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L’umile addio a Bernardo Sartorio, dopo settant’anni torna a “riposare” nelle sue valli

Creato il 28 ottobre 2017 da Stivalepensante @StivalePensante

In un'atmosfera umile e solenne, incorniciata dalla pace che si respira nei monti della Veddasca, si sono svolti stamane i funerali di Bernardo Sartorio, morto nel 1944 in un campo di concentramento nazista. Decine e decine le persone presenti che hanno voluto rendere omaggio ad una delle tante vittime causate dalla Seconda Guerra Mondiale.

Familiari, autorità civili e militari, tantissima gente comune e i numerosi Alpini, appartenenti alle sezioni del territorio, non sono voluti mancare per onorarlo. Gremita, infatti, la Chiesa dedicata ai Santi Gervaso e Protaso, a Graglio, frazione di Maccagno con Pino e Veddasca.

Un momento di preghiera e di condivisione per una storia d'altri tempi, che sembrava svanita nel dimenticatoio, ma riaffiorata lo scorso anno grazie ad un grande lavoro di ricerca del quotidiano "La Prealpina" nell'articolo "Sono 130 i caduti varesini dimenticati nei cimiteri di Germania e Polonia", inserito nella rubrica "I Protagonisti".

A celebrare i funerali, prima dell'intenso e sentito passaggio al cimitero, dove vi è stato l'ultimo saluto degli Alpini, è stato don Viniero Roncarati, che ha voluto sottolineare l'importanza della speranza e della fede.

Dopo settantatré anni, le spoglie di Beranrdo sono rientrate in Italia, ed ora potrà finalmente riposare nel piccolo cimitero di Graglio, tra i suoi amati monti, lì dove vi è un monumento ai caduti dove, tra le vittime locali delle guerre del Novecento, si scorge anche il suo nome.

Un legame, quello tra Graglio e Bernardo, ora destinato a durare per l'eternità.

Il ricordo del sindaco Fabio Passera. Bernardo Sartorio nacque a Graglio il 10 ottobre 1912, mentre il 30 giugno 1935 si sposò con Irma Germana Boscetti. Nel 1937 nacque Assunta e nel 1941 Renata. Durante il secondo conflitto mondiale, venne richiamato e arruolato nel 20° Reggimento Sciatori Battaglione Intra. Fu fatto prigioniero dai Tedeschi ed internato in Germania a Baumholder (Renania-Palatinato) insieme a suo cognato Cleto Monaco.

Al momento di dichiarare ai suoi aguzzini quale lavoro svolgesse da civile, gli fu consigliato di dire muratore, come era effettivamente, ma lui si dichiarò contadino, nella convinzione di riuscire a trovare qualche buccia di patata e poter mangiare qualcosa in più e sopravvivere. Invece fu costretto a lavorare in miniera e, il 19 dicembre 1944, morì per gli stenti ed il lavoro massacrante. La notizia fu data alla moglie a guerra terminata, e il cappellano che riportò i suoi pochi effetti personali, rivelò che la sera passò a trovarlo in infermeria perché febbricitante e il mattino successivo della morte sopravvenuta nella notte".

Bernardo Sartorio venne inumato in prima sepoltura nel cimitero di Baumholder, successivamente riesumato e traslato a Francoforte sul Meno nel Cimitero Militare Italiano d'Onore. L'anno scorso, la possibilità di poterlo riportare in Italia. Immediatamente la famiglia si adoperò per il suo rientro.


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