L’Italia scommette sullo sviluppo dello Yemen

Creato il 05 maggio 2012 da Bloglobal @bloglobal_opi

di Federica Castellana

Articolo per LiquidLab – L’Italia e il mondo Nuovo (Firenze, 10 maggio 2012 h 10- Polo delle Scienze Sociali Novoli)

Lo scorso 6 febbraio il Ministro degli Esteri Giulio Terzi ha incontrato alla Farnesina la giovane attivista yemenita e Premio Nobel per la Pace Tawakkul Karman (protagonista della primavera locale del 2011), che ha auspicato a nome dell’intera società civile del suo Paese il sostegno italiano al processo di transizione dello Yemen verso uno Stato democratico. Più di recente, l’Italia ha fatto arrivare nella capitale Sana’a 35 tonnellate di aiuti (medicinali, coperte e alimenti per un valore complessivo di circa 130 mila euro) per far fronte ai bisogni umanitari della popolazione. Le due iniziative confermano il trend che ha caratterizzato negli ultimi anni le relazioni tra i due Paesi: in Yemen, l’Italia sta puntando infatti sulla realizzazione di interessanti progetti di cooperazione allo sviluppo, affiancandoli al classico interscambio commerciale e finanziario inevitabilmente toccato dalla singolare congiuntura interna e internazionale.

Lo Yemen oggi

Dopo trentatré anni di regime autoritario, e in seguito a mesi di violente rivolte popolari, lo scorso novembre il presidente Ali Abdullah Saleh ha ceduto definitivamente i poteri al suo vice Abdrabuh Mansour Hadi, poi confermato nelle elezioni del febbraio 2012 – in cui peraltro era l’unico candidato – e incaricato di traghettare il Paese verso la sospirata democrazia. In realtà la transizione yemenita presenta alcuni margini di perplessità dovuti, tra l’altro, all’influenza indiretta che Saleh può ancora esercitare grazie all’immunità assoluta ottenuta.

L’allontanamento formale dello storico presidente non ha comunque risolto la delicata situazione del Paese, che continua a registrare diverse tensioni interne nonché una performance economica poco promettente [1]. Lo Yemen, infatti, è il più povero tra gli Stati del Golfo ed al contempo il più popoloso (PIL pro capite annuo di 2.653$ a parità di poteri d’acquisto e circa 24 milioni di abitanti nel 2010) [2], con livelli di disoccupazione e povertà elevatissimi (entrambi vicini al 40% della popolazione) [3] e collocato negli ultimi posti della classifica dell’Indice di Sviluppo Umano (154esimo su 187 Paesi). Oltre alla paralisi economica, lo Yemen si trova ad affrontare anche una preoccupante serie di problemi: dall’esaurimento delle risorse idriche e petrolifere alla conseguente crisi umanitaria (465mila sfollati e 216mila rifugiati secondo le stime dell’UNHCR), senza dimenticare le minacce alla sicurezza costituite dai conflitti tribali a Nord e ad Est, dalle spinte secessioniste del Sud alla presenza del ramo locale di al-Qaeda [4].

Flussi commerciali, investimenti diretti e opportunità di mercato

Nell’ultimo quinquennio, l’interscambio commerciale tra Italia e Yemen ha seguito un andamento poco costante [5]. Anche nel 2011, gli scambi commerciali hanno realizzato un volume di circa 68 milioni di euro contro i 132 milioni dell’anno precedente, contrazione riconducibile tanto alla fragilità dell’economia yemenita quanto alle ripercussioni della crisi produttiva e finanziaria globale. Nello specifico, il dato più rilevante è il sensibile calo delle esportazioni dall’Italia (-56,2%, dai 123,9 milioni di euro del 2010 ai 54,3 milioni di euro del 2011), mentre le importazioni dallo Yemen sono aumentate del 70,6% (14,3 milioni di euro nel 2011 contro 8,4 milioni di euro nel 2010). Il saldo commerciale italiano rispetto allo Yemen è dunque rimasto positivo, ma in diminuzione di 75 milioni di euro.

È possibile tuttavia riscontrare nel tempo una certa omogeneità nelle tipologie di merci scambiate. L’Italia importa dallo Yemen principalmente petrolio e metalli quali alluminio e piombo; pesce, crostacei e molluschi; pelli (non da pellicceria) e cuoio. Le esportazioni italiane in Yemen, invece, interessano soprattutto macchinari e apparecchi meccanici ed elettrici; generi alimentari a base di cereali, farine, amidi e prodotti di pasticceria; lavori in ghisa, ferro e acciaio; materie plastiche; farmaci e strumentazione medico-chirurgica. Il prodotto Made in Italy è generalmente richiesto ed apprezzato dal mercato dello Yemen, il quale però – in ragione del basso tenore di vita – preferisce orientarsi verso beni a costo inferiore, di origine soprattutto locale o asiatica.

In materia di investimenti diretti, in Yemen sono presenti diverse società a partecipazione italiana sia autonome che in joint-venture con aziende locali: dalla produzione di cuoio ed alluminio alla torrefazione di caffè, dall’assemblaggio di componenti per pompe elettriche alla fabbricazione di imballaggi e cemento armato, fino alla sartoria e alla stamperia, passando naturalmente per la ristorazione. Tra le imprese italiane che operano nel Paese yemenita si segnalano: l’ENI SpA (ENI Yemen Ltd), che ha rilevato la compagnia inglese Burren Energy Ltd ed ha cominciato una prima fase esplorativa del sottosuolo; il consorzio MEDEXPORT, che riunisce otto aziende farmaceutiche italiane e ne coordina la commercializzazione dei prodotti; l’OVIESSE SpA, che a Sana’a ha aperto il suo primo punto vendita in franchising di capi di abbigliamento; la BERETTA SpA, che ha concluso accordi con il Ministero dell’Interno yemenita per la fornitura di armi da fuoco.

Lo Yemen, infatti, offre svariate opportunità di sviluppo: molti settori chiave dell’economia domestica mancano spesso di adeguati sistemi per lo sfruttamento e la gestione delle abbondanti risorse disponibili sul territorio e quindi costituiscono, per le imprese estere, potenziali mercati di sbocco oppure occasioni di partnership commerciali. L’Italia, già buona esportatrice, potrebbe incrementare la fornitura di macchinari (anche di seconda mano) per l’estrazione e la lavorazione di minerali come il marmo e il granito, nonché per l’irrigazione e per la trasformazione e conservazione di prodotti agroalimentari; inoltre, potrebbe approfittare dei recenti programmi yemeniti che prevedono la costruzione di nuovi impianti per la produzione di gas naturale liquefatto e la distribuzione di energia elettrica. Un’attività tradizionalmente importante per lo Yemen è la pesca, che potrebbe realizzare prestazioni quantitative e qualitative considerevoli, ma è anch’essa scoraggiata da una lavorazione ancora arretrata. Tra gli altri settori potenzialmente remunerativi figurano anche l’edilizia, le infrastrutture e i trasporti e lo smaltimento di rifiuti.

Nel complesso, però, l’effettiva capacità dello Yemen di attrarre investimenti esteri resta ancora bassa, specialmente a causa del persistere di ostacoli locali (corruzione, difficoltà burocratiche, minacce alla sicurezza, scarsità di acqua ed elettricità) e necessita di un forte rilancio: un’ulteriore sfida per il “nuovo Yemen” post-Saleh.

La cooperazione italiana

In Yemen l’Italia è particolarmente impegnata nella cooperazione allo sviluppo, sia attraverso propri interventi che congiuntamente ad altri Paesi ed organismi internazionali. Il nostro Paese ha partecipato con l’UNHCR alla gestione del campo di rifugiati di Kharaz e ad una serie di programmi coordinati dall’UNDP di supporto allo sminamento del territorio, al decentramento amministrativo, alle elezioni e alle aziende start-up in vista dell’adesione alla WTO (procedura ancora in corso). Parallelamente, nel 2010 l’Italia è stata tra i promotori del gruppo “Friends of Yemen” (FOY) finalizzato ad assistere il governo yemenita nelle aree prioritarie del contrasto al terrorismo e del rafforzamento istituzionale; l’iniziativa comprende anche gli Stati Uniti e molti Paesi dell’UE e del Consiglio di Cooperazione del Golfo, ma la sua attività è tuttora in via di definizione.

Ad oggi, l’intervento diretto dell’Italia in Yemen si concentra principalmente in ambito culturale, sanitario, ambientale e della sicurezza. La cooperazione culturale tra i due Paesi è consolidata e si basa sul prezioso contributo fornito dall’Italia attraverso progetti di valorizzazione del patrimonio millenario yemenita: scavi e studi archeologici, sistemazione di templi e moschee, catalogazione e restauro di manoscritti e borse di studio. Sono in programma ulteriori collaborazioni in campo urbanistico, universitario e archivistico-museale.

Sul fronte sanitario l’Italia è impegnata nel potenziamento materiale e formativo di piccole unità ospedaliere sparse sul territorio e nella creazione e riabilitazione di banche del sangue e centri trasfusionali.

Nel settore della sicurezza marittima, il programma “Yemeni National Vessel Traffic System” mira a dotare il Paese di un moderno sistema radar per il monitoraggio delle coste che agevoli la tutela delle frontiere, la gestione dei flussi immigratori e il contrasto alla pirateria nel Golfo di Aden e nell’Oceano Indiano occidentale. Le imprese italiane SELEX Sistemi Integrati SpA (gruppo Finmeccanica) e D’Appolonia SpA sono incaricate dell’installazione e dell’assistenza tecnica, mentre la Guardia Costiera italiana – che utilizza la stessa tecnologia – si occuperà della formazione del personale omologo yemenita finché questo non sarà in grado di operare in autonomia.

Infine, in tema di ambiente e sviluppo sostenibile, il fiore all’occhiello della recente cooperazione italiana in Yemen è sicuramente il progetto di salvaguardia della biodiversità nell’arcipelago di Socotra: un ecosistema dotato di peculiari specie vegetali e animali che lo rendono unico al mondo e che dal 2008 fa parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Inizialmente gestito dall’UNDP, l’intervento è poi proseguito su base esclusivamente bilaterale tra Italia e Yemen e si propone di coniugare l’uso sostenibile delle risorse naturali e delle aree protette con il turismo, il benessere della popolazione locale e il decentramento istituzionale.

Sotto il profilo quantitativo, di recente la cooperazione italiana in Yemen è aumentata fino a raggiungere un ammontare complessivo di circa 10 milioni di euro a titolo di donazioni e 20 milioni di euro a titolo di crediti di aiuto; inoltre, l’Italia sta provvedendo a convertire il debito originato dalla concessione di crediti di aiuto in ulteriori interventi per lo sviluppo yemenita per circa 16 milioni di dollari. Tuttavia, l’aspetto che preme sottolineare a proposito della cooperazione italiana in Yemen è soprattutto la qualità delle iniziative realizzate, molto apprezzata dalle autorità locali anche rispetto agli altri donatori internazionali. La presenza dell’Italia in Yemen si caratterizza evidentemente per la forte propensione alla formazione del personale locale più che alla mera donazione monetaria o materiale. In sostanza, secondo l’approccio italiano una donazione tout court riscuote esiti limitati se non viene accompagnata dal trasferimento di conoscenze: è più utile, invece, creare delle capacità durature in loco che restino nel territorio e rimuovano lo svantaggio iniziale.

Effettivamente in un Paese come lo Yemen, con una popolazione prevalentemente giovane (quasi la metà ha meno di 15 anni), questa “strategia formativa” italiana potrebbe rivelarsi una strada vincente verso un interlocutore più moderno, democratico e stabile.

* Federica Castellana è Dottoressa in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Studi Europei (Università di Bari)

[1] S.Andreotti, Lo Yemen tra impasse politica ed economia al collasso, ISPI, 19.07.2011

[2] http://databank.worldbank.org

[3] ICE, Profilo economico Yemen, luglio 2010

[4] F.A.Georges, Il collegamento al Qaeda-Yemen e i dilemmi occidentali, Aspenia, 07.01.2010  


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