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L'italiana (Il piacere di raccontare)

Creato il 22 luglio 2019 da Marianna06

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Jole aveva da poco fatto rientro dall’università e doveva  assolutamente affrettarsi a sistemare documenti e bagaglio. Tra non molto sarebbe sopraggiunto il taxi con cui avrebbe dovuto raggiungere l’aeroporto. Il volo Napoli - Roma e poi quello successivo da Roma per San Paolo sarebbero stati inevitabilmente una sequela interminabile di ore,che di certo  lei avrebbe cercato di riempire con la lettura di alcune guide turistiche sul Brasile e dei saggi di ecologia integrale  che aveva caricato, all’ultimo momento, nel suo kindle .Una comodità, il kindle, davvero impagabile. Niente libri da portare nel bagaglio, niente peso. E niente fastidi  soprattutto all’imbarco. Erano mesi che Jole aveva in programma il viaggio in Brasile e tutto era nato per caso. Molto per caso.

Un suo amico, un assistente universitario come lei, le aveva passato delle dispense di un docente brasiliano, che insegnava a San Paolo, il quale si occupava da sempre di ecologia integrale e faceva le sue ricerche-studio nel nord-est del Paese. In particolare nella Bahia. La Bahia semi-arida. Quella del Cerrado. E lì il docente seguiva alcuni esperimenti-pilota riguardanti terra, acqua e diritti umani. Jole aveva fatto di recente degli studi di antropologia sui quilombolos e l’idea di poter seguire direttamente la vita sociale in quelle comunità non la faceva stare nella pelle. Aveva così preso subito contatto via e-mail e poi, anche telefonicamente, con il professor Ivo Monguzzi,un brasiliano di terza generazione ma di origini italianissime. Avevano concordato insieme l’opportunità di una vacanza-studio di almeno un mese con tutto ciò che la cosa avrebbe comportato in termini di impegno. Jole intanto aveva  ripassato il suo portoghese assieme allo spagnolo e all’inglese, indispensabili per un soggiorno in America latina.

E adesso era prontissima per la partenza. Il traffico caotico di Napoli  per raggiungere Capodichino un po’ le metteva ansia. Ma tutto è bene quel che finisce bene e Jole da qualche minuto a questa parte la troviamo che è già seduta in poltrona nell’aeromobile. Sorridente, si lascia coccolare dalle gentilezze dell’assistente di volo ma con il pensiero è già proiettata in un altrove. Napoli-Roma è una tratta brevissima rispetto alla successiva. E lei lo sa.

Ma anche a Fiumicino le formalità per il Brasile si svolgono meglio del previsto e il jet Lufthansa già rulla sulla pista, pronto al decollo.

Il volo, che supera ampiamente le dieci ore di durata, va vissuto tra la visione di un film più o meno interessante, un po’ di lettura, qualche leccornia offerta dalla hostess di turno e un sonnellino. Un sonno molto leggero ovviamente, perché Jole vorrebbe essere già arrivata. Infatti guarda e riguarda dalla sua agenda elettronica le ultime mail del Monguzzi con le indicazioni di dove alloggiare all’arrivo.

Il professore non le ha garantito d’esserci all’arrivo ad accoglierla in quanto, quasi certamente, le aveva precisato,che i suoi impegni non glielo avrebbero consentito. Jole sapeva già in partenza, perciò, che avrebbe dovuto arrangiarsi da sola.

Si chiedeva tra sé e sé che tipo fosse questo professore. Certamente doveva trattarsi di un tipo serioso. Di quelli che non danno confidenza affatto e sono presi esclusivamente dal  proprio lavoro. Questo emergeva dal racconto  dei suoi continui spostamenti. Spostamenti che significavano macinare chilometri e chilometri  di strade, belle o brutte, in un Brasile-Continente, le cui distanze per un europeo sono inimmaginabili.

Per allontanare la preoccupazione dell’impatto con la nuova realtà e il distrarsi niente è meglio, allora, che intavolare una quasi conversazione con il vicino di posto. E’ un italiano anch’egli, un ingegnere minerario di Varese, che si reca in Brasile per occupare un ruolo dirigenziale per conto di una importante multinazionale del settore nello Stato di Minas Gerais. (continua..)

 Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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