L'inutile Alfredo

Creato il 04 gennaio 2012 da Pinky06

Sarà capitato anche a voi di incontrare un personaggio che non potete soffrire, che osservate nelle pagine di un libro, sulla scena con malcelato fastidio e vi chiedere cosa ci sta a fare, come può essere così cieco, irritante, inutile.  A un certo punto vi viene voglia di farvi avanti, scrollarlo, dirgli: - su, svegliati, puoi far meglio di così..
Ho scritto questo poche righe avendo in mente un  nome e un cognome: Alfredo Germont. Protagonista maschile de La Traviata, è  un giovane studente di buona famiglia,  dichiara il suo amore a  Violetta Valéry, donna di mondo, la più bella di Parigi,  il cui fisico è minato dalla tisi. La convince ad abbandonare la professione per ritirarsi in campagna in nome del sentimento puro che li unisce.
Vivono giorni meravigliosi, la donna rifiorisce conducendo una vita tranquilla, sembrano vivere l'uno dell'amore dell'altra. Il bel sogno si incrina il giorno in cui Alfredo si accorge che per mantenerli  Violetta sta vendendo i suoi gioielli. Annetta, la domestica della donna, lo confessa impacciata ad Alfredo. Il ragazzo,  ripreso contatto con la dura realtà, decide di recarsi in città e chiedere del dena ro al padre.  Il genitore rifiuta. Mentre il ragazzo prova a chiedere aiuto agli amici,  suo padre, Giorgio Germont, si presenta dinanzi a Violetta. Prima l'accusa di voler sfruttare il ragazzo.  Resosi conto che Violetta ha provveduto a mantenere entrambi, sposta le sue critiche sull'opportunità di una simile unione.  La sorella di Alfredo rischia di essere danneggiata da tale relazione dinanzi alla famiglia del futuro sposo. Alfredo  a che futuro può aspirare dopo che Violetta sarà morta a causa della tisi. Tanto disse, tanto fece  che Violetta disperata acconsente a troncare la relazione con Alfredo. Quando il ragazzo torna  a casa c'è un ultimo fuggevole incontro nel quale la donna dichiara di voler tornare in città e  gli si rivolge  invocando il suo amore  .... Amami Alfredo, amami come io t'amo.
Alfredo non capisce subito che è un addio. Torna anche lui in città, scopre che Violetta ha riprese a frequentare un conte. Ebbro di gelosia si presenta a una festa dove sono presenti entrambi. Sfida il conte a carte e vince una forte somma. Violetta gli dice di calmarsi, lui le chiede  se lei l'ama, vuole che lasci il conte. Lei rifiuta disperata ma ferma nel suo convincimento di fare solo il bene del ragazzo standogli lontano. Alfredo in uno scatto di rabbia getta ai piedi di Violetta il denaro appena vinto. Vuole umiliarla. Dice, davanti  a tutti, che così paga i servigi di Violetta.  La donna è affranta, non riesce ad aprir bocca, ferita dalle parole della persona che ama. Alfredo riceve il biasimo dei presenti compreso il padre, si allontana, parte per una serie di viaggi d'affari.
Violetta consuma velocemente la sua esistenza, sente di aver nulla per cui continuare a vivere. Le sue condizioni di salute si aggravano e Giorgio Germont impietosito richiama il figlio a Parigi  confessando  il ruolo avuto nel separare i due innamorati. Alfredo ritorna in tempo per dichiarare il suo amore a Violetta che spira tra le sue braccia.
Che dire di una storia come questa, già raccontata da Alexandre Dumas (figlio), ne La signora delle Camelie? Un dramma, figlio di equivoci, scarsa fiducia e pregiudizi.
Violetta è l'eroina disposta a sacrificare il suo amore per proteggere il suo innamorato da un sentimento che può distruggerlo socialmente. Sembra espiare dall'inizio alla fine  i suoi peccati, a tratti consapevole che non ci sarà una seconda occasione, una possibilità di essere felice  cerca nelle fatue risate, nel ballo, nella vita mondana  un modo per dimenticare. Pronta a rinunciare alla sua felicità, si arroga il diritto di decidere per entrambi pensando di fare il bene Alfredo. L'eroina romantica destinata a una fine precoce.
Alfredo? chi è Alfredo? Un ragazzetto viziato che dichiara il suo amore e pretende tutto. Non consapevole delle spese da sostenere per dar vita a un sogno. Pronto a chiedere aiuto a papà piuttosto che rimboccarsi le maniche. Non ha fiducia in   Violetta, la tratta come un oggetto appena si sente ferito. Le volta le spalle, si allontana e non la cerca più troppo impegnato a crogiolarsi nel suo dolore. Infine ritorna richiamato dal padre, non perchè è riuscito a scoprire la verità, le dichiara il suo amore, la vede chiudere gli occhi e fa poco altro. Una piccola inutile sagoma di cartone posata sul palcoscenico, si fa sbatacchiare dal vento e coltiva una ferocia crudele a cui non mi riesce di trovare giustificazioni.