La comunicazione che divide

Creato il 29 luglio 2013 da Beatriceverga

Ho sempre pensato che uno degli aspetti più affascinanti della comunicazione sia insito nella sua potenza di unione, nella capacità di rappresentare un punto di riferimento per diverse istanze. Quando mi sono trovata davanti all’ultima campagna Yamamay, dedicata nello specifico al tema del femminicidio, mi sono chiesta quanto possa essere valida la mia considerazione, ovviamente carica di soggettività.

La visione completa del lavoro non ha ovviamente potuto prescindere dalla visione delle pagine social del brand, in particolare quella di Facebook. “Ferma il bastardo“: una frase che ha il dichiarato obiettivo di scuotere, di rappresentare un focus anche scomodo in un contesto di lapalissiano overload informativo, che ci vede tutti oggetto quotidiano di un flusso di contenuti dal quale non possiamo (e certe volte neanche vogliamo) difenderci in alcun modo.

Mi ha fatto pensare la frase, e mi hanno fatto pensare i commenti sottostanti al post appositamente dedicato alla campagna. Ho letto frasi di una rabbia spaventosa, alcune sconfinanti anche nell’invito a rispondere nel medesimo modo: con la violenza omicida, con la cancellazione dell’esistenza e della storia di una persona.

Qualcuno potrebbe obiettare affermando che queste persone si sentono magari in qualche modo difese dalla rete, parte di un contesto in cui la community è in grado di fare quadrato e di commentare/risolvere le loro criticità. Si tratta di un aspetto di indubbia rilevanza, che non deve essere per nulla sottovalutato (vedi il recente caso della compagna di Massimo di Cataldo). Quello che non riesco a tollerare è però l’enfasi sulla deriva di questo ambito, che porta a una stagnazione a mio avviso pericolosissima in chi potrebbe risolvere tutti i nodi, decidendo di prendere in mano la propria vita e di denunciare.

Non voglio alzare nessuna bandiera a favore dei tanti che considerano il femminicidio un allarme appositamente confezionato per certi salotti tv, però non posso fare a meno di chiedermi quanto sia effettivamente performante una comunicazione che punta scuotere gli istinti più che a guidare l’utenza a un approccio critico alle circostanze.

Credo nella potenza della donna, credo nella sua straordinarietà, ma credo in maniera altrettanto forte nella bellezza interiore di uomini che non riesco a inglobare in uno stereotipo becero, provinciale e decisamente animalesco. Sopra a tutto ciò amo però la comunicazione come atto di omaggio all’uomo in quanto animale sociale, capace di rendere onore, attraverso la propria intelligenza, alla meraviglia che è il vivere assieme in maniera costruttiva. Riconosco in tutto questo un certo grado di utopia, ma mi piace tenermelo stretto, soprattutto quando vedo approcci a problemi enormi a mio avviso diametralmente lontani da qualsiasi tipo di soluzione.

Photo credit Facebook.com/ILBASTARDO



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