Magazine Cultura

L’ideologia ostile

Creato il 01 febbraio 2017 da Cultura Salentina

1 febbraio 2017 di Titti De Simeis

L’ideologia ostile
Tycoon’: termine di origine giapponese derivante da ta ‘grande’ e chun ‘dominatore’. Tradotto assume il significato di ‘magnate, personaggio di potere e autorità’. Così viene definito Donald Trump, il nuovo presidente degli Stati Uniti. Facoltoso imprenditore, attivo promotore dell’economia statunitense che, nella sua personalissima ed originale campagna referendaria, ha saputo prendere ‘per la gola’ milioni di lavoratori e disoccupati con promesse di roseo futuro e celestiali guadagni. Demagogia? No, un semplice e banalissimo calcolo di chi conosce la forza del denaro e gli effetti trascinanti su chi ne ha molto poco. In altre parole: il voto in cambio di una nuova vita, alla luce di molta ricchezza. E l’America ha ceduto. Ma i tempi delle bandiere e della vittoria sono finiti, siamo passati ai fatti. E il fatto peggiore, in questi giorni, è l’incredulità del mondo intero, atterrito dinanzi a sterzate impensabilmente suicide ed omicide al contempo, sulle strade americane, da parte della nuova presidenza.

Un testacoda, per meglio dire, che sta mietendo dissensi e imbastendo una vera e propria psicosi. Le immagini corrono sugli schermi e su Internet: gli aeroporti hanno vissuto momenti di panico vero e proprio, cittadini americani di nazionalità ‘bannata’ sono stati fermati per ore (pur vivendo da sempre in America con casa, famiglia e lavoro) compresi i bambini, soli, con i genitori in ansia, ad attenderli fuori. Una ‘protezione insensata’ di fronte ad una bella fetta di mondo. Si è scatenata una sommossa contro i muri di Trump, fisici e non, e contro il muro granitico della prepotenza, del potere smisurato, di un ordine esecutivo che non dimostra rispetto neanche per le leggi interne al sistema e che intima ai funzionari del Dipartimento di Stato in disaccordo con le decisione del Presidente: ‘O rispettate il programma o andate via’. Laddove il solo avere obiettato una decisione presidenziale è, di per sé, sintomo di un insolito e indiscutibile squilibrio nazionale. L’America, il Paese della libertà sconfinata, rischia di essere piegato dallo scudiscio di un uomo con le tasche stracolme del lasciapassare più infame che esista e che gli ha aperto, e continua ad aprirgli, le porte in ogni dove. Ormai gli sono tutti contro, uomini, donne, giovani, americani, europei e, in modo specifico, i Paesi della ‘black list’, definizione che ricorda, in modo terribile, i trascorsi mondiali da pochissimi giorni riportati alla memoria. Ahimé: il batterio del nazionalismo si era solo addormentato in cerca del punto debole e della riscossa ma, ormai, i segni del suo risveglio sono più che dimostrati. L’America, vittima e, oggi, anche carnefice della sua libertà vuole proteggersi, tenersi lontana da ogni ‘pericolo’ in arrivo, dalla minaccia dello straniero con, in aggiunta, atteggiamenti misogini, retrogradi e meschini.

Il tutto in un programma illuminato dalla stoltezza e dalla scarsa ‘cultura umana’, dall’ottusità di chi si nutre solo di se stesso. Per giustificare l’innalzamento vertiginoso delle sue frontiere, Donald spiega: “ Ci sono parecchi ragazzi cattivi là fuori (…), dobbiamo ripararci dalle ideologie ostili” e, mentre anche il Santo Padre si pronuncia preoccupato per il ritorno di dottrine naziste, l’indifferente Trump distribuisce lucchetti, chiavistelli e sbarramenti a gogo, ma con doverose eccezioni per i portatori sani di ricchezza. Un progetto intensamente ‘educativo’, non c’è che dire. Conseguenze? Un moto di ribellione indotto, un boomerang a colpo sicuro. Una miccia di breve durata. Una promessa di guerra, in ogni suo sinonimo e specificazione. Questo è lo scenario che il Presidente Trump ci sta presentando, procedendo incurante di come l’ordine esecutivo vigente potrà, invece, accrescere i sentimenti anti americani, rovinando definitivamente i rapporti con i Paesi solidali nella lotta contro il terrorismo, in particolar modo quelli ‘banditi’ dalle nuove normative. Da sempre ogni divieto ingiusto diventa, per la libertà di chiunque, una sfida, una rivoluzione a testa bassa. Ed è paradossale scoprire come, oggi, si ribelli anche chi ha votato a favore del neo eletto, magari per inerzia o per ‘scelta obbligata’ (il contendente non era granché meglio), o per scommessa di un cambiamento deciso. Un’elezione che vale come una pugnalata nella pancia, una sorta di atto terroristico legalizzato. Con tanto di festeggiamenti all’eroe della nuova America. Forse non si immaginava che le minacce elettorali (definirle promesse sarebbe da incoscienti) sarebbero state mantenute ma, les jeux sont faits! Ecco che, ora, quella stessa America sta riaprendo gli occhi, passati i fumi della sbornia inizia a vederci chiaro. Ed ha paura. Si sta accorgendo di un errore, un abbaglio imperdonabile, senza dubbio.

Ci si è svegliati nell’odio, e si andrà verso un odio sempre peggiore. Intanto l’opposizione lievita, tra licenziamenti dittatoriali e ulteriori minacce. Ma, contro l’America, saranno ben altre le insidie: davvero il nostro Donald crede che l’intelligence terroristica si fermi davanti a tutto ciò? Un’organizzazione con insediamenti insospettabili in ogni angolo di mondo è già al lavoro per beffarsi delle tutele Trumpiane e delle barriere geografiche. Ce l’ha fatta tante volte, farà anche peggio ora, così sfacciatamente pungolata da tanto feroci provvedimenti: un divieto che diviene partita aperta in una sequenza infinita di stermini a tiri incrociati. Il seme è stato sparso già da tempo, le basi da cui operare sono ben salde all’interno dei confini e vivono di strategie sottilissime e insospettabili: una bomba innescata e in countdown. Quella che sventrerà il mondo in una guerra senza trincee e senza difese. Una guerra già iniziata e i cui assaggi sono nulla rispetto alla portata finale.


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

Magazine