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La caduta di khodorkovskij, l’oligarca russo , che decise di non piegfarsi al potere di putin

Creato il 08 aprile 2010 da Madyur

Il secondo processo agli ex oligarca Mikhail Khodorkovskij e Platon Lebedev si trascina da un anno. Il processo cerca di far luce su una serie di reati economici e allo stesso tempo trascura ipotesi concrete di crimini violenti. Il dramma di due uomini che hanno deciso di sfidare lo stato dirigenziale russo , è avvincente.

Khodorkovskij , che è diventato un personaggio politico, fu educato da bambino secondo le regole del regime e si adattò al sistema. Alla caduta dell’Unione Sovietica , con l’avvento di Gorbaciov, raccolse a sé un gruppo di amici , quasi tutti programmatori e ingegneri come lui, e insieme cominciarono a fare affari. Importavano computer e brandy francese e li rivendevano guadagnando al mercato nero , che era 300 volte di più di quello ufficiale. Fondarono anche una banca la Menatep.

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Non sapevano nulla di finanza , ma impararono in fretta. E capirono subito che dovevano puntare sull’immagine di Khodorkovskij : era l’unico capitalista con la faccia per bene e sapeva come conquistare la fiducia della gente.

Nei primi anni novanta , mentre la transizione andava spedita, Khodorkovskij diventò sempre più potente senza diventare antipatico. Il magnate continuava a indossare jeans e maglioni a collo alto. Soprattutto , però. riuscì a conservare i suoi contatti al potere: durante il primo Eltsin fu per breve tempo viceministro dell’energia. L’affare più redditizio per le banche era approfittare dell’inflazione galoppante. Chi aveva contanti – la Menatap aveva a disposizione fondi pensione federale – poteva cambiare i dollari in dollari e poi riconvertirli nuovamente in rubli. nel giro di pochi mesi si guadagnavano somme enormi.

Dopo che in otto anni , la Menatap e altre banche , avevano prosciugato il paese erano pronte ad alzare la osta. Potanin, un banchiere più influente di Khodorkovskij , organizzò un piano. Eltsin era senza soldi aveva drasticamente tagliato i servizi sociali , l’assistenza sanitaria e le spese militari , ma non riusciva a pagare in tempo gli stipendi , e soprattutto nei settori del petrolio, del gas, e delle miniere vitali del paese. Nel 1995 c’erano da privatizzare solo i colossi del petrolio , dei gas e del metallo.

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Il Partito Comunista era contrario alle privatizzazioni , ma non aveva potere nel Parlamento russo per non far passare la legge che vietasse la svendita delle aziende pubbliche più ricche. A quel punto le banche capirono che avrebbero potuto prestare denaro chiedendo garanzia le azioni dei giganti statali di petrolio, gas e metalli. Immaginavano che il governo non avrebbe riuscito mai a pagare i debiti. Per aggiudicarsi i prestiti avrebbero partecipato ad un’asta vietata agli istituti stranieri, così i russi non avrebbero protestato.

In poco tempo i pacchetti di controllo delle più grandi aziende del petrolio del petrolio e dei metalli passarono nelle mani di un gruppo di banchieri privati con amicizie politiche influenti. Potanin ottenne la Norilsk Nickel , il più grande produttore di nickel del mondo ; Boris Berezovskij e il suo amico Abrahamovic la Sibneft per 100 milioni di dollari ( nel 2006 Abrahamovic ha venduto la sua quota a 9 miliardi di dollari) , e Khodorkovskij si prese la Yukos , una delle più grandi aziende petrolifere del mondo.

Pochi ricchi , e tanti poveri. In quello stesso periodo le città russe diventarono teatro di una sanguinosa guerra civile: bande armate si scontravano quotidianamente. Il rapporto degli oligarchi con la criminalità è piuttosto complesso. Non tutti i piccoli delinquenti sono diventati proprietari di aziende petrolifere, però tutti i personaggi più in vista del paese, negli Anni Novanta, avevano servizi di sicurezza privati guidati da ex generali del Kgb o ex capi di polizia. In provincia , invece, i problemi venivano risolti con la violenza. Quando la campagna contro la Yukos entrò nel vivo , molti hanno dichiarato di essere stati minacciati o aggrediti dai servizi di sicurezza dell’azienda.

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Dopo aver preso il controllo della Yukos , Khodorkovskij e la sua squadra cercarono di rendere l’azienda redditizia. Intanto l’economia russa crolla , come la Menatep. Eltsin era al capolinea , e Putin un ex semisconosciuto agente Kgb , era diventato primo ministro. Sei mesi più tardi diventò presidente. Il primo punto era sistemare le cose con gli oligarchi.

Nessuno sapeva cosa era capace Putin. ora tutti lo sanno. Gusinskij , ex proprietario del canale televisivo Ntv, era conosciuto al paese e in Occidente come indipendente , infatti il suo canale televisivo era molto critico sulla guerra in Cecenia. Sembrava inattaccabile. Ma la strategia di Putin era mandare il padrone in galera per pochi giorni e mandare alcuni agenti con il volto coperto nei suoi uffici. Gusinskij uscito da prigione fuggì in Spagna. Ora Ntv manda in onda polizieschi russi.

Khodorkovskij invece era irremovibile. Si sentiva sicuro. Partecipò nel 2000 ad un incontro con Putin , il quale propose un accordo agli oligarchi di tenersi fuori dalla politica , e lui non avrebbe indagato sulle privatizzazioni che li hanno portato al potere. Khodorkovskij fece , però, il contrario di quello che Putin le aveva detto di non fare. Diede vita alla Fondazione Open Russia e cominciò a finanziare i mezzi d’informazione indipendenti. Open Russia organizzava seminari sul giornalismo e sulla democrazia.

Nello stesso tempo Khodorkovskij cercava di rimanere un ricco imprenditore , versando denaro ai vari partiti politici. Trasformò Yukos in un gigante petrolifero moderno ed efficiente. E lavorò molto anche sulla sua immagine pubblica. Tra il 2000 e il 2003 Khodorkovskij investì milioni di dollari in pubbliche relazioni. La strategia funzionò. nel 2003 la Yukos divenne il primo produttore russo superando la Lukoil. Khodorkovskij era l’uomo più ricco della Russia, secondo Forbes.

Ma qui cominciò la sua caduta. Nel 2003 fu arrestato Pichugin , un ex maggiore del Kgb che era diventato viceresponsabile della sicurezza della Yukos. Una settimana dopo fu perquisita la sede di Mosca della azienda petrolifera e poco tempo dopo , Lebedev ( capo del gruppo Menatep) fu arrestato in ospedale. Pichugin fu accusato di aver ucciso cinque nemici della Yukos e della Menatep. Nevzlin, dirigente della Yukos, fu accusato di essere mandante di Pichugin. la tv lo descrisse come serial killer.

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Nel processo a Pichugin, considerato colpevole , i testimoni hanno fornito deposizioni diverse , ritrattando o aggiungendo dettagli. Alcuni di loro erano noti criminali. Alla fine l’uomo è stato condannato all’ergastolo , ma molti considerano il processo montato di sana pianta.

A Putin quando chiedono di Khodorkovskij risponde che è in prigione perché colpevole di diversi reati , tra cui l’omicidio. Qualche mese lo ha paragonato ad Al Capone. Putin ha costruito il suo potere contro il caos e l’instabilità degli anni Novanta , e Khodorkovskij era stato collegato agli aspetti peggiori di quel periodo. Gli arresti di uomini della Yukos , in Russia, è tata la fine dell’inizio: le indagini vengono aperte su richiesta del Cremlino o di un concorrente. L’intero sistema somiglia ad un negoziato: capito l’avvertimento, si comincia a trattare.

Nei mesi successivi agli arresti dei suoi uomini Khodorkovskij fece esattamente il contrario. partì per un giro d’incontri per tutto il paese e discusse di politica e democrazia. Tenne discorsi anche a Berlino e Washington. A Mosca dichiarò che non sarebbe scappato. A ottobre del 2003 , mentre stava decollando con il suo aereo da un aeroporto siberiano fu arrestato da agenti delle forze speciali. Il colpo fu durissimo, non mangiò per un intera settimana.

In Russia due erano i colpevoli del male : Khodorkovskij e Lebedev. Questi uomi8ni avevano , con la Yukos e Menatep, approfittato di una serie di scappatoie legali , soprattutto per evadere le tasse. Avevano venduto petrolio sottocosto ad un affiliato off-shore , che poi lo rimette in commercio guadagnandoci su. Non era corretto , ma non era illegale. Putin stava cercando un capro espiatorio e doveva mandare un messaggio ad altri oligarchi. In quel periodo Khodorkovskij era diventato un serio problema per il paese.

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La Yukos ormai in bancarotta, a causa degli arretrati fiscali del governo, fu rilevata da Sechin, capo del gabinetto e amico intimo di Putin. Khodorkovskij e Lebedev furono condannati a 9 anni da scontare in una colonia penale siberiana. Anche Nevzlin fu condannato, ma riuscì a fuggire in Israele.

Khodorkovskij ormai solo e in galera cominciò a scrivere. Pubblicò due lettere sul quotidiano russo Vedomosti.Con la prima dichiarò la morte dei liberali post-sovietici e la morte della loro politica. Nella seconda sosteneva che alcuni uomini di una fazione del Cremlino volevano entrare in possesso della sua azienda petrolifera, finisce la lettera scrivendo che ormai lotta non per la proprietà , ma per se stesso , per il diritto di essere se stesso.

Scrisse altre lettere chiedendo una svolta progressiva nella politica russa. Khodorkovskij deve ora affrontare un altro processo , è accusato di aver rubato tutto il petrolio della Yukos fra il 1998 e il 2003 – circa 300 milioni di tonnellate – e di aver evaso le imposte per 30 miliardi di dollari ( come Al capone appunto). Nessuno dubita che la sentenza sarà decisa dal Cremlino. Non si capisce una cosa , questo dramma per il Cremlino sta andando avanti oltre la sua utilità : la Yukos non esiste più , la raccolta delle tasse nel settore petrolio e gas è migliorata, e qualunque malsana idea degli oligarchi è stata spazzata via. L’affare Khodorkovskij , come la seconda guerra cecena, non si è ancora chiuso.

madyur

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