Fabrica è composto da un gruppo nutrito di personalità artistiche provenienti da mondi culturali e iconografici differenti; due talenti inglesi di questa innovativa officina artistica, Patrick Waterhouse e Walter Hutton, in piena filosofia del brand, hanno deciso di dar vita a una rivisitazione dell’illustrazione del testo italiano per eccellenza: la Divina Commedia. Benché la storia dell’iconografia dantesca sia costellata di nomi che appartengono al Parnaso della pittura – da Botticelli a Bosch, da Blake a Michelangelo – i due non si sono lasciati influenzare da certe letture scolastiche imposte (si trattava, anzi, della prima lettura per entrambi) né hanno preso a modello uno specifico indirizzo stilistico.
Ciò che appare agli occhi di chi sfoglia la cantica è dunque una dose di freschezza e un’estrema libertà nella rappresentazione: circa trecento figure si avviluppano su se stesse, descrivendo i versi incolonnati a fianco e non accompagnati dalla parafrasi, una scelta riuscita che permette al lettore digiuno di dantismi un’immedesimazione nel racconto tramite l’immagine più che la lingua. E’ chiaro che la cultura anglofona si accosti a questa cantica unicamente per le potenzialità immaginifiche che porta in nuce, escludendo da questo approccio visivo le riflessioni teorico-filosofiche e teologiche, costituite da uno degli apparati letterari più complessi per analogie e simbolismi.
Le illustra
Un disegno che potremmo definire quindi ‘fumettistico’ sottolinea, per contrasto, l’ingente quantità di sangue – si ricordi: ci troviamo all’Inferno – mai splatter, né molesta o fuori luogo. La gradevolezza del tratto, in realtà, stupisce per la modernità dei colori cupi ma vividi, che richiamano direttamente il Caravaggio della Morte della Vergine. È nel quinto canto, ad esempio, che da uno sfondo color crema emerge con prepotenza una figura sola, quasi indistinta: si tratta dei corpi nudi di Paolo e Francesca, abbracciati in una posizione sensuale ma con gli occhi sgranati, i cui petti sono trafitti da un’unica, lunga spada ormai intrisa di sangue. Il disegno si fa dunque commento, riversando nell’unione nell’aldilà il simbolo del trionfo dell’amore sulla morte e sulla punizione divina. Esattamente come accade nella rappresentazione del bacio di Giuda, il peggiore dei peccatori, in cui il tradimento è simboleggiato da una vipera che sfiora la guancia di Gesù, come fosse la lingua dello stesso Iscariota.
La complessità storica e mitologica dell’Inferno si trasforma dunque in un linguaggio visivo arguto, dai toni irriverenti e quasi pubblicitari; una rilettura in chiave moderna consigliata a entrambe le categorie: gli amanti di Dante e i neofiti.
Abbiamo parlato di:
L’inferno di Dante. Una storia naturale
Gruppo Fabrica (Walter Hutton, Patrick Waterhouse)
Mondadori – Strade Blu, 2010
350 pagine, brossurato, illustrazioni a colori – 22,90 €
ISBN: 9788804601418