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La bomba, attesa e silenzio

Creato il 19 ottobre 2019 da Gadilu

La bomba, attesa e silenzio

Domani mattina la grossa bomba che dorme da più di settanta anni nel terreno vicino al ponte Loreto di Bolzano verrà rimossa e scomparirà la paura, ovviamente cresciuta in proporzione alle misure precauzionali che l’amministrazione ha disposto per proteggere la popolazione. In città non si parla d’altro. O se si parla d’altro è proprio per scacciare il timore che uno sciagurato imprevisto ci riproponga uno scenario di vera guerra, proprio adesso che concepiamo la guerra come un fatto distante, nello spazio e nel tempo. Intanto tutti avranno ormai abbondantemente capito cosa devono fare tra le 9 e le 12: dove ripareranno coloro i quali abitano nella famigerata “zona rossa”, costretti a lasciare la propria abitazione, e in che modo affronteranno l’attesa quelli che stanno invece nella “zona gialla”, condannati a restare tappati in casa. Soltanto gli abitanti delle zone più periferiche potranno gustare una parvenza di normalità, conservando gran parte delle proprie abitudini.

A proposito di abitudini e di consuetudini alle quali un evento potenzialmente catastrofico potrebbe mettere fine, la bomba inesplosa può funzionare anche da metafora per segnalarne un letterale spostamento catartico. La bomba illumina cioè le cose che facciamo di solito, investendole di un altro significato. Nella famosissima pagina che chiude la sua “Coscienza di Zeno”, Italo Svevo aveva addirittura prefigurato “un’esplosione enorme che nessuno udirà” quale prezzo da pagare per tornare “alla salute” (“… e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie”). Per fortuna si tratta solo di una suggestione letteraria e i tre artificieri che avranno il compito di smontare le spolette, cioè i congegni che attivano l’esplosivo, non vorranno certamente assomigliare a quell’uomo “un po’ più ammalato” degli altri, così scrive lo scrittore triestino, che si accingerà a far deflagrare l’ordigno “nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo”.

Più facile e incoraggiante abbandonarsi ad altre suggestioni. Come riempiremo, per esempio, il tempo e il silenzio dell’attesa? Sottratti al flusso dei riflessi condizionati ai quali siamo sottoposti di solito, ogni cosa, ogni gesto entrerà in uno stato di oscillazione e sospensione capace di dilatarne la durata? “Il pungolo della durata – ha scritto Peter Handke, il nuovissimo premio Nobel per la letteratura – è ciò che mi è mancato. Chi non ha provato la durata non ha vissuto”. Qualunque cosa accada (sperando che non accada ciò che ognuno teme), avremo forse la possibilità di percepire un addensamento della materia e delle relazioni di cui siamo fatti, considerandole più fragili, più incerte, magari anche più preziose ed essenziali. “Perché se non sarà l’amore – cantava Morrissey in una celebre canzone degli Smiths – allora sarà la bomba, la bomba, la bomba che ci farà incontrare”.

Corriere dell’Alto Adige, 19 ottobre 2019

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