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LA BELLE ÉPOQUE di Nicolas Bedos - La recensione

Creato il 04 novembre 2019 da Ifilms
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Scritto da Marialuisa Miraglia
Categoria: Recensioni film in sala
Pubblicato: 04 Novembre 2019

belle-epoque

Lo so che è tutto finto. È bello lo stesso”.

Victor (Daniel Auteuil) e Marianne (una meravigliosa Fanny Ardant), sono una coppia borghese annoiata e stanca. Lui, vignettista disoccupato, vive nel sogno di un passato ormai perduto. Lei è una psicanalista che non accetta di invecchiare, amante del progresso e perennemente alla ricerca di nuovi stimoli. Cacciato di casa dopo l’ennesimo litigio, Victor accetta l’invito della “Time Travel”, un’insolita agenzia che offre ai propri clienti la possibilità di vivere (o rivivere) la propria epoca preferita grazie ad allestimenti cinematografici curatissimi e a un cast eccezionale. La Belle Époque scelta da Victor non è quella a cavallo tra Ottocento e Novecento, ma il 1974. Proprio in quell’anno, una sera di maggio in un bistrò di Lione, Victor avrebbe incontrato la moglie. 

Il giovane francese Nicolas Bedos (Un amore sopra le righe, 2017), dirige una commedia originale e nostalgica, in grado di commuovere anche lo spettatore più restio, presentata alla Festa del Cinema di Roma 2019. Bedos veste i panni del suo doppio sulla scena, l’ossessivo e meticoloso regista della “Time Travel” Antoine (Guillaume Canet). Come lui, gioca abilmente con passato e presente, finzione e realtà.

Il film ammicca alla produzione di Olivier Assayas, nei suoi dialoghi serrati e nel ritmo vivace, e ricorda in parte il raffinato e malinconico Midnight in Paris di Woody Allen. La pellicola si distingue tuttavia per la maestria con cui Bedos intreccia e turba le coppie protagoniste: Victor-Marianne, Antoine-Margot (Doria Tillier), ma anche Victor-Margot, perché proprio Margot è l’attrice scelta dal regista della “Time Travel” per interpretare l’alter ego giovanile di Marianne.

Commedia degli equivoci, ma anche cinema nel cinema e passato nel presente. La belle époque non brilla per l’approfondimento psicologico dei personaggi, talvolta esasperati se non macchiettistici, come la figura dell’anziana e scontrosa Marianne. Molto sottile è inoltre il filo che lega i due periodi storici scelti: il 1974 e il presente, per cui lo spettatore avverte nelle due ore di proiezione qualche inevitabile buco narrativo. Il film resta tuttavia una produzione curata e godibile, che si pone ben oltre le dinamiche della commedia romantica classica. I personaggi si lasciano e si riprendono, consapevoli che, per quanto ci si possa rifugiare nei ricordi, non si può per davvero rivivere il passato. L’unica soluzione è accettare un futuro ancora da scrivere.

Voto: 2,5/4


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