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La battaglia dei sessi

Creato il 28 ottobre 2017 da Kelvin
LA BATTAGLIA DEI SESSI(Battle of the sexes)
regia: Jonathan Dayton e Valerie Faris (Usa, 2017)
cast: Emma Stone, Steve Carell, Andrea Riseborough, Bill Pullman, Elisabeth Shue, Sarah Silverman
sceneggiatura: Simon Beaufoy
fotografia: Linus Sandgren
scenografia: Judy Becker
montaggio: Pamela Martin
musiche: Nicholas Britell
durata: 121 minuti
giudizio: 
trama:  Il 20 settembre 1973 a Houston la campionessa del mondo di tennis Billie  Jean King e l'ex numero uno maschile Bobby Riggs (all'epoca 55enne) si sfidarono in una partita che fu ribattezzata "la battaglia dei sessi". Erano gli anni del femminismo e della rivoluzione sessuale, e il match tra la campionessa gay e l'ex giocatore baro e sciupafemmine assunse toni che andarono ben oltre il semplice risultato sportivo...
LA BATTAGLIA DEI SESSIdico la mia:  Una partita che passò alla storia, non solo del tennis ma di tutta un'epoca: il match che nel 1973 mise di fronte (con un'audience stellare) la campionessa trentenne Bille Jean King e l'ultracinquantenne e pluripremiato Bobby Riggs, segnò ufficialmente l'inizio della "rivoluzione femminista" e la conseguente rincorsa delle donne verso quella parità di trattamento che, ai tempi, pareva davvero utopia. Negli anni '70 le donne, nello sport come in tutti campi, venivano retribuite fino a otto volte meno degli uomini, erano vittima di pregiudizi beceri e assurdi ("le donne stanno bene a letto e in cucina..."), e il loro ruolo nella società era considerato poco più che ornamentale oltre che odiosamente subalterno ("il pubblico vuole vedere gli uomini perchè sono più forti, più veloci, più competitivi"). Una forma di razzismo strisciante, tollerata dalla stragrande maggioranza delle persone, che costrinse la schiva King ad accettare un'esibizione che aveva tutti i crismi della baracconata.
LA BATTAGLIA DEI SESSIE invece fu partita vera, anche perchè tra i due contendenti c'era una sfida nella sfida, del tutto personale: Billy Jean King combatteva per sfogare i propri istinti sessuali repressi (nonostante fosse sposata con un aitante collega maschio, durante una tournèe scoprì un'irrefrenabile attrazione verso una parrucchiera) non potendo dichiarare la propria omosessualità a causa del conformismo imperante. Riggs invece, malgrado l'aspetto e le movenze istrioniche e spaccone, era schiavo del gioco e dell'alcool, oltre che sommerso dai debiti. Alla fine, dopo tre tiratissimi set, la King trionfò e da quel momento, nel suo piccolo, cambiò anche la considerazione per le donne nel mondo.
La battaglia dei sessi, diretta dalla coppia Jonathan Dayton e Valerie Faris (già autori di due piccoli cult come Little miss sunshine e Ruby Sparks) esce in Italia nel momento forse più opportuno, ovvero in contemporanea con la triste vicenda di Bob Weinstein, il potente produttore americano caduto in disgrazia per le sue ripetute violenze fisiche e psicologiche praticate alle sue attrici in oltre trent'anni di carriera, il cui pentolone è stato finalmente scoperchiato in questi giorni. Il film avrebbe potuto essere la perfetta dimostrazione di come, purtroppo, seppure a decenni di distanza le cose non sono troppo cambiate rispetto alla cultura bigotta, maschilista e tradizionalista degli anni '70.
LA BATTAGLIA DEI SESSIUso il condizionale perchè in realtà La battaglia dei sessi è una pellicola che mantiene solo in parte le promesse, cui va il merito di aver (ri)portato alla luce una vicenda in parte dimenticata, ma di averlo fatto in perfetto stile da film hollywoodiano medio: un film più importante che bello, lodevole negli intenti ma poco appassionante nella realizzazione, che raggiunge il livello di una buona fiction televisiva ma che non entra mai davvero in empatia con lo spettatore. Un film politicamente correttissimo, democratico e liberale nello spirito ma ben poco "rivoluzionario" nello stile, piuttosto patinato e mai davvero coinvolgente, con tutti i personaggi e gli oggetti al posto giusto ma che non riesce mai a scrollarsi di dosso la sensazione di un lavoro ordinato ma decisamente scolastico, dove tutto rimane in superficie senza mai affondare davvero le unghie...
I protagonisti (un'occhialuta Emma Stone e un sempre amabilmente guascone Steve Carell) ce la mettono tutta per infondere alla pellicola un minimo di personalità, ma in realtà al pubblico arriva ben poco del disagio interiore sopportato dai personaggi che interpretano. La battaglia dei sessi è un utile bignami di storia contemporanea, ma serve appunto solo per avere un'infarinatura di come andassero le cose in quel periodo, mentre è inutile aspettarsi scatti emotivi e almeno una seppur minima dose di indignazione: tutto scorre liscio come l'olio, tra ottime riprese di tennis (girate dal vivo) e battutine ironiche che strappano qualche sorriso a una platea dal palato fine. Ma da un soggetto del genere, potenzialmente "esplosivo", era lecito attendersi parecchio di più.
 

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