Non appena scorgo la copertina del libro nel vagone affollato, non posso fare a meno di ripensare all’intensità di quella lettura ed al film che ne era stato tratto e che, una volta tanto, tentava d’essere fedele alla fonte originaria. Il libro in questione è La città della gioia di Dominique Lapierre: è un’edizione economica, dalle pagine ingiallite e dalla copertina che fa “le orecchie”. Anche la sua proprietaria è degna di nota: una suorina minuta, dall’età indecifrabile e dal naso appuntito. Legge da dietro un paio di occhiali tondi, reggendo il libro con una mano sola mentre con l’altra si tiene la fronte appoggiando il gomito al corrimano.