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L’Italia ha i dati sull’aborto più bassi dell’Occidente

Da Stivalepensante @StivalePensante

Posted by Agostino Nicolò  16 settembre 2013  

Da un lato il dato in calo sugli aborti con un -4% rispetto al 2012 e un -54,9% rispetto al 1982, dall’altro il numero in crescita dei ginecologi obiettori di coscienza: +17,8% dal 1982. Rispetto gli altri paesi più industrializzati, poi, in Italia si registrano meno interruzioni di gravidanza.

(foto da mydailyroadtrip.wordpress.com/)

(foto da mydailyroadtrip.wordpress.com)

La relazione del Ministero della Salute sulle norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (194/78) è stata inviata ieri al Parlamento.

I medici obiettori di coscienza. A stupire è l’altissimo numero dei ginecologi obiettori in Italia che si rifiutano di praticare l’aborto. Si è passati dal 58,7% di ginecologi obiettori del 2005, al 69,2% del 2006, al 70,5% del 2007, al 71,5% del 2008, al 70,7% nel 2009 e al 69,3% nel 2010 e nel 2011. Si osservano notevoli variazioni tra regioni. Percentuali superiori all’80% tra i ginecologi sono presenti principalmente al sud: 88,4% in Campania, 87,9% in Molise, 85,2% in Basilicata, 84,6% in Sicilia, 83,8% in Abruzzo, 81,8% nella provincia autonoma di Bolzano e 80,7% nel Lazio. Dal 1983 al 2011 la percentuale dei ginecologi obiettori e’ passata dal 59,1% al 69,3%, con un aumento assoluto di 10,2 punti percentuali (pari a un aumento percentuale del 17,3%). L’unica regione ad avere tassi “fuori dal comune” è la Valle d’Aosta con un tasso del 16.9%.

Questo aumento è compensato, secondo il ministero, dalla diminuzione degli aborti, passati da 233976, nel 1983, a 111415 nel 2011, con una diminuzione del 54,9%. Dal 1983 il tasso dell’IVG è diminuito in tutti i gruppi di età. Tra le minorenni nel 2011 è risultato essere pari a 4,5 per 1.000 (stesso valore del 2010), con i livelli più elevati segnalati in Italia settentrionale e centrale. I dati preliminari indicano che nel 2012 sono state effettuate 105.968 interruzioni volontarie di gravidanza con un decremento del 54.9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’IVG (234.801 casi). Nel 2012, quindi, è risultato pari a 7.8 per 1.000, con un decremento dell’1,8% rispetto al 2011 (8.0 per 1.000) e un decremento del 54,9% rispetto al 1982 (17.2 per 1.000). Rimane alto invece, anche se si sta stabilizzando, il numero delle donne straniere che interrompono le gravidanza: ormai sono una su tre.

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Se da un lato, quindi, il tasso sull’IVG è sempre più in calo, dall’altro preoccupa l’aumento dei medici obiettori. Qui non si tratta di voler limitare la libertà dell’obiezione di coscienza, ma semplicemente sarebbe utile garantire a ogni donna la possibilità di accedere alla legge. Infatti, a preoccupare è il pensiero che questi insormontabili ostacoli scoraggino alcune donne ad accedere legalmente all’interruzione volontaria di gravidanza, “preferendo” magari eseguire aborti clandestini. 

“I dati reali, però, – spiegano dalla Laiga – si discostano notevolmente da quelli ufficiali riportati dal ministro, che non tengono conto dell’esistenza di una “obiezione di struttura”: in molti ospedali del nostro paese, infatti, i servizi per le interruzioni volontarie di gravidanza semplicemente non esistono, per cui i medici che lavorano in queste strutture, obiettori di fatto, non hanno alcun motivo di sollevare obiezione di coscienza, e vengono spesso conteggiati fra i non obiettori. In proposito, colpiscono le conclusioni della relazione: anche se un numero altissimo di ginecologi è obiettore di coscienza, poiché il numero di IVG/anno è più che dimezzato, il numero di non obiettori sarebbe congruo al numero complessivo di IVG. E’ evidente, invece, che le differenze abissali esistenti tra le varie regioni, riportate peraltro nella relazione stessa, rendono assolutamente non significativo il dato riportato su scala nazionale. Nella relazione della ministero della Salute non si sottolinea neanche come nel nostro paese scegliere l’aborto farmacologico è ancora, per tantissime donne, un diritto negato. Nella quasi totalità delle regioni italiane, infatti, per l’interruzione volontaria di gravidanza medica è previsto il ricovero ordinario, con maggiori costi sanitari e difficoltà burocratiche a volte insormontabili.

Sarebbe auspicabile che il ministero della Salute si impegni non solo per l’educazione all’uso dei contraccettivi ma anche per eliminare gli ostacoli che permettono di arrivare alla contraccezione di emergenza, affinché “la pillola del giorno dopo” possa essere dispensata come prodotto da banco, come già avviene ormai in molti paesi del mondo.

L’Italia ha i dati sull’aborto più bassi dell’Occidente

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