L'ultimo ballo di Charlot (Stassi)

Creato il 29 gennaio 2016 da Athenae Noctua @AthenaeNoctua
Cosa si può dire di un romanzo che, in poche pagine, concentra emozione, eleganza e originalità? La recensione de L'ultimo ballo di Charlot potrebbe riassumersi così, con queste poche parole, se non fosse che il pregio stesso del libro pretende una maggiore attenzione.  Pubblicato da Sellerio nel 2012, il romanzo di Fabi Stassi è un concentrato di ricchezza espressiva in cui si mescolano toni sognanti e suggestivi quadri narrativi.L'ultimo ballo di Charlot si apre nella Notte di Natale del 1971, nel momento in cui Charlie Chaplin, secondo la predizione di un'indovina, sta per incontrare la Morte. Infatti la Nera Signora giunge poco dopo, ma Charlie non può, non vuole morire, non ancora: suo figlio Christopher è ancora piccolo e l'attore vuole vederlo crescere. Propone così un patto alla Morte, mettendo in gioco il proprio talento: se riuscirà a farla ridere, la Morte rimanderà il suo proposito di portarlo con sé all'anno successivo. Con questo stratagemma, Charlie guadagna il tempo necessario a maturare la necessità di congedarsi dalla vita, lasciando a Christopher un accurato resoconto delle sue peripezie, dagli esordi inaspettati in un teatro di varietà all'apprendistato nel Circo di Casey, dal lavoro con Stan Laurel nella compagnia di Fred Karno fino alla nascita del mito cinematografico di Charlot.
La verità è che mi consegnai alle luci della ribalta solo per salvare mia madre dall’umiliazione e dalla follia e in tutto ciò che ho fatto, in seguito, è rimasta quella promessa rabbiosa di un bambino pieno di vergogna di diventare il più grande attore del mondo.
Quella di Stassi non è una registrazione biografica, ma si prone come il resoconto delle possibili origini di Charlot, della sua comicità e della malinconia che emerge sotto le risate, oltre che come una riflessione sul rapporto fra la comicità, l'esibizione tecnicamente impegnativa di un gesto acrobatico e di una recitazione dal vivo e il nuovo mondo delle pellicole che lo modificano radicalmente.
 

Fabio Stassi

Le pagine di Fabio Stassi si popolano così di cavallerizze quasi mitiche, di acrobati che inventano scatole in cui le immagini si muovono e poi spariscono per farsi inseguire nel mondo, delle didascalie dei film muti, di produttori di un'industria cinematografica nascente e di tante persone con sogni troppo grandi e per questo capaci di incantare il lettore con la litania della speranza. Lo stesso viaggio di Charlot fra l'Inghilterra e l'America, fra il circo e il cinema, dalla la bottega di un barbiere ad una tipografia, da Los Angeles agli angoli più sconosciuti degli Stati Uniti è un tracciato che segue aspirazioni, speranze, sogni e affetti che si definiscono nel tempo e che necessitano di qualche anno in più per trovare il loro posto nel quadro dell'esistenza. E questo tempo va strappato alla Morte, che ha a sua volta un ruolo essenziale nella definizione dell'identità, dei sentimenti e della missione artistica di Charlot, che in sé riassume gioco, professionalità, allegria, sfida, sovversione, divertimento, lacrime.
Io sono un mimo, Zarmo, mi assumo il rischio. Tutti noi rischiamo in prima persona, nei nostri numeri. I trapezisti, gli acrobati, i domatori rischiano la loro vita. Noi rischiamo di fallire: di non far ridere o sorprendere o divertire il nostro pubblico. Può venirci un infarto sulla scena, per la paura, ci possiamo dimenticare quello che dobbiamo fare. Ma la nostra emozione è la stessa di chi assiste allo spettacolo. Respiriamo tutti la stessa vita, nello stesso momento.
La lettura de L'ultimo ballo di Charlot mi ha permesso non solo di scoprire la narrativa di un autore che non conoscevo, ma anche di avvicinarmi alla figura di Charlie Chaplin, in merito alla cui biografia ero totalmente ignorante. Tracciando una picaresca storia della sua trasformazione in The Tramp, Fabio Stassi colora il romanzo dei pastelli circensi e dei contrasti bianco-neri delle pellicole, passando con disinvoltura dagli uni agli altri grazie alla versatilità del protagonista e dello stile. Fabio Stassi racconta con una delicatezza commovente, amalgamando nella narrazione intense riflessioni sulla vita e sull'arte che fanno luce sull'intimo rapporto che unisce le due con il doppio filo della gioia e della malinconia.
L'ultimo ballo di Charlot fa brillare gli occhi di serenità, di ammirazione e di tristezza: impossibile resistervi! 
Il trucco è sempre lo stesso: fare in modo che qualcosa vada storto e che il mondo appaia rovesciato, sottosopra. Il meccanismo della comicità è un meccanismo sovversivo. Se un gigante cerca in ogni modo di aprire una porta e non ci riesce, ma subito dopo la porta si apre a un gatto, a un bambino, a un povero vagabondo o a un vecchio senza nessuno sforzo, noi ridiamo. Perché è tutto il contrario di quanto accade nella vita. La comicità è una capriola, un uomo che si rialza dopo un capitombolo o un altro che sta sul punto di cadere ma non cade mai. La comicità è mancina come me, Christopher. Irride i ricchi, rimette le cose a posto, ripara le ingiustizie. Come diceva Frank Capra, chiude le porte ai prepotenti e le fa aprire ai deboli e agli indifesi, anche se solo per il lampo di un sorriso. È quest’incredulità che ci riempie gli occhi di lacrime. Sin dall’inizio, da quando cantai la canzone di Jack Jones al posto di mia madre, suscitare il riso e le lacrime è stata la mia infantile protesta contro la miseria, la malattia e il disprezzo, e il mio rifiuto dell’odio e di tutte le forme sbagliate che finiscono per governare le relazioni umane. È stupefacente, a pensarci, quanto sia facile a contagiarsi l’allegria e quanto triste e malato sia invece il mondo.
C.M.Articolo originale di Athenae Noctua. Non è consentito ripubblicare, anche solo in parte, questo articolo senza il consenso del suo autore e senza citare la fonte.

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