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L’incredibile e triste storia di X., truffato da Cardellicchio: “Sono amareggiato”

Creato il 07 luglio 2011 da Radicalelibero

L’incredibile e triste storia di X., truffato da Cardellicchio: “Sono amareggiato”
DO YOU remember Sunset One, l’impresa evanescente di distribuzione di lavoro a piene mani che, poi, si è rivelata essere l’ennesima impresa individuale dai confini indefiniti? Stato Quotidiano se n’è occupato non molto tempo addietro, con testimonianze dal vivo di ragazze letteralmente imbrogliate. Loro che, alla ricerca di una mansione, erano sbarcate nel magico mondo di Flavio Cardellicchio (sede: Via Michelangelo a Foggia) rispondendo ad annunci on line del tutto fuorvianti. Commesse, addette alle risorse umane, impiegate in amministrazione tutte dirottate verso mansioni di vendita porta a porta di contratti per la fornitura di gas.
LA STORIA DI X - Ebbene, Cardellicchio non solo continua ad operare. Ma, soprattutto, i suoi annunci continuano a mietere vittime innocenti. A Stato, si è rivolto, sua sponte, un ragazzo. Non gli va di metterci la faccia. Comprensibile. In un mondo di caimani, dove il lavoro è un ricatto e la preparazione culturale un limite, preferisce non rischiare. Ma vuole uscire allo scoperto, far capire che non sono soltanto le donne ad essere truffate. A differenza delle testimonianze precedentemente raccolte, quella della nostre fonte attuale diverge per la strada scelta. X. ha deciso, infatti, di dare un’opportunità alla Sunset. Nel senso che, non spaventato – ma sorpreso – si è fatto caricare in macchina nel corso della “giornata preparatoria”. La fantomatica selezione sul campo, insomma.
“UNA FREGATURA TREMENDA” - X. ci racconta tutta la gionarta tipo di un aspirante cardellicchiano. La sintetizza ironicamente con un: “Fregatura tremenda ragazzi. Che buco in testa”. Ad illuso, poi, lui si era anche illuso. Leggendo quegli annunci sul web, prendendo contezza di una società che, cercando così tante mansioni, allora sì che forse realmente aveva scelto di investire su Foggia. Di portare liquidi per mettere alla prova una comunità sfasciata.
IL COLLOQUIO - “Trovo questo annuncio come adetti magazino e commessi/e”, esordisce. Vola basso insomma, quasi a voler esorcizzare il pericolo di un imbroglio. “Con i tempi che corrono – racconta – è grasso che cola. Poi ho necessità di lavorare”. Così spedisce il curriculum. Il cerchio è chiuso, il cammino attivato. “Mi contattano e mi dicono di fare un colloquio con loro in giornata stessa, accetto e vado all’indirizzo che mi hanno assegnato Viale Michelangelo 17. [in realtà è lo stesso per tutti. Dicendo "assegnato", lasciano credere di avere anche altre filiali che, ovviamente, non risultano, ndr]“. X monta in auto dal paese in cui risiede: “Vado a fare il colloquio”.
“VIENI DOMANI” - La solita fredda cortesia, il solito ufficio anonimo ed incompleto. Entra al cospetto del selezionatore che, chiaramente, non ha bisogno neppure di capire e di sapere le esperienze professionali del giovane. “Mentre parlavo mi sono accorto di una cosa; il tizio che parla con me gira il curriculum, non lo spia per niente e va al sodo”. E’ la fase irretimento. “Mi dice – si scusa X. dicendo che non esistono altre parole – una marea di cazzate a tutta velocità e non ci capisco niente”. Già, non ci capisce niente. Perché Cardellicchio non dice niente. Tanto che, quando chiede conto delle mansioni, riceve risposte evasive. “Domando che prodotti trattano, lui cambia argomento dicendo solo che ci sono 6 posti vuoti quali 2 commessi/e 2 per magazzino e altre 2 che non mi ricordo”. Così “insisto”, si arrabbia X. e di fronte all’insistenza, la risposta è preconfezionata: “Vieni domani a fare la prova e vedi i prodotti che dovrai trattare”.
EMICRANIA - Ma la sorte è malandrina. X. è colto da emicrania, prova a stringere i denti, non ce la fa a mettersi in macchina. Chiama la Sunset One, sposta di un giorno la prova, loro accettano, lui richiude e si insospettisce. Troppa disponibilità, insomma. Ma anche per telefono tenta di approcciare. Prova a chiedere alla centralinista dell’impresa di capire. Vuole evitare di fare il pendolo a vuoto. “Chiedo di cosa mi dovrò occupare”. La risposta è di quelle sibilline: “Segreto professionale”. Segreto professionale? Strano che ci si appelli al segreto professionale nei confronti di una persona che cerchi di allocare presso la tua impresa.
CAPIRE CHE COSA CI SIA SOTTO - Scatta il meccanismo del sospetto. Le certezze, sfumate in cautela, divengono dubbio aperto. “Da qui mi sono reso conto che si tratta di una truffa bella e buona” sbotta. Ma X. non demorde: “Mi presento il giorno dopo con un solo scopo: capire cosa ci fosse sotto”. Pochi giorni fa, così, di buona lena, si presenta in Viale Michelangelo. Sono le 8.30 del mattino. “Mi danno un foglio da firmare, una liberatoria in cui è descritta la prova, che veniamo affiancati ad agenti e che siamo tenuti a rimanere con loro fino al termine della giornata”. Ovvero, per dieci ore di filato – le 18.30 -. Grazie a quel fogliaccio, X. scopre non solo di essere inchiodato per il resto della giornata. Ma, soprattutto che potrà essere condotto fuori dal limes cittadino e, soprattutto, che la Sunset One non è responsabile di nulla di quanto accada in quel lunghissimo lasso di tempo. “Ho il moto di andar via, mi indigno”. Ed invece, alla fine, la tentazione è forte. X, a Stato, rimarca: “Voglio andare fino in fondo, firmo il foglio e me ne vado con due ragazzi che mi fanno domande su titolo di studio ed esperienza lavorativa”. Ovvero, tutto quanto il selezionatore non ha fatto il giorno prima. X. capisce che è un trucco, mesto pour parlair. A nessuno, liddentro, interessa sul serio la sua esperienza. I suoi studi sono accessori di cui, comunque, si sarebbe disfatto presto. “Entro in macchina. Sono insieme con u ragazzo ventenne di un paese della provincia, anche lui disoccupato, anche lui in cerca di lavoro”.
IN VIAGGIO PER SAN SEVERO - Pochi istanti e “gli affiancatori imboccano la via di San Severo”. X si chiede che diavolo stia accadendo. “Non dico nulla per l’intero viaggio”. Nell’abitacolo cala il silenzio. Sono lunghi istanti di incomprensione. “Arriviamo a San Severo e ci fermiamo ad un bar poco prima dell’ospedale. Vedo che arrivano altri colleghi di questi due e altre due persone cadute in trappola che ancora non si rendono conto della situazione”. L’informalità serve per rompere il ghiaccio. i quattro ragazzi vengono invitati al bar, gli si offre un caffè. X. prende il coraggio a due mani e torna a formulare la domanda che rimbomba da due giorni: “Mi arrabbio, chiedo che cosa dobbiamo fare. Non eravamo certo finiti a San Severo per prendere un caffè!”. Questa volta, almeno, la soddisfazione della risposta: “Mi rispondono che lavorano per conto terzi. Mi fermo e li riconosco come agenti di commercio. Loro mi giurano e spergiurano che no, non è così, che: noi l’abbiamo fatto questo lavoro ma abbiamo lasciato. Ma – dicono – alla Sunset è diverso”.
NA TAZZURIELL E CAFE’ - Balle presto smentite dall’esperienza. Il vecchio metodo sperimentale non mente. X continua: “Rientriamo in macchina, ci dirigiamo verso Via Apricena, ci fermiamo. Scendiamo e uno di loro inizia a parlare con una persona riguardo contratti Italcogim gas e luce”. La luce si accende. “Vendono contratti! Questo il lavoro che devo fare? E che c’entra con il lavoro di commesso?” Probailmente, si trattava, nell’annuncio, di commessi viaggiatori, missi dominici, piccioni da messaggio.
LA RABBIA - X. ha quanto serve. Chiede “di riaccompagnarmi immediatamente a Foggia”. Ma sa ache di aver firmato un contratto che lo vincola per una giornata e che, se vuole farlo, gli tocca farlo di tasca propria. “Comunque, li minaccio di chiamare i Carabinieri, di denunciare tutti per truffa”. Non lo ascoltano. X. è testardo, scende dall’auto, va via. Racconta di essere stato “costretto a prendere il pullman”. Alla stazione, poi, “incontro un’altra signora che è stata truffata come me. Ci siamo incontrati poco prima al bar per il caffè”. Lei minaccia querele. Lui, giunto a Foggia, “prendo l’autobus per tornare alla mia auto. Me ne vado amareggiato da Foggia con in testa un martellante perché”. Domanda cui non sa rispondere. Poi chiede a noi: “Perché le persone fanno tutto questo? Noi giovani, poveri disgraziati senza lavoro, cerchiamo di farci un futuro e qui ci pugnialano alle spalle? Come facciamo a fidarci degli altri e come dobbiamo fare per cercare lavoro? Dobbiamo anche noi vendere contratti e prendere in giro altra gente?”.
Le domande sono irrisolte. X. va via, deluso, ancora alla ricerca di un lavoro che, di certo, è lontano da quel civico di Via Michelangelo, nel cuore di Foggia.



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