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La caduta di un mito

Creato il 19 novembre 2019 da Simone D'Angelo @SimonDangel

Sei ex calciatori italiani su dieci sono a rischio povertà. Sembra un paradosso ma Guglielmo Stendardo, difensore e avvocato, spazza ogni dubbio: nel nostro Paese solo il 10% dei circa 3mila giocatori professionisti percepiscono ingaggi che possono permettere loro di non lavorare dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, tutti gli altri devono pensare ad un impiego. La situazione è più grave rispetto al resto d'Europa, dove il rischio riguarda quattro professionisti su dieci a cinque anni dal ritiro.

Istruzione carente e investimenti finanziari sbagliati sono le cause principali all'origine dei problemi economici degli ex atleti delle Serie A e B e della Prima Divisione. Se si escludono casi rari come lo stesso Stendardo o Giorgio Chiellini, laureato in Economia, la laurea resta un tabù: il 70% ha infatti solo la licenza di terza media.

La tendenza ad avere un tenore di vita elevato durante gli anni di attività non aiuta in quanto il ridimensionamento è complicato. La mancanza di educazione finanziaria accomuna i calciatori senza distinzioni tra Palloni d'Oro, campioni e "pedatori" di serie minori.

"In troppi trascurano le più elementari regole degli investimenti per colpa di errori grossolani di valutazione e di frequente anche scelte di procuratori senza scrupoli che non fanno gli interessi dei giocatori ma li conducono a rovine finanziarie - afferma Stendardo - Serve rispetto delle regole e onestà nell'affrontare i problemi ma soprattutto una rivoluzione culturale in questo sport".


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