L’indagine Ue sul traffico di organi nel Kosovo della guerra

Creato il 12 dicembre 2014 da Retrò Online Magazine @retr_online

L’Unione Europea non ha intenzione di diminuire il peso delle indagini sulle uccisioni e il commercio di organi in Kosovo. Tali reati, perpetuati nella fine degli anni ’90, avrebbero coinvolto alcuni capi della guerriglia albanese dell’Uck – Esercito di liberazione del Kosovo – ai danni di serbi, rom, e kosovari di etnia albanese accusati all’epoca di collaborare con l’esercito serbo.
Alcuni ex leader dell’Uck coinvolti , sarebbero divenuti negli anni, veri e propri leader politici di spicco dell’odierno Kosovo. In primis il suo premier: Hashim Tahci
L’Ue ha deciso di rimpiazzare l’americano Clint Williamson con il procuratore, David Schwendiman per riprendere con forza le indagini su tali crimini di guerra. Nei mesi scorsi Williamson avrebbe incriminato solamente una decina di persone, troppo poche in base alle centinaia e centinaia di casi ritenuti sospetti.
L’obiettivo è quello di far luce sulle atrocità di quel conflitto serbo-albanese  che concluse nel sangue un decennio di guerra e orrore che pervase l’intera area dei Balcani.
Per comprendere al meglio la questione, è necessario andare indietro di qualche anno, fino al dicembre del 2010, anno in cui il Consiglio d’Europa rese pubblico il fascicolo riguardo il traffico di organi avvenuto, secondo il rapporto Ue, durante quei giorni di guerriglia.
L’accusa fu alquanto clamorosa. L’allora capo del governo del Kosovo Hashim Thaci venne accusato di essere il boss di un racket, iniziato durante la guerra del Kosovo, con finalità illecite nel traffico di organi, armi e droga – principalmente eroina – verso l’Europa dell’Est.
Tale rapporto, con principale ideatore Dick Marty, nel 2010 deputato elvetico all’Assemblea Parlamentare del Consiglio,  chiuse due anni di indagini e collaborazioni con fonti di Fbi e diversi servizi di Intelligence.
Alcuni sottoposti di Thaci, Secondo Dick Marty, fecero parte di una precisa formazione dell’Uck denomonata «Gruppo di Drenica», capeggiata proprio dal primo ministro kosovaro, specializzata in sequestri di persona con fine ultimo il traffico di organi.
Già nel 2008, l’ex procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia Carla Del Ponte denunciava nel suo libro “La caccia. Io e i criminali di guerra” il presunto prelievo di organi da più di 300 persone deportate dal Kosovo nel nord dell’Albania.
Numerosi indizi del rapporto Ue  portarono alla conclusione che «gli organi venissero estratti da prigionieri di una clinica in territorio albanese, nei pressi di Fushe-Kruje,20 km a nord di Tirana”. I prigionieri venivano freddati con un colpo di pistola alla testa. Dopodiché venivano asportati gli organi, sopratutto reni, poi venduti a cliniche private principalmente straniere.
Shaip Muja, anch’egli comandante dell’Uck durante gli anni della guerra, ebbe un ruolo rilevante nell’attività del traffcoo deii organi. Oggi Muja fa parte dello staff politico di Thaci, con competenze sanitarie.

la Serbia ha da sempre espresso grande soddisfazione per il rapporto Ue sul traffico di organi dell’Uck albanese. Bruno Vekaric, nel 2010 vice procuratore serbo per i crimini di guerra, giudicò la pubblicazione dei documenti, in maniera estremamente positiva. “Questo consentirà l’apertura di numerose inchieste sui traffici di organi in Kosovo e Albania, dove le autorità giudiziarie hanno ignorato per anni gli appelli a far luce su tale problema. Grazie all’aiuto del presidente, Boris Tadic, e agli sforzi continui degli organi giudiziari serbi, abbiamo conseguito la vittoria e abbiamo restituito la speranza alle famiglie delle persone rapite o dei dispersi ” dichiarò Vekaric.

Dal canto suo Pristina, rifiutò categoricamente  – e continuando a farlo – gli esiti del rapporto di Dick Marty, smentendone totalmente il contenuto.
Una nota governativa dichiarò le indagini “prive di qualsiasi fondamento”, vere e proprie “invenzioni” finalizzate a scredetare e infangare la reputazione dell’Uck e il suo operato. Thaci promise di attuare «tutti i passi necessari, compreso il ricorso a mezzi legali e politici» nei confronti dell’autore della relazione. Il comunicato governativo si concludeva con un appello a tutti i 47 Stati membri del Consiglio d’Europa, affinché «si oppongano con forza a questo documento diffamatorio».

In Kosovo nel 2014 , sotto spinta e sollecitazione economica dell’Ue e degli Usa, è stato istituito un Tribunale speciale internazionale  per processare presunti sospetti di traffico d’organi e di crimini di guerra La questione inutile dirlo, ha creato continui e accesissimi scontri tra favorevoli e forti oppositori alla creazione del Tribunale, quest’ultimi rifiutando qualsivoglia implicazione nei reati citati.
Il premier Thaçi, nell’aprile scorso commentava così: “La creazione del Tribunale è un’enorme ingiustizia verso il Kosovo e la sua gente. La nostra guerra era giusta e in linea con il diritto internazionale dei conflitti armati”. Dopo un acceso dibattito, il 23 aprile il Parlamento kosovaro ha approvato con 89 voti favorevoli e 22 contrari la legge di autorizzazione alla ratifica dell’Accordo per istituire il nuovo Tribunale.

L’Europa in questi giorni ha voluto, tramite l’incarico assegnato al procuratore statunitense David Schwendiman – curriculum d’eccellenza ed esperienza in crimini di guerra perpetuati in Bosnia e Erzegovina – dare un segnale forte dei suoi propositi. L’intento è quello di chiudere definitivamente un macabro libro, giungendo a una conclusione, che qualsiasi essa sia, avrà un sapore alquanto amaro e nessun lieto fine.

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