La befana sciopera. la mia favola per voi.

Creato il 22 dicembre 2014 da Barbaragiorgi @gattabarbara

C’era una volta la Befana. Che c’entra – direte voi – la Befana? Ora? Adesso che viene Natale? Ecco. Appunto. La Befana non c’entra e non c’entrava niente con il Natale, con la Festa vera.

E proprio perché non c’entrava niente, si era scocciata. Sì. Si era stufata di non contare mai niente, di essere ricordata solo all’ultimo:  come quando ti invitano a pranzo, perché per caso avanza un posto a tavola.

Accadde. Accadde che quell’anno, come tutti gli anni, arrivarono le Feste: Natale con i regali di Babbo Natale, Santo Stefano (aridaje con un maschio), poi San Silvestro (appunto, sempre uomo). Tutti belli, frizzanti, goderecci, da fuochi artificiali. Tutti fighissimi: Babbo Natale in testa, con il vestito rosso fuoco,  la slitta e le renne.

Alla fine di tutte le feste importanti, arrivava lei: la Befana. Brutta, vecchia, secca, a zonzo con  la scopa (zozza e mezza bruciacchiata dalle discese nei camini delle famiglie felici). Il suo dovere – deciso da chissà chi e chissà perché – era quello di portare in regalo qualche calzetta rattoppata con dolcetti ai bambin*  e quintalate di carbone agli adulti  cattivi (solo gli adulti sono cattivi, i bambini mai, ovvio).

Accadde che un giorno la Befana si scocciò. Nella sua casetta di legno e sassi nel bosco, guardava la tivvù: era esattamente una settimana prima di Natale. E in tivvù  vedeva le pubblicità per i regali di Natale, vedeva le immagini con gli alberi di Natale… ma soprattutto vedeva ovunque film da latte-alle-ginocchia con il solito stucchevolissimo Babbo Natale: panzuto, bello, fiorente, barbuto.

Non si sa perché, ma la Befana iniziò a farsi un bel bilancio di vita degli ultimi secoli.

Lei era nata come una sorta di strega che premia-punisce. E questo poteva pure starle bene: in fondo, lei sapeva di essere strega, ribelle e anche molto rompiscatole. Ma non le andava giù il fatto che altri avessero stabilito che dovesse essere brutta-secca-zozza, un po’ cattiva, temuta dai bambini. Ma ancora di più, non le andava bene di dover arrivare sempre dopo una miriade di feste: lei era identificata, in fondo, con l’unico giorno triste delle vacanze. Quello che chiude tutto e riporta verso la realtà: i problemi, il lavoro, le tasse da pagare, la visita dal dentista, la marmitta da sostituire, la lavatrice rotta.

La felicità della festa era Babbo Natale. Lei era identificata con la tristezza dell’avvicinarsi del quotidiano.

“Ennò – disse la Befana –  “Ora basta. Ora sciopero. Si accorgeranno che anch’io conto qualcosa.”

Dopo tutte le feste comandate, arrivò il 6 gennaio. Ma la Befana aveva preso la scopa e se n’era andata alle Maldive, senza carbone e senza calze con i dolciumi. Si era portata solo il costume da bagno.

Il mondo attese per ore il suo arrivo. I bambini attesero invano le calze. Gli adulti non ebbero carbone. Tutti rimasero tristi in attesa della Befana. Arrivò sera e lei non si era fatta vedere. Non c’era.

Così, le feste erano praticamente finite un giorno prima: la tristezza invase pian piano le strade e le case. E tutti iniziarono a capire che senza la Befana che li riaccompagnava dolcemente verso il quotidiano, era dura chiudere con le feste.

E videro finalmente la realtà delle cose: mentre Babbo Natale creava illusioni, regalava sogni effimeri, abbagliava con il rosso del suo abito…  la Befana vestita di grigio, sporca nei suoi abiti consunti, riaccompagnava alla verità della vita.

Sì, capirono che la Befana aveva un grande valore: senza di lei, c’era il rischio di vivere nelle illusioni della festa. Senza di lei, c’era il rischio di continuare a sognare tra luci finte e Babbi Natale impiccati ai terrazzi.

La Befana era il necessario ritorno alla realtà, addolcita con le sue calze ripiene di caramelle e cioccolato.

La Befana era lì, sempre pronta ad aiutare a rientrare nel quotidiano, liberando dalle illusioni delle feste.

Lo capirono tutti i bambini. Gli adulti un po’ meno. Ma si sa: gli adulti non hanno la mente aperta dei bambini. Che si addormentarono sognando la Befana e chiedendole scusa per l’egoismo degli adulti.

Buone Feste a tutte le aspiranti e apprendiste Befane-Streghe che vivono aderenti alla realtà e aiutano gli altri a svegliarsi dalle favole ( ah… la Befana vi saluta dalle Maldive)  

CIAO STREGHE!  AUGURI A TUTTE!

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