La conchiglia di vale

Da Nina
Oggi vi presento Vale, la sua esperienza di vita, la sua lotta con una malattia subdola e terribile: l'endometriosi.  L'ho conosciuta anche io, sul mio percorso non mi sono certo fatta mancare questo incontro, ma a differenza di lei era circoscritta e con un'operazione ho potuto risolvere. Almeno credo, perché essendo silenziosa e interna nessuno sa darti la certezza. Le conseguenze invece sono certe e ti accompagneranno per sempre, conseguenze che si chiamano: dolori insostenibili a ogni ciclo mestruale (nei casi più gravi anche al di fuori, invalidandoti), danni agli organi riproduttivi (a volte  fino all'asportazione), aderenze che riducono sensibilmente le tue possibilità di concepire naturalmente. Ma in un modo o nell'altro sono andata avanti, perdendo pezzi per strada, trasformando il male e la pena in una risorsa. Fino a trovare la soluzione grazie alla scienza: la Fecondazione Assistita.  Ma Infertile ero e Infertile resto.  Non smetterò mai di sentirmi tale. Anzi, nel mio caso sarebbe più corretto parlare di sterilità, (ma è una parola davvero brutale e preferisco non definirmi così), perché non potrò mai concepire in modo naturale e se non esistessero queste tecniche mediche, io non avrei mai avuto un figlio. E quando fai i conti con la malattia, qualunque essa sia, lei ti mette di fronte a ciò che conta veramente, all'essenziale e ti cambiano le priorità, la scala di valutazione delle cose, guardi alla vita in un altro modo: più intenso, più attento e consapevole. Perché senza di lei, senza la salute, non esiste nient'altro e questa che sembra essere un'ovvietà, quasi una banalità (penso al detto: quando c'è la salute c'è tutto), è la sola verità.
'La nostra è una strada in salita. Ogni passo una nuova scoperta e non sempre piacevole. Capisco il tuo stato d'animo, anche io quando ho saputo delle tube, che dovevo toglierle, mi è caduto il mondo addosso. Ma poi mi sono rialzata, come sempre, ringraziando la vita perché continuava a darmi problemi a cui c'è una soluzione. In questo modo posso continuare ad avere speranza, il destino mi concede ancora delle chance e non è poco, non è scontato. Perciò dopo il dolore c'è sempre la rinascita e così sarà anche per te. Più la strada si fa faticosa, più le sfide aumentano, più la determinazione e la forza che dovremo metterci serviranno a dimostrare quanto ci crediamo, quanto lo vogliamo. Per me l'intervento è stato provvidenziale, è stata anche la risposta ad anni di domande: ora so perché non rimanevo incinta e perché fisicamente stavo male. Forse anche il tuo problema è arrivato per dirti: 'Sono io la causa', ma una volta eliminato le possibilità aumenteranno. Lo so, vorresti una vita semplice e liscia liscia, come l'olio, ma non è così. Questo ci è toccato e possiamo solo fare il meglio, dare il massimo, per vivercela nel migliore dei modi, per essere felici comunque. Se capita a noi, vuol dire che abbiamo le risorse per affrontarlo'.

Questo scrissi a lei e questo ripeto a me e a voi, che ancora combattiamo contro i nostri mostri, che ognuno ha i suoi.

LA CONCHIGLIA DI VALE

Illustrazione di Francesca Ballarini
*
Mi sono chiesta molte volte in questi ultimi giorni se inviarti la mia conchiglia oppure no, per due semplici motivi: non sono bravissima a scrivere (a scuola non ho mai preso più di 6 in un tema) e quindi non so se riuscirò ad esprimere le mie emozioni, ma soprattutto per il fatto che ho letto nel tuo blog tante storie, e la mia rispetto alle altre non ha nulla di speciale. Poi ho pensato che forse, per chi legge, potrebbe essere motivo di riflessione come lo sono state le altre conchiglie per me o, che ne so, che nel mio percorso ci si possa trovare qualcosa che io ancora non riesco a cogliere. Quindi ci provo!!
Ero in seconda media quando ho avuto il mio primo ciclo e da allora ogni mese della mia vita (oggi ho 33 anni) è stato scandito puntualmente da dolori fortissimi e insopportabili. Io ho sempre pensato che non fosse normale soffrire in quel modo, anche perché confrontandomi con le mie amiche ero l’unica ad avere certi sintomi così forti che a volte mi facevano anche svenire! Ma era ormai un dato di fatto, una mia caratteristica; ho imparato a conviverci, a gestire la mia vita e a non farmi condizionare più di tanto. Fino al 2004. Una notte mi sono svegliata con dei dolori alla pancia allucinanti, da togliere il fiato; questi episodi si ripetevano senza motivo, in qualunque momento della giornata; non potevo gestirli o prevederli; così ho cominciato ad avere paura di uscire, di guidare, di fare anche le cose più semplici… Non capivo cosa mi stesse succedendo. Perciò dopo supposizioni varie sono andata dalla mia gine accompagnata da mia madre. Mi visita, poi mi fa sedere e mi domanda a bruciapelo: “Ma tu vuoi dei figli?” Ed io dentro di me: “Questa è matta!” E lei: “Fai dei figli subito da giovane perché se aspetti troppo tempo non riuscirai più a farli!!!!” Poi rivolta a mia madre: “E lei non vuole diventare nonna?” La scena stava diventando veramente assurda…  Comunque alla fine è riuscita a dirmi che avevo una ciste di endometriosi in un’ovaia. E mi spedisce da un suo collega “espertissimo” in questo tipo di malattia. Da quel momento e poi per molti anni ancora vengo seguita da questo ginecologo che mi sottopone alla mia prima laparoscopia: mi viene tolto quasi tutto l’ovaio dove avevo la ciste. Dopo un anno di pillola per lui stavo bene, l’endometriosi non c’era più, certo potevo essere a rischio recidiva ma se ogni sei mesi mi fossi fatta controllare avrei potuto benissimo avere dei figli. Potevo stare tranquilla e vivere una vita normalissima. Peccato che il ciclo è tornato doloroso come prima… ma secondo lui ci stava, io sono così, è una mia caratteristica. La vita è andata avanti, non mi sono risparmiata, non mi sono pianta addosso ed ho accantonato il problema figli; avevo un ragazzo ma era una di quelle relazioni senza tanti progetti e per me la maternità era qualcosa di troppo importante, da vivere con la persona giusta al momento giusto… Mi sono laureata e la persona giusta è arrivata.
Qui comincia un capitolo nuovo della mia vita fatto di amore, felicità, spensieratezza, progetti, viaggi. Sono stata chiara con Lui fin dal primo momento: gli ho detto che avrei potuto avere dei problemi ad avere figli, ma non gli è mai importato, venivo prima io di tutto il resto, voleva me, poi avremmo affrontato insieme tutto quello che la vita ci avrebbe riservato! Con questo spirito ci siamo sposati, con la consapevolezza che insieme potevamo affrontare tutto, con la voglia di avere una famiglia tutta nostra, con quell’ottimismo e con quella determinazione che si hanno quando si è all’inizio di una cosa nuova, di un percorso di vita… I primi mesi sono stati proprio così; mi ricordo ancora quando, una sera d’estate, parlando con le mie amiche, ho ingenuamente detto che avremmo provato ad avere un figlio, i loro abbracci, la mia e la loro felicità; ero convinta che ci saremmo riusciti, forse con qualche difficoltà ma che come tutte le altre anche io sarei diventata mamma.  Da brava paziente sono andata dal mio gine che mi ha semplicemente detto che sì, potevamo provare, ma che a differenza delle altre coppie, a causa del mio “problemino”, noi potevamo provare per sei mesi e non per un anno; se entro i sei mesi non fosse successo niente sarei dovuta tornare da lui per capire come affrontare la situazione. Naturalmente dopo sei mesi sono tornata. Sono stati sei mesi strani, in cui ad ogni tentativo fallito vedevo volatilizzarsi una possibilità e con lei la mia serenità e spensieratezza. Il gine dopo avermi visitata mi dice che apparentemente non ho niente che non va, che l’endometriosi non si è ripresentata, solo che avendone sofferto ha fortemente abbassato la mia capacità riproduttiva e che dovevamo iniziare con la IUI, senza tante aspettative, perché sicuramente le mie tube erano compromesse. Io, senza rifletterci, accetto subito, tanto grande era il mio desiderio di un figlio che l’avrei fatta all’istante… ma mi sarei dovuta mettere in lista e non mi avrebbero chiamato prima di un anno. In quel momento sono crollata. Era il mese di aprile dello scorso anno.  Ho cominciato a non pensare ad altro, il mio unico obiettivo era quello di avere un figlio. E vedevo intorno a me solo persone che avevano figli, pance, bambini… Stavo impazzendo!
Poi, un giorno di giugno, inizio a stare male: ho delle coliche e dei dolori fortissimi che mi costringono a letto. Non ci arrivo subito, penso che sia un virus, lo stress, il caldo. Da sporadici questi dolori diventano giornalieri, ho problemi ad andare a lavorare, a cena fuori, a fare qualsiasi cosa. Ho cambiato ginecologo; avevo di nuovo una ciste ma nell’ovaio che io credevo buono, sul quale, a mia insaputa, durante la laparoscopia, erano state praticate delle bruciature per eliminare dei focolai di malattia. La dottoressa mi dice che i miei dolori all’intestino molto probabilmente erano dovuti all’endometriosi che aveva compromesso anche quella zona. Lei mi propone la FIVET. Io rifiuto. Non sono contraria, anzi… ma in quel momento stavo troppo male; non sarei riuscita ad affrontare quel percorso né fisicamente né psicologicamente.
Febbraio 2013: Due settimane fa sono stata operata… di nuovo; alla faccia del mio vecchio ginecologo!!! Secondo lui non avevo niente, stavo bene… E invece no, la mia malattia, al quarto stadio avanzato, si è estesa all’intestino, alla vescica, all’utero, alle ovaie e le aderenze erano talmente spesse che probabilmente già le avevo nel 2004! Che dire? Sono allibita di fronte all’incompetenza di un professionista che si crede un luminare del settore: la sua superficialità ha condizionato e trasformato la mia vita. Cercate di capire la mia rabbia…
Penso che il dolore fisico che ho provato (e che mi auguro di non provare mai più) si annulli se confrontato con quello psicologico: troppe volte in questi mesi mi sono sentita diversa, senza futuro, senza obiettivi. Non voglio più sentirmi così. Oggi ho una speranza. Oggi basta una giornata di sole, una risata con le amiche, un gesto di amore del mio Lui per farmi capire che nonostante tutto sono una persona fortunata. Oggi è cambiato il mio modo di vedere le cose, le persone e tutto ciò che mi accade intorno. Oggi voglio stare bene, voglio tornare a vivere una vita normale e penso di aver intrapreso la strada giusta. Poi il resto se deve venire verrà. Un figlio lo desidero ancora e farò di tutto per realizzare questo sogno, ma a quello ci penserò domani… Prima di ogni cosa, ora, ci siamo noi due.
** Voglio ringraziarti Nina perché molte volte ho trovato nelle tue mail e nel tuo blog la solidarietà e il desiderio di condivisione che difficilmente ho riscontrato nella vita di tutti i giorni. E se ho ancora voglia di sognare e di crederci è anche grazie alle testimonianze, che ho letto nel tuo blog, di chi ce l’ha fatta. Grazie del tuo sostegno e della tua presenza nei mei momenti difficili. Sono con te nella tua gioia!!!!
Vale


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