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La Corte Penale Internazionale e la ricerca della verità in Palestina

Creato il 30 dicembre 2019 da Mcc43 @mcc43_

Dopo cinque anni di esami preliminari, la CPI, Corte Penale Internazionale ha annunciato esserci prove sufficienti per indagare su presunti crimini di guerra commessi da Israeliani e Palestinesi in Cisgiordania, Gerusalemme est e Gaza ai sensi dell'articolo 53, paragrafo 1, dello Statuto di Roma. La decisione coincide con una fase di incertezza politica di Israele, avviato alle elezioni in marzo per l'impossibilità di formare un governo e con il primo ministro Benjamin Netanyahu indagato per corruzione. Quali i prossimi sviluppi dopo l'annuncio della Corte?

I capi d'imputazione
Nel corposo documento SITUATION IN THE STATE OF PALESTINE [qui il pre-trial in pdf] del 20 dicembre 2019, la CPI elenca vari settori di indagine, fra i quali: le azioni dello stato di Israele nella guerra di Gaza del 2014 (2251 civili palestinesi uccisi) e nella "Grande Marcia del Ritorno" al confine di Gaza, gli insediamenti di civili israeliani in Cisgiordania e Gerusalemme est, la condotta dell'Esercito israeliano. Nell'annunciare la decisione, Fatou Bensuda, Procuratore Generale, cita espressamente il paragrafo 96, pg.53 del documento: "L'Accusa ritiene inoltre che la portata della situazione potrebbe comprendere un'indagine su reati presumibilmente commessi in relazione all'uso da parte dei membri dell'IDF di mezzi non letali e letali contro persone partecipanti a manifestazioni dal marzo 2018 presso il recinto della frontiera tra la Striscia di Gaza e Israele che, secondo quanto riferito, hanno provocato l'uccisione di oltre 200 persone, tra cui oltre 40 bambini, e il ferimento di migliaia di altre persone."

Reazioni israeliane

Se Netanyhau per sé nega i crimini di cui è accusato e rigetta l'obiettività del Tribunale: "E' il momento di investigare sugli investigatori. Contro di me solo indagini inquinate", al contrario Israele non nega i capi d'imputazione della CPI, ma similmente ne contesta la competenza. Sia per sé, non avendo il Parlamento israeliano ratificato lo STATUTO DI ROMA DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE del 2002, sia per la Palestina che "non è uno stato". Argomentazioni beffarde, essendo entrambe conseguenza di volontà o di politica israeliana. Da Israele sale un coro di voci di biasimo contro la CPI. Alcune palesemente estranee alla realtà istituzionale, per esempio quella di Bezalel Yoel Smotrich, leader di un partito di estrema destra, che chiede al proprio governo di "smantellare l'Autorità Palestinese". Eugene Kontorovich, professore di diritto internazionale e direttore del Kohelet Policy Forum di Gerusalemme, dichiara a Breitbart, media di estrema destra di Steve Bannon: "La CPI ha un pregiudizio anti-israeliano nel suo DNA, dal trattato della sua fondazione in poi ha costantemente imitato l'approccio anti-israeliano degli organismi politicizzati delle Nazioni Unite."
Parla di pregiudizioanti-israeliano, ma la testata come altre in Italia, esce dal limite geopolitico locale e si addentra in quello sociologico sovranazionale ricorrendo ad anti-semitismo, sull'esempio di Nethanyahu, Naftali Bennet e altri. (*)
Yonah Jeremy Bob ("analista legale, d'intelligence, terrorismo, cyber attacks, armi di distruzione di massa, collegato al governo dai precedenti incarichi nell'IDF, nei Ministeri degli Esteri e della Giustizia") sul Jerusalem Post si concentra su Fatou Bensouda. Impropriamente sulla sua persona femminile "Sebbene sia una musulmana del Gambia che a volte indossa abiti tradizionali in stile africano, è altrettanto a suo agio nei moderni abiti da lavoro in stile occidentale." Sul ruolo e, dopo aver ricordato che spesso i membri della CPI provengono come lei da nazioni non amiche di Israele, alterna compiacimento e calunnia: "Bensouda aveva detto che non avrebbe preso direttive dal Consiglio per i diritti umani dell'Onu sui tempi per procedere contro Israele, sebbene sottoposta a una forte pressione già nel 2015. Attese la fine delle indagini condotte dall'Esercito e ora che ha deciso contro Israele sono passati quattro anni e mezzo. Bensouda ha anche difeso efficacemente Israele dalle azioni giudiziarie relative all'incidente della flottiglia di Mavi Marmara del 2010." Tuttavia "nella misura in cui ha deciso la scorsa settimana per un'indagine completa sui crimini di guerra, sta agendo come parte di un gruppo di internazionalisti che si concentrano sulla giustizia per i civili uccisi nelle zone di conflitto, indipendentemente dal contesto. Se la Bensouda è dura con Israele, sia anche dura con gli Stati Uniti e il Regno Unito, per non parlare della Russia e di molte nazioni africane." Diversamente, Gideon Levy su Haaretz, only-the-hague-can-save-israel-gideon-levyRiyad al-Maliki, Ministro degli Esteri dell'Autorità Palestinese (AP): "La Palestina accoglie con favore questo passo atteso da tempo per far avanzare il processo, dopo quasi cinque difficili anni di esame preliminare". Similmente il Presidente Mahmoud Abbas ricorda l'iter lungo e tortuoso toccato ai Palestinesi per accedere alla Corte. La complessa questione è esposta in due articoli di questo blog, del 2014 e del 2015. Per sommi capi: non essendo uno stato, la Palestina non potè ufficialmente ratificare il trattato del 2002; ne ha compiuto il riconoscimento ufficiale nel 2009 accettando così la giurisdizione della Corte e ottenendo dall'Onu nel 2015 il via libera per appellarsi, limitatamente a denunce di violazioni come previste dall'art. 5 dello statuto, il quale recita: "La Corte ha competenze, in forza del presente Statuto, per i crimini seguenti: crimine di genocidio; crimini contro l'umanità; crimini di guerra; crimine di aggressione." si chiede: se non è la CPI, chi è, allora, ad averne l'autorità? Aspettarsi che Israele indaghi su se stessa è una probabilità inesistente, si risponde, ma, con la prospettiva di una indagine internazionale "Forse si avvicina il momento della verità, il momento della sanzione. Sarà un gran bene per Israele. Potrebbe ripulirsi dalle macchie di sangue e dalla terra rubata. Ogni patriota israeliano e cercatore di giustizia dovrebbe ora guardare all'Aia con speranza."

Reazioni palestinesi

Già nel 2013, un gruppo di palestinesi aveva chiamato in giudizio Israele (che non si era presentato) davanti al Tribunale di Coscienza di Kuala Lumpur. Il dibattimento, con le testimonianze palestinesi da Gaza, Sabra, Chatila, l'intervento di Alan Pappe e le arringhe, è esposto in questo articolo KLWCT, Tribunale di Kuala Lumpur condanna Israele /Trial - Palestinians vs Israel and Gen. Yaron.
La sentenza riconosceva la colpevolezza dello Stato e del generale per l'uccisione di massa dei Profughi Palestinesi a Sabra e Chatila, configurata come genocidio e crimine contro l'umanità. Sulle argomentazioni della Difesa (d'ufficio) circa il lancio di razzi da Gaza verso il territorio israeliano, che in alcuni casi hanno colpito dei civili "il Tribunale riconosce trattarsi di reazioni difensive agli attacchi dell'esercito di Israele." Gli atti del processo erano stati trasmessi alla CPI.

Possibili sviluppi dopo l'annuncio della CPI
Prima di aprire un'indagine completa, Bensouda chiede ai giudici della Corte di decretare sul territorio di loro competenza "a causa delle questioni legali e fattuali specifiche e altamente contestate legate alla situazione", ovvero ottenere conferma che il territorio sul quale la Corte può esercitare la sua giurisdizione comprende la Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza, esortando i giudici a pronunciarsi senza indebito ritardo, chiarendo che questo non pregiudica la libertà della Procura di dar corso all'indagine.
Ai profani appare singolare che l'Accusa chieda al tribunale Internazionale di specificare i limiti geografici della propria giurisdizione, ma occorre tenere presente che a crearne le condizioni [vedere pag.21, art.44 del pre-trial pdf] è la concreta situazione di "territorio occupato" in cui vivono i Palestinesi, dove agisce l'esercito di un altro stato per controllo dei propri insediamenti, sui quali la rappresentanza istituzionale palestinese non ha autorità. (**)
La diversa gravità dei crimini da accertare a mezzo dell'indagine si intuisce dalle reazioni diverse delle due parti sottoposte a indagine: i Palestinesi si compiacciono della decisione, che pure sottopone a indagine anche formazioni palestinesi, Israele rifiuta in toto la decisione, nonostante venga messo sotto indagine il suo tradizionale nemico di Gaza, Hamas.

Come reagirà Israele allorché gli inquirenti entreranno nei Territori Occupati, si chiede la Procura probabilmente, ma q ualora una delle parti dovesse impedire l'accesso costituirebbe ostruzione della Giustizia, ossia un crimine aggiunto. Sebbene la Corte Penale Internazionale sia una istituzione indipendente, gli stati membri dell'Unione Europea più amici di Israele e gli Stati Uniti rinunceranno ad esercitare pressioni per vanificare la sua decisione?
Che questo annuncio di Bensouda apre un percorso accidentato per la Giustizia, è dolorosamente evidente. (***)

Note

(*) L'uso di definire antisemitismo le critiche alla politica internazionale dello stato di Israele sortisce intenzionalmente l'effetto di agganciare lo stato con le persecuzioni di cui furono vittime gli Ebrei di ogni parte del mondo. Vedere Lo stato di Israele e la fine della modernità ebraica

(**) Situazione, nelle intenzioni temporanea, creata dagli Accordi di Oslo , 1993, Rabin e Arafat; testo scaricato dal sito del Ministero degli esteri di Israele
THE ISRAELI-PALESTINIAN INTERIM AGREEMENT

(***) Dibattito di analisti di vario orientamento su AlJazeera:

    What will a war crimes probe in the Palestinian Territory achieve? | Inside Story

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