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La bibbia laica di Ciampi

Creato il 19 settembre 2016 da Annagiuffrida @lentecronista

Carlo Azeglio Ciampi è stato definito da molti il ‘Presidente di tutti’. E’ stato sicuramente l’uomo di Stato capace di rispolverare alcuni valori, primo tra tutti il patriottismo. Un amore per la Patria che lui visse in prima persona, durante la seconda guerra mondiale, come strada che conduce alla liberazione dalle dittature. Un sentimento che lui ha trasmesso agli italiani durante il suo mandato di Presidente della Repubblica (1999 – 2006) con la convinzione di chi ha visto nascere la Repubblica italiana e con l’entusiamo, toscano, di chi conosce la fatica di lottare per le libertà e se ne fa portatore.
Dieci anni fa scrissi un articolo su quella che Ciampi definì, ormai al termine del suo mandato presidenziale, una “bibbia laica”: la Costituzione. All’epoca feci un rapido ‘vox populi’ ipotizzando un referendum costituzionale.
Un momento storico da (ri)leggere, magari alla luce dell’imminente, reale stavolta, referendum costituzionale del prossimo ottobre.

Una sessantenne distinta, non troppo curata, pensionata, che vive di rendita quella che resta di una munifica eredità. Così appare la nostra Costituzione se la volessimo personificare a quasi un mese dal suo sessantesimo “compleanno”.
Proprio questo testo legislativo, che ad alcuni forse rievoca solo lontani ricordi scolastici neanche troppo completi, resta l’ultimo baluardo di coesione del Paese che la Costituente ci consegnò con l’impegno di vivificarlo.
La definizione di Ciampi, su cui ci si sofferma, giunge come paterno ammonimento e caloroso invito al dialogo. Un dialogo che, alla luce della Costituzione, il cui cuore pulsante è nel “pacchetto” delle libertà, dovrebbe risultare periodicamente rinnovato.
L’idea del Capo dello Stato è, dunque, chiara a tutti anche a coloro che, pur potendosi attivare, continueranno nell’inerzia. Ma immaginiamo che oggi, nel 2006, si decidesse di fare un referendum: gli italiani la vorrebbero riscrivere o no? La voce silenziosa che si leverebbe dal popolo vorrebbe che la Carta Costituzionale non venisse toccata.

Gli italiani intervistati, sulla base di un campione vario, non esitano a mostrare un distacco, sicuramente non intellettuale, ma legato ad una prassi politica che in questi sessanta anni si è allontanata sempre più dalla Costituzione fino a renderla vuota.
Possiamo porci la domanda su quanto la Carta Costituzionale rappresenti una bibbia laica per i cittadini e rispondere da costituzionalisti: allora esprimeremmo con ferma convinzione l’importanza di un testo che, in teoria, governa e dirige le altre leggi dello Stato, quelle cosiddette ordinarie. Ma gli italiani non vogliono favole. Nelle parole della gente si coglie ben altro: c’è la voglia di non vedere disatteso quello che la Costituzione contiene. C’è il forte bisogno di dare corpo ai diritti intoccabili dell’individuo, ieri come oggi. C’è la speranza che questo monumento legislativo, semmai, si adegui a nuove reali esigenze.
La Costituzione, se già allo stato attuale delle cose, è avvertita come irrinunciabile garanzia, se venisse resa pienamente operante potrebbe essere avvertita come la bibbia laica degli italiani ancora a lungo.

Dare un connotato di laica sacralità ad un testo scritto da un’ Assemblea composta da uomini, se può far storcere all’inizio il naso, è una locuzione capace di accendere i riflettori su un testo che può rappresentare un solido riferimento da cui ripartire. L’augurio che ci si può rivolgere è che la voglia di taluni partiti politici di soppiantare gli oppositori non si spinga al limite estremo di modificare, con riforme azzardate, un testo di legge che è patrimonio nazionale di tutti, uomini e donne, giovani e anziani, a qualunque colore politico appartengano.
Infondo non è strano cercare certezze in un periodo storico che non è in grado di darne, e attingere forza da un testo normativo super partes.

Da “Universytv.it” del maggio 2006



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