la Cgil (sindacato dei pensionati) si è accorta del contratto unico proposto da Pietro Ichino (che deve vivere sotto scorta, perchè minacciato di morte dalla cultura di sinistra), da Newsletter Pietro Ichino – n. 288

Creato il 17 marzo 2014 da Paolo Ferrario @PFerrario

SE ORA È LA CGIL A RIVENDICARE IL “CONTRATTO UNICO
Si è accorta finalmente che la difesa a oltranza della vecchia disciplina dei licenziamenti sta producendo la sparizione delle assunzioni a tempo indeterminato e adesso chiede di discutere di rapporto a tempo indeterminato a protezioni crescenti Prendiamola subito in parola:

È andata così: dall’inizio della passata legislatura sinistra Pd e Cgil hanno fatto muro contro la flessibilizzazione del contratto di lavoro a tempo indeterminato, accettando piuttosto la progressiva liberalizzazione del contratto a termine e spingendosi a proporne nuove forme – come il “contratto unico di inserimento formativo” - pur di evitare che “si toccasse” la disciplina dei licenziamenti nel rapporto stabile. Hanno messo in croce e poi in quarantena Paolo Nerozzi, ex-segretario nazionale Cgil, quando si permise di presentare un disegno di legge modellato sul progetto di contratto unico Boeri Garibaldi; per non parlare delle mie proposte di semplificazione e snellimento della disciplina del contratto a tempo indeterminato, che erano tacciate di “liberalizzazione selvaggia”. In questa legislatura Cgil e sinistra Pd hanno continuato a fare muro contro ogni ipotesi di sperimentazione, per quanto circoscritta, di un contratto a tempo indeterminato a protezioni progressive, sostenendo che si dovesse invece puntare tutto sull’apprendistato. Risultato: prima il ministro del Lavoro Giovannini è stato costretto a restar fermo per otto mesi, poi il suo successore, sollecitato dal Presidente del Consiglio ad agire per sbloccare il mercato del lavoro, ha dovuto limitarsi a mettere in cantiere un decreto-legge che liberalizza i contratti a termine fino a un massimo di 36 mesi e a sfrondare la disciplina dell’apprendistato, senza toccare il tabù.

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