La Casa Sfuggita (di I. Zuccon, 2003)

Creato il 13 marzo 2013 da Frank_romantico @Combinazione_C

Mi sono accorto che questa settimana è iniziata all'insegna dell'horror qui su Combinazione Casuale. La cosa è quasi ovvia, visto che l'horror è il mio genere preferito, ma quelli di cui ho parlato non sono propriamente horror bensì horror commedy. Poi mi sono reso conto che pochissime volte ho parlato di horror italico qui da me e me ne dispiaccio. Ora, se penso al regista di genere più importante dell'ultima decade qui in Italia, mi viene in mente solo Ivan Zuccon. Un nome che ai non appassionati dirà veramente poco, perché guarda caso sto signore qui da noi continua ad essere parzialmente sconosciuto mentre in altri paesi (tra cui Germania e Giappone) è una specie di star. 
Allora, Zuccon è l'unico tra i registi horror contemporanei a poter essere considerato lovecraftiano. E non perché questo aggettivo fa tanto figo o intellettuale nell'ambiente:
"Ehy, ma lo sai che il tuo film è molto lovecraftiano?" e giù analisi sull'Altrove e sull'orrore cosmico e magari il film parla di una tazza del cesso da cui escono tentacoli.
No, Ivan Zuccon è lovecraftiano nel vero senso del termine perché prende lo scrittore di Providence e lo porta sullo schermo. Letteralmente. Colour from the Dark (2008) ad esempio, oppure La Casa Sfuggita (2003).Ecco, La Casa Sfuggita. La mia seconda esperienza col regista. La prima era stata Malestrom - Il figlio dell’altrove, che dopo una partenza coi fiocchi si era rivelata una vaccata da dimenticare. Invece La Casa Sfuggita, nonostante evidenti difetti dovuti soprattutto al budget ultraridotto, è stata tutta un'altra cosa.
Alex è uno scrittore che si reca assieme alla fidanzata Rita in una albergo abbandonato, la Locanda al Crocevia, un tempo scenario di misteriosi e inspiegabili omicidi. I due passano la notte nel luogo per poter sperimentare di persona la fama sinistra del luogo dove tanto tempo prima uno scrittore, una violinista e un matematico erano precipitati in un vortice di orrore, sangue e violenza.

Zuccon viene dalla sala montaggio e si vede, perché il montaggio è la cosa più riuscita del film. Pregio non comune, considerato il volume di fatti, informazioni e suggestioni che si addensano per tutta la durata della pellicola. Una storia che si sviluppa su due piani temporali (forse addirittura tre) che alla fine vengono a coincidere, o meglio, a confondersi. La sceneggiatura, firmata da Enrico Saletti e dal regista stesso, fonde tre opere dello scrittore americano (La Casa Sfuggita, La Musica di Erik Zann e La Casa Stregata) e ne trae una narrazione omogenea e (in)coerente che mostra tutti suoi limiti nel finale. Ma non importa perché 70 minuti su 90 di film compiono il miracolo e riescono in una cosa rara per il cinema nostrano: terrorizzare lo spettatore. Un terrore sottile che si trasforma in inquietudine e poi torna ad essere terrore, in un andirivieni costante e visionario reso dall'originalità di certe inquadrature.
Ora, se l'intento era quello di tradurre in immagini le visioni del più grande scrittore fanta-horror di sempre, il risultato è addirittura sbaloditivo. Non si tratta di suggestioni e ispirazioni come in certe opere di Carpenter e Fulci. Si tratta di vere e proprie trasposizioni con un pizzico di autorialità, di un confronto impari sulla carta ma che nella pratica diventa riuscitissimo. Perché ne La Casa Sfuggita abbiamo l'Altrove che si riversa nella realtà, la nostra realtà, e lo fa con spietata visionarietà. Lo splatter, seppur presente, è funzionale alla storia ma basta una finestra che sbatte o il buio che penetra una stanza vuota e in penombra, bastano rumori e visioni prima suggerite e infine rappresentate per smuovere nello spettatore corde che solo la parola scritta era stata in grado di far vibrare. Che tutto ciò sia stato possibile con un budget infimo e attraverso un lavoro self made (Zuccon cura la regia, la fotografia e il montaggio) è incredibile. Che tutto sia passato sotto silenzio solo perché auto-prodotto lo trovo disgustoso. Per fortuna Zuccon, nel tempo, è riuscito ad attirare su di se parte di un'attenzione mediatica che si sarebbe meritato fin dal principio. 
Ovviamente non stiamo parlando di un lavoro perfetto, anzi. L'estetica è tra il b-movie e il prodotto televisivo. La fotografia, soprattutto negli esterni, lascia a desiderare; il sonoro troppo spesso è impreciso e gli attori (soprattutto i due protagonisti "morali" Giuseppe Lorusso e Federica Quaglieri) sono da telenovela. Infine la carne messa al fuoco è troppa, il lavoro risulta confuso fino a divenire indecifrabile con il passare dei minuti. Cosa non necessariamente negativa ma che avrebbe meritato un'attenzione più specifica già in fase di scrittura. Però, lasciatemelo dire, mettere i puntini sulle i in questo caso è come cercare il classico pelo nell'uovo. Il film fa paura e non prendetevela se per me è l'unica cosa che conta. Ne ha fatta tanta a me e al diavolo l'oggettività dell'analisi cinematografica. Io non sono un critico mentre Ivan Zuccon è un regista, coi controcazzi tra l'altro. L'ha dimostrato nei film seguenti che ha diretto, lo dimostrerà ancora di più in futuro. Di questo sono più che certo. Ad avercene altre di personalità così, in Italia.   La Casa Sfuggita è una perla da riscoprire. Può non piacere, addirittura fare schifo, ma merita una visione, merita di essere anche accantonata ma con cognizione di causa. Insomma, merita considerazione, che poi piaccia oppure no.


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