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L’Illettore: una confessione di Hermann Burger

Creato il 28 luglio 2019 da Anncleire @anncleire
L’Illettore: una confessione di Hermann Burger Osservazioni cliniche effettuate in vari casi di trauma cerebrale permettono di affermare che la lettura non è un'attività globale dell'intero cervello, ne sono interessate solo determinate aree nella parete alta dell'emisfero dominante. Con la soppressione di queste zone della corteccia cerebrale il soggetto può perdere di colpo, parzialmente o del tutto, la capacità di leggere. Questa malattia viene chiamata alessia, cioè perdita della memoria delle lettere dell'alfabeto.

"L'illettore: Una confessione" di Hermann Burger è entrato nelle mie cose da leggere perché me ne sono innamorata durante una mia scorribanda nello stand de L'Orma Editore durante il Salone del Libro. L'Orma è una delle mie case editrici preferite, perché non solo non mi delude mai ma riesce ad unire competenza, accuratezza e originalità. E anche in questo caso colpisce nel segno.

Rinchiuso in una misteriosa e metafisica gattabuia, un uomo, affetto da uno strano morbo che gli impedisce di leggere i libri e di decifrare i segni del mondo, cerca la guarigione nel rapporto epistolare con una radiosa principessa, vestale dei classici letterari di ogni tempo. In sette vertiginose missive l'"illettore" racconta la propria vita come una "morte apparente". La narrazione, pagina dopo pagina, si trasforma in terapia per riaffacciarsi alla speranza e all'immaginazione, un percorso capace di regalargli infine l'euforia della convalescenza. Libro ossessionato dai libri, corso intensivo per lettori convulsi e dissennati, questo romanzo è un viaggio all'interno di una miniera oscura, ricca di frasi e immagini lucenti, sfaccettate ed enigmatiche come pietre preziose. Allucinato esperimento su "quanto in là si possa andare nello spingersi troppo in là", la confessione di Burger è anche - come rivela il breve saggio autobiografico che chiude il volume - il documento unico di un'esperienza di depressione clinica, un ironico "tentativo di sopravvivenza in prosa" scritto contro l'oblio: "Lo scrittore non dimentica mai, serba rancore in eterno".

Burger parte da una sua condizione esistenziale per raccontarne un'altra, che sembrerebbe non esistere ma che invece racchiude il mal di vivere di un intero gruppo. Possiamo certamente considerarla una metafora per una condizione più ampia, ma è l'immagine che atterrisce ogni lettore consistente, che prova nei confronti della lettura un amore viscerale e irrinunciabile. L'illettore quindi non è chi non legge e basta, ma chi prova una sorta di rifiuto e di ribrezzo per qualsiasi tipo di parola scritta. L'illettore è colui che rifugge i libri, il peso della carta, l'inossidabile sensazione di pace che può regalare lo stare in una qualunque posizione comoda con un volume aperto in grembo. Trattandosi di un romanzo epistolare e a senso unico, si potrebbe avere la sensazione di trovarsi in un libro un po' sconclusionato, una raccolta sparsa di sentimenti che mancano di logica e di rigore. Invece Burger nella sua corrispondenza con l'eccelsa signora dei libri, descrive minuziosamente la sua malattia, con i suoi sintomi e il suo lento aggravarsi, e naturalmente come cerca di curarsi. La sua è una condizione spinosa, una depressione che lo trascina verso il rifiuto di qualsiasi tipo di attività intellettuale, uno stato di prostrazione che lo porta ad abbandonarsi ad attività che estinguano la sua voglia di lasciarsi andare. Ma la Signora di Blankenburg, la Lettrice, l'esperta dei fabbisogni del protagonista, non è una che si da per vinta e non chiude gli occhi di fronte alla perdita di un'esigenza così forte come quella delle lettere. La Principessa non è solo altro da lui, ma è anche la sua fonte di salvezza. Non ci si può salvare da soli e non ci si può neanche rinchiudere in una prigione di solitudine e incapacità. Burger si proclama un illettore non la stessa sicurezza in cui ci si proclama raffreddati. È capace di ricostruire minuziosamente la sua condizione e tutti i tentativi di recuperare le forze e la vita tra i monti dello Wildstrubel e Spillgerte, tra le alpi svizzere, i boschi, l'aria fresca e una biblioteca immensa, che diventa un santuario, un luogo di culto, prima di essere un sanatorio. I riti, consolidati dall'abitudine e dall'attitudine al rigore della Principessa, diventano una professione di fede per la letteratura, l'incedere verso il successo di una ripresa apparentemente impossibile. La parabola della malattia diventa il pretesto per sviscerare non solo la malattia ma anche la cura, ma soprattutto i segreti custoditi dalla biblioteca di Blankenburg.

Il particolare da non dimenticare? I fiori di Bach...

L'illettore è il ritratto di un viaggio, attraverso i meandri più reconditi della mente umana, per sopravvivere ad una vita che sembra consumare ogni fibra nervosa. Una malattia che sembra consumare tutto, un sentimento che supera tutto, anche i confini di una biblioteca che è la porta per arrivare dove noi non osiamo neanche immaginare.

Buona lettura guys!

L’Illettore: una confessione di Hermann Burger
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