L’UOMO D’ACCIAIO (Man of Steel)

Creato il 21 giugno 2013 da Ussy77 @xunpugnodifilm

Superman Begins. Dietro la macchina da presa Snyder, dietro quella da scrivere Nolan

Snyder, “reuccio” del fumettone filosofico, muscolare e fracassone torna dietro la macchina da presa per imbarcarsi in un’ardua impresa: riportare ai gloriosi fasti l’osannato eroe metropolitano Superman. Purtroppo l’ennesimo reboot si appoggia eccessivamente alla scrittura introspettiva di Nolan e poco allo stile riconoscibile di Snyder.

Sul pianeta Krypton, mentre quest’ultimo sta collassando su se stesso a causa dell’impoverimento del nucleo vitale e dell’immobilismo del consiglio del popolo, il maligno Generale Zod sta attuando un colpo di Stato. Nel frattempo nasce Kal-El, figlio di Lara Lor-Van e Jor-El, che viene imbarcato su una navicella spaziale e spedito in un altro universo con il codice genetico del suo popolo.

L’impressione è quella di vedere una ri-edizione sbiadita del Superman originale (1978). L’intento è quello di umanizzare il personaggio nato nel 1938, smorzare le tonalità cromatiche e non renderlo un eroe piatto dai colori caldi, il cui unico scopo è quello di salvare il mondo sempre e comunque senza porsi eccessive domande. Difatti in L’uomo d’acciaio assistiamo alle origini del pianeta Krypton, conosciamo più intimamente la famiglia di Kal-El (vero nome di Clark Kent) e il suo antagonista (il comandante Zod),vengono svelati dubbi e i consigli del padre umano adottivo di Clark e le domande che attraversano la crescita del protagonista. E qui si palesa un rapporto padre-figlio rinnovato, che si esplicita nelle parole di un genitore che si offre come testimone e modello costruttivo, al quale fa eco quello adottivo umano Kevin Costner; altro che il “padrino” spaziale interpretato da Brando nel 1978. Sicuramente c’è più consapevolezza di essere superiore rispetto agli umani ed è evidente la conoscenza del suo passato di alieno atterrato sulla Terra tramite una navicella spaziale. Il pubblico si approccia a un Superman ancora da plasmare e la costruzione narrativa imbastita della premiata ditta Nolan – Goyer aiuta lo spettatore a scavare nella pre-adolescenza e nell’adolescenza del personaggio principale, grazie all’utilizzo di numerosi flashback. E questa scelta ricorda distintamente il primo episodio della saga noliana di Batman. E non pare un caso il fatto che Superman si trovi a dover affrontare una minaccia, che arriva direttamente dalle sue origini. Quel villain che lo riporta indietro nello spazio-tempo, in un pianeta che non c’è più (Krypton) e a un passato spazzato via dalla furia di un popolo che ha abusato delle risorse energetiche del proprio universo. Questo aspetto ricorda molto la volontarietà di ri-attualizzare la vicenda di Superman, renderlo nostro contemporaneo e cercare di ri-portare la speranza in un mondo (il nostro) che non ne ha più.

Lo zampino di Nolan è evidente e sembra di vedere un film che ricalca fedelmente quel Batman Begins, che ha dato inizio a una trilogia celebrata e acclamata. Purtroppo Superman non è Batman. È un carattere meno sfaccettato e con un passato probabilmente più semplice e meno tumultuoso. Perché se Gotham City era l’ideale rappresentazione di un mondo marcio e corrotto, in L’uomo d’acciaio la città non diventa lo specchio di una società malata, ma è il Mondo stesso a essere sull’orlo del baratro e privo di speranza. Quell’anelito d’illusoria salvezza che è disegnato sul petto di Superman: una S che su Krypton è sinonimo di speranza, mentre sulla Terra è una semplice S. Come in Batman troviamo quello slancio di difesa nei confronti degli umani (lo stesso Jor-El, interpretato da Russel Crowe, dice al figlio che lui deve diventare un ideale per cui lottare) e quel confronto con il passato, con le proprie origini. Tuttavia pare che tutto questo non basti a L’uomo d’acciaio per farsi coinvolgente. Manca lo stile sporco e riconoscibile di Snyder, quella violenza che qui rimane sopita per concentrarsi diversamente su un’indagine psicologica e introspettiva, che alla lunga stanca e si rivela non necessaria o poco trascinante. Anche il 3D (posticcio) non riesce a dare quella profondità visiva essenziale per poter godere appieno di un’esperienza come una pellicola con protagonista Superman.

Fenomeno culturale su larga scala, Superman indossa un costume che non gli calza a pennello, anzi gli è un po’ largo per i suoi standard caratteriali. Difatti la ricerca dell’evoluzione del supereroe moderno (pieno di dubbi e frenato dall’amore e dalla salvaguardia della propria famiglia “adottiva” umana) non appassiona e si traduce ben presto in una sterile ed effimera forzatura filmica. L’azione latita (se non nell’ultima mezz’ora, nella quale succede di tutto) e l’eccessiva psicanalizzazione dell’icona della forza e del coraggio statunitense non raggiunge lo scopo. L’uomo d’acciaio, abusando del tema, che ribadisce che quel che non si conosce è qualcosa di potenzialmente negativo, apre le porte a una possibile trilogia. Dopotutto, nella pellicola, di Luthor non vi è nemmeno l’ombra e solo alla fine vediamo il nostro eroe indossare gli occhiali e diventare il conosciuto reporter del Daily Planet.

Uscita al cinema: 20 giugno 2013

Voto: **


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