La catastrofe della Maddalena dopo il trasferimento del G8

Creato il 30 settembre 2013 da Molipier @pier78
Genny Sangiovanni vedi altri articoli 30 settembre 2013 09:30

L’isola della Maddalena, isola maggiore di uno degli arcipelaghi più belli del Mediterraneo, è stata vittima dell’abbandono.

Il G8 che doveva tenersi sull’isola della Maddalena nel 2009 è costato 400 milioni di euro di denaro pubblico solo per i lavori di restauro dell’ex Arsenale (base militare statunitense). Lavori che hanno consegnato 27mila metri quadrati di edifici, 90mila metri di aree a terra e 110mila metri quadrati di mare ad un progetto mai avviato: un polo di lusso per la vela gestito dalla Mita Resort dell’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.

Quando, dopo il terremoto all’Aquila, il governo annunciò il trasferimento della sede del G8 dalla Maddalena al capoluogo abruzzese, il capo della protezione civile di allora, Guido Bertolaso, rassicurò gli abitanti dell’isola promettendo che i lavori sarebbero finiti. Comunicò anche di aver lasciato in eredità all’isola una Grande Opera che avrebbe rilanciato l’economia del luogo (che dal 2006, con la chiusura della base militare statunitense, aveva subito un rallentamento).

Nel 2010 è stato annunciato un bando per l’assegnazione del complesso costruito, tra cui due hotel a cinque stelle (uno dei quali è costato 742mila euro a stanza) che nessuno sembra volere. L’ex Arsenale viene assegnato alla Mita Resort (non senza ricorsi da parte degli esclusi) per 40 anni; la società avrebbe dovuto pagare 31 milioni di euro in tre rate alla Protezione Civile e un canone annuale alla Regione di 60mila euro per la durata della concessione.

La società della Marcegaglia non ha pagato tali soldi ma ha anche fatto richiesta di danni allo Stato che, non avendo mai consegnato i verbali del collaudo ne bonificato l’area, risulta inadempiente.

Intanto la Maddalena, che nel 2009 era stata battezzata “sito di interesse nazionale”, viene declassata a “sito di interesse regionale” dal ministro dell’ambiente Clini del governo Monti. Questo comporta un affidamento dell’opera agli Enti Locali che non hanno le risorse per completare le bonifiche ed il collaudo richiesto per poter utilizzare le strutture.

La regione Sardegna, ogni anno, paga 500mila euro di Imu per strutture architettoniche di avanguardia in cui nessuno ha mai messo piede, neanche per fare manutenzione.

Ma l’abbandono della struttura e la conseguente evidenza dello spreco dei soldi non è tutto. Un altro disastro, questa volta ambientale, si è verificato in questi anni.

Durante i lavori per il G8 si sarebbero dovuti bonificare 60mila metri cubi dello specchio d’acqua dell’ex Arsenale, ma una bonifica sommaria e rapida ha, di fatto, inquinato il doppio dell’area. La bonifica del 2009 è stata effettuata grattando 50 centimetri di fondale marino che ha smosso i veleni depositati in mezzo secolo dalla Marina Militare italiana.

Il drenaggio è stato fatto a sbalzi per accumulare più detriti in minor tempo. In questo modo si sono disperi nel mare materiali quali il mercurio, amianto, idrocarburi pesanti ed arsenico che le correnti marine hanno trasportato fino ai confini delle acque del Parco Nazionale obbligando ad una nuova bonifica (in un area doppia) per la quale non ci sono fondi.

Nessuno ha ancora calcolato quanto questo abbia intossicato l’eco-sistema.

Fonti

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/09/24/news/lo_scandalo_del_g8_alla_maddalena-67157718/?ref=HREC2-9

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/09/26/news/maddalena_le_promesse_tradite-67303972/


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