L’Italien

Da Silvia7v

Titolo originale: L’Italien

Regia: Olivier Baroux

Cast:Kad Merad, Valérie Benguigui, Roland Giraud, Philippe Lefebvre, Guillaume Gallienne, Sid Ahmed Agoumi, Farida Ouchani, Saphia Azzeddine, Tarek Boudali, Nathalie Levy-Lang, Karim Belkhadra, Alain Doutey, Arielle Sémenoff, Guy Lecluyse, Raphaële Germser

Distribuzione: Pathé Distribution, Francia, 2010

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Dino Fabrizzi (Kad Merad)  è un italiano trapiantato in Francia ed è un venditore di successo  di Maserati a Nizza, in odore di promozione. Ha una compagna, Hélène (Valérie Benguigui), che inizia a pensare al matrimonio, la vita gli sorride… C’è solo un piccolo problema: Dino Fabrizzi non è affatto italiano, ma finge di esserlo: in realtà si chiama Mourad Ben Saoud, è franco-algerino ed è musulmano. L’uomo vive di fatto una doppia vita, una da italiano tipico e l’altra da magrebino ligio alle tradizioni di famiglia. Quando il padre ( Sid Ahmed Agoumi) dopo un attacco di cuore gli chiederà di fare il Ramadan al suo posto le due identità rischieranno di collidere creandogli non pochi problemi…

Olivier Baroux dirige questa divertente e intelligente commedia dal gusto agrodolce che affronta in modo leggero ma decisamente reale un tema molto attuale in Francia, ma nn solo, quale quello dell’integrazione razziale, del razzismo e del confronto con le proprie tradizioni e come esse vengano viste dagli altri. Dino Fabrizzi è l’emblema di tutto ciò: italiano estroverso, chiacchierone, divertente, ironico, dalla battuta pronta e dalla grande abilità nella vendita di prodotti, Maserati in questo caso, sempre vestito di tutto punto e con l’immancabile catenina d’oro, anello vistoso e musica italiana in auto. Dino è adorato da tutti, in primis dal suo capo, che medita di nominarlo suo successore in azienda, dalla sua compagna Hélène, che ama il suo essere sopra le righe e il suo parlare francese inframmezzato da espressioni e frasi in italiano. peccato che in realtà Dino di italiano non abbia nemmeno una goccia di sangue, in quanto franco-algerino, musulmano non praticante la cui famiglia, i genitori, la sorella, il fratello, la cognata e la nipotina, vivono a Marsiglia e ignorando la sua seconda vita, credono che viva e lavori a Roma. Perché queste due vite? Perché il bisogno di fingersi ciò che non si é? Dino/Mourad lo spiega nel corso del film: l’italiano è cool, è folle, è simpatico, folkloristico, di classe, sulle righe, ha successo. E’ ben voluto proprio per queste sue caratteristiche, al contrario il magrebino, l’arabo, il musulmano non è visto molto positivamente, e gli vengono negate a priori possibilità lavorative e di integrazione. Proprio per questo Mourad ha deciso di diventare Dino, di crearsi questa seconda vita di successo, rinnegando di fatto le sue origini e il suo vero Io. Così, quando suo padre ha un attacco di cuore e dal letto dell’ospedale gli chiede di celebrare il Ramadan al suo posto, Mourad non può non mantenere la promessa, con tutto ciò che essa comporta: nuove bugie per le persone che ama, soprattutto ad Hélène, con la quale sarà costretto ad inventare le scuse più assurde per evitare di bere, di mangiare e di avere rapporti sessuali. I suoi nuovi ritmi di vita dettati dalla fede si ripercuotono negativamente sia sull’amore che nel lavoro, dove Dino ora appare stanco, distratto e poco incisivo nelle vendite. Tuttavia l’equilibrio precario tra le sue due vite non potrà durare a lungo e alla fine Dino/Mourad dovrà fare i conti con se stesso, con la sua vera identità, con i suoi reali sentimenti e soprattutto con le conseguenze delle sue innumerevoli bugie.

Il film è una riflessione leggera ma attenta sul tema dell’integrazione e di come le persone fingano di essere ciò che non sono pur di essere accettate dalla società. Lo spettatore ride vedendo Dino che canta a squarciagola in macchina canzoni italiane, che dribbla situazioni potenzialmente pericolose che potrebbero svelare la sua vera identità, ma allo stesso tempo soffre con lui quando la verità viene a galla e lui, ormai tornato ad essere solo Mourad, fa i conti con i suoi errori e con la sua profonda solitudine. Non è facile integrarsi in una comunità che non è quella di appartenenza, ma è ancora più difficile farlo se alla base ci sono pregiudizi e razzismo.

Kad Merad è come sempre splendido, ormai una delle realtà più interessanti e affidabili del cinema d’Oltralpe,e il fatto di essere di origine algerina come il protagonista e di sentire in un certo senso sulla sua pelle la “diversità”, gli conferisce quel tocco di intensità e di realtà in più che rendono la sua performance perfetta (Inoltre il suo italiano non è affatto male!). Sid Ahmed Agoumi ha un ruolo marginale ma di fatto determinante nella pellicola: è lui, il papà di Mourad, il portatore del messaggio del film, assieme a Farida Ouchani, che interpreta il ruolo della madre di Mourad.
Infine bellissima la colonna sonora, un mix di musiche italiane e arabe che non è affatto scontato né giocato sugli stereotipi italiani, composte da Martin Rappeneau,  e che contiene canzoni  quali:  ”My Wonderful Bambina“di Nicola Arigliano, “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, “L’italiano” di Toto Cutugno, “Sarà perché ti amo” dei Ricchi & Poveri.

In definitiva una pellicola divertente ma con un messaggio serio e di grandissima attualità, soprattutto in Francia, ma che riguarda di fatto tutti. Peccato che a quanto pare in Italia non ne sia prevista l’uscita. Nonostante ciò, ne consiglio vivamente la visione: in Francia lo scorso 24 Novembre il film è uscito in Dvd, mentre in Germania uscirà nelle sale l’11 gennaio 2011.

Conclusione: Assolutamente da vedere.

Voto: 8



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