Ma sono soprattutto i personaggi che si muovono nel libro a conquistarci: Metello Aquila, il legato, perfetto esemplare di romano depositario di quella virtus e di quei valori che fecero Roma Caput Mundi, ma anche curioso e scevro da preconcetti che lo porteranno a conoscere e sposare le filosofie e le tecniche di meditazione orientali; il gruppo dei legionari, tutti ben caratterizzati e memorabili; Daruma, il mercante indiano, misterioso e coraggioso; l’imperscrutabile e “strano” Dan Qing, imperatore in esilio e depositario di un terribile segreto; la bella e pugnace Yun Shan, sorella di Dan e innamorata di Metello; il cattivo di turno, l’usurpatore Wei, accecato da un dolore immenso e da una sete di vendetta terribile. Forse l’approccio con il misterioso mondo della Cina del III secolo risente di certa filmografia (La foresta dei pugnali volanti, La battaglia dei tre regni, Hero) in cui si dà libero sfogo a scene di duelli e battaglie che sembrano quasi inverosimili, e dunque fa storcere il naso ai soliti detrattori di Manfredi, accusato di un taglio letterario quasi infantile e sicuramente semplicistico, ma qualcosa si può pur concedere, no?! La storia, nel suo complesso, è comunque solida e credibile, anche se forse il finale, dopo la lunga parte centrale, ricca di descrizioni approfondite, minuziose e precise, tanto da apparire magari un po’ pesante e, a taluni, noiosa, avrebbe forse richiesto una più approfondita e corposa disamina. In conclusione, siamo di fronte ad un romanzo che riesce a tenere avvinti, dalla prima all’ultima pagina, sia gli appassionati di storia e di Manfredi che quelli che amano avventure e racconti in cui la fantasia può comunque giocare un suo ruolo importante e non trascurabile.