La bellezza del somaro - la mia recensione

Creato il 23 gennaio 2011 da Pkiara

 “La bellezza del somaro” è ancora in programmazione in due piccoli cinema di Roma, nonostante sia uscito prima delle vacanze natalizie. Uscito senza troppi strombazzamenti, anche perché il cinepanettone e il film di Aldo, Giovanni e Giacomo hanno occupato tutta la scena. Del cinepanettone e della pellicola del trio non posso dire niente, perché non li ho visti. Posso solo dire che ho scelto di non vederli e ho preferito “La bellezza del somaro”, di Sergio Castellitto. E’ la storia del poco cresciuto Marcello (Sergio Castellitto), della psicologa disturbata Marina (Laura Morante) e della loro figlia Rosa, una ragazza normale, che lascia il fidanzatino figlio di amici di famiglia per un uomo più adulto, che presenterà ai genitori. Il nuovo fidanzato è, però, un po’ troppo maturo per i canoni di Marina e Marcello, non solo in termini d’età, e questo li getterà, sulle prime, nello sconforto. Attorno a loro, durante un weekend in campagna, gira un’umanità varia fatta di uomini e donne, ragazzi e ragazze in crisi con se stessi e con gli altri, che forse ha bisogno di attenzioni per placarsi e ritrovarsi. La società fotografata da Castellitto e dalla moglie Margaret Mazzantini (da un suo racconto, è stato tratto il soggetto del film) non ci piace ma è quella che abbiamo, che molti prima di noi hanno costruito e che noi contribuiamo a non far crollare, seppure ci faccia anche un po’ schifo.
 

Il film ha una delicatezza apprezzabile; la prima parte stenta a decollare, ma poi i sorrisi, a volte le risate e, poi, anche un po’ di commozione rendono questa pellicola godibile.

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