentante Deputato alla Camera Cosimo Petraroli, riguardante in prevalenza i punti qui citati su sicurezza, natura merci, quantità e frequenza dei transiti comprensiva della relativa ripartizione giorno/notte, ecc.

Sebbene l'eventuale programmazione ed esecuzione del tunnel del Tamaro non possa compiersi in breve tempo, desideriamo concludere con una riflessione tesa al richiamo di una più attenta e necessaria salvaguardia del Territorio a beneficio soprattutto delle future generazioni, considerando inoltre i nuovi accordi tra Svizzera e Cina, dove la nuova Via della Seta non potrà che far aumentare l'incidenza del traffico su rotaia, determinata altresì dall'allettante ubicazione dei nostri porti di Mare che saranno sempre più' assediati, e non solo al fine di consentire ideali traiettorie marittime per scambi commerciali.

L'ennesima sconfortante notizia riguarda il recente accordo stipulato con la Gronda e che consente il deposito nel mar Ligure di 9 milioni di mq di detriti. Quale dunque l'entità e lo stato di conservazione di queste "inconoscibili" ulteriori sostanze all'interno dei convogli in transito?

L'accorato appello è rivolto al nostro sindaco, nel ricordo del progetto Tamaro tanto caro a suo papà, perché voglia emularne seguito e fine, lasciando il più importante e fondamentale dei progetti del suo operato, ben oltre le belle aiuole, aree pedonali, parco a Lago e piste ciclabili in programma. Confidiamo in lei... Nel frattempo godiamoci questi ultimi mesi di tranquillità in sicurezza, pregando intensamente Madonna Pellegrina, Santi e Dei...

Alessandra Marangon

AttiVisti Luino 5 Stelle


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