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La Certosa di Padula

Creato il 18 settembre 2017 da Viaggimarilore

Il Vallo di Diano è una regione, tra Campania e Lucania, ricca di suggestioni naturalistiche e culturali. A differenza di altre subregioni della stessa Campania, come ad esempio il Cilento, è ancora poco nota al grande turismo. Forse è proprio questa la sua bellezza. Tra tutto ciò che il Vallo di Diano offre, la Certosa di San Lorenzo a Padula è senz’altro il capolavoro dei capolavori, ciò per cui vale davvero la pena di abbandonare l’Autostrada del Mediterraneo, la Salerno-Reggio Calabria, e di fare un salto indietro nel tempo.

La Certosa di Padula

La sua fondazione risale agli inizi del Trecento per volere del signore locale, marchese Marcello Sanseverino. Era realizzata in modo tale da avere al livello inferiore gli ambienti di servizio e al piano superiore i luoghi dei monaci, sia della vita in comune (cenobitica) che per la meditazione eremitica. Era già immensa all’epoca e fu la prima ad essere costruita nel Regno di Napoli. Nel corso dei secoli subì numerosi rimaneggiamenti che hanno stravolto completamente il complesso originario: dal Seicento in avanti infatti numerosi interventi sono stati volti dapprima ad abbellirla e arricchirla di spazi, arredi e opere d’arte; nell’800 ebbe invece alterne fortune, a partire da una prima soppressione dell’Ordine religioso da parte dei Francesi e poi definitivamente col Regno d’Italia. Infine, un capitolo doloroso della nostra storia recente la riguarda: durante la II Guerra Mondiale fu utilizzata come campo di concentramento. Da luogo di pace, Dio e spiritualità a luogo di orrore e morte in poche semplici mosse.

La Certosa di Padula

Vista panoramica della Certosa di Padula

L’ingresso monumentale del complesso della Certosa immette in un grande cortile. Sul fondo si staglia la facciata della Certosa vera e propria. Il percorso di visita immette da subito in un chiostro, il chiostro della Foresteria, sul quale affacciano alcune sale e dal quale si accede al piano superiore, porticato, con le lunette affrescate con paesaggi variegati: non fa parte del percorso, per cui ci accontentiamo di vederle da giù. Sul chiostro affacciano alcune stanze e da qui inizia il percorso attraverso la chiesa nelle quali i frati si riunivano in preghiera. La chiesa, divisa in due parti, è eccezionalmente ricca. Vi si accede tramite un portale ligneo del Trecento, scolpito con le storie di Sal Lorenzo. Nella prima parte, la più distante dall’altare, trovano posto i sedili lignei del coro cinquecentesco: tutti in legno intarsiato, ognuno diverso dall’altro, un capolavoro di artigianato artistico che a me personalmente affascina tantissimo.

La Certosa di Padula

Certosa di Padula, la zona del coro

La seconda parte della cappella, cui si arriva passando per altre piccole stanze e cappelline laterali, è dominata dall’altare e dagli affreschi alle pareti tra i quali si riconosce il martirio di San Lorenzo, cui è dedicata la Certosa. Stucchi e dorature la fanno da padroni: siamo nel Barocco più puro, settecentesco, che qui come a Napoli dà esiti incredibili.

La Certosa di Padula

Certosa di Padula, l’altare maggiore della chiesa

Proseguendo oltre, attraverso altre sale e cappelle, ci si affaccia sul Chiostro dei Morti, che a me ricorda tanto un qualche giardino siciliano arabeggiante: sarà la palma (seccata) e la cupoletta che si sporge, ma mi sembra quasi di essere in Sicilia. Il riferimento ai morti probabilmente parla di un antico cimitero posto qui, probabilmente da riferirsi ai più antichi monaci che risiedevano nella Certosa. Sul chiostro si affaccia la tomba del Fondatore, ovvero di Marcello Sanseverino, il benefattore al cui impulso si deve la costruzione della Certosa.

Proseguendo, arriviamo al Refettorio e alla cucina. Ecco, la cucina è splendida: l’ambiente, piuttosto grande è coperto da una volta a botte. Il protagonista della stanza è un grandissimo camino con piano di lavoro e cottura, mentre sul lato di fondo è affrescata una scena di deposizione dalla croce. Lungo le pareti corrono fino ad una certa altezza piastrelle in maiolica gialla e verde, mentre in una vetrina sono sistemati piatti e contenitori in ceramica medievale e cinquecentesca, di fabbricazione e provenienza varia, persino dalla Liguria.

Fuori dalla cucina un piccolissimo cortiletto di servizio nel quale ospita il lavatoio. Infine si trovavano le cantine per la produzione e conservazione del vino. I monaci non si facevano mancare niente!

Proseguendo, il Chiostro Grande è un’amplissima passeggiata porticata sui quattro lati sui quali affacciavano le celle dei monaci: alcune sono visitabili, e davano su un piccolo cortile/giardino esterno. Il chiostro, così perfettamente geometrico, scandito da 84 pilastri, si riferisce ad un modello piuttosto celebre: il chiostro di Santa Maria degli Angeli a Roma (oggi parte del percorso di visita del Museo delle Terme di Diocleziano) progettato da Michelangelo.

Infine, si giunge allo Scalone monumentale, che non ha alcuna funzione pratica (e infatti non ci si può salire), ma rappresenta simbolicamente la scala del paradiso e che è un capolavoro di architettura barocca realizzato da Gaetano Barba.

La Certosa di Padula

Certosa di Padula, il Chiostro Grande con vista sul borgo di Padula

Fin qui abbiamo esplorato la Certosa in quanto monumento. Ma la Certosa ospita anche il Museo Archeologico della Lucania Occidentale e il Lapidario annesso: dedicato alla storia più antica del territorio, accoglie i corredi funerari delle necropoli preromane di Padula e di Sala Consilina. Ne ho parlato più diffusamente qui.

Alla Certosa era annesso un grande parco. Di fatto il perimetro del complesso è davvero molto ampio, come si può osservare molto bene da Padula, il borgo medievale arroccato sulla montagna retrostante in posizione panoramica sulla vallata. La Certosa, invece, sorge in valle, nei pressi dell’antico tracciato della via Popilia, la via romana che arrivava in Lucania. Fulcro religioso, economico e sociale nel Vallo di Diano, ancora oggi domina e caratterizza il territorio. Un monumento imperdibile.

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