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La crisi economica non risparmia la Sicilia, senza la quale non ci può essere crescita e sviluppo dell’Italia

Creato il 19 ottobre 2011 da Agueci

 

di Ferdinando Russo

La Sicilia, tanto amata nei riconoscimenti come dal turismo internazionale, dalle imprese italiane ed estere e dalle città metropolitane di tutti i continenti, per cultura dei suoi letterati, per il patrimonio artistico, per il lavoro dei suoi figli emigrati e civilmente bene integrati, ambasciatori anche dei prodotti delle aziende agricole e manifatturiere d’Italia a servizio delle persone e delle famiglie, dice ancora grazie al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano[1] che l’ha recentemente visitata.

Si è costatata una sintonia istituzionale con il documento dei Vescovi italiani per il Sud[2] da cui deriva l’amarezza per quest’Isola, un pò “maledetta”, dalla politica litigiosa e demagogica del presente, nei comizi di qualche Regione (Padania) che, guardando ai primi venti elettorali, non si prende cura delle difficoltà del Paese, dal profondo Sud all’intera nazione, anzi fa di tutto per evitare crisi e malaffare.

Dal nostro Presidente, che ha parlato, recentemente, alla facoltà di giurisprudenza della Federico II di Napoli, nel 150° dell’unità d’Italia è venuto ancora un monito a tutto il Paese: “Nella Costituzione e nelle leggi non c’è una via democratica alla secessione”. Un buon servito ai neo separatisti.

E a noi del Sud piace ricordare, come opportunamente ha fatto il Presidente, che nel ’43 e ’44, proprio nella Sicilia ci fu un tentativo separatista che lo Stato e il popolo siciliano, quello forse meno beneficiato dall’unità d’Italia[3], furono determinanti e decisi a bloccare la sfida secessionista (anche allora forse alimentata dall’esterno).

Anzi, proprio dalla Sicilia s’impose nella Costituzione Italiana, quasi a modello per le future Regioni, lo Statuto dell’autonomia, esempio di decentramento autonomista e solidarista, utilizzato più tardi per tutte le regioni del Paese[4]. Il Sud si presentava, proprio dopo la seconda grande guerra, come propositore di una politica istituzionale innovativa, rispettosa delle identità e dei poteri locali.

Il neo federalismo fiscale, municipale ecc, non cancella difetti e ritardi, povertà e rinunce, sperequazioni e distorsioni, che l’ultimo rapporto Svimez[5] drammaticamente riconferma e che il Presidente Napoletano ha segnalato al Governo quando ha detto che il paese non crescerà senza il Mezzogiorno.
Il Mezzogiorno non dimentichi, a questo punto, di fare la sua parte, di guardare alle sue risorse, mentre si avverte sempre di più la crisi economica sul piano dell’occupazione e delle ristrettezze in cui vivono molte famiglie.

Sono quindi opportunamente notificate le preoccupazioni sul necessario sviluppo del Paese, ancora troppo duale, nel pieno della crisi e ciò va attenzionato nel momento in cui il Governo si appresta a proporre iniziative per la crescita, tra fumi di elezioni anticipate, referendum minacciati, e speranze tardive di portare modifiche, pur necessarie, nella legge elettorale esistente e ormai ipotecata dalla proposta referendaria di oltre un milione di cittadini.

Ed è dei giorni scorsi un nuovo allarme sul piano delle infrastrutture del Sud. Anche le infrastrutture, sperate e in agenda nell’UE, sembrano ancora fermarsi a Eboli come il Cristo di Carlo Levi. L’Europa, infatti, vorrebbe proporre di cancellare l’ultimo tratto del corridoio Berlino - Palermo, fermando il corridoio a Bari.

L’allarme è stato lanciato da Di Pietro e dagli osservatori delle infrastrutture europee.

In Sicilia intanto diminuiscono gli appalti di opere pubbliche e aumenta la disoccupazione nel settore edile, mentre l’Istat informa che vive nel Mezzogiorno la metà dei disoccupati italiani.

E l’attenzione si sposta verso i finanzieri cinesi, interessati al Ponte sullo stretto e al porto di Augusta. Non sono solo i sogni di chi viene, riconoscente a Marco Polo, a trovare nella Sicilia la base per i traffici verso la vicina Africa per farci guardare al futuro.

Il Presidente della Repubblica nella sua citata visita a Palermo ha evocato la carta delle risorse della Sicilia e del Sud.

Ricapitoliamole per un’agenda civica, per un promemoria agli immemori parlamentari siciliani, tante volte determinanti per la fiducia al Governo della maggioranza sempre più risicata, e per quanti, nei prossimi mesi, dovranno occuparsi ai programmi di crescita degli Enti Locali e/o ai programmi elettorali della prossima legislatura.

Partiamo dalla posizione centrale dell’Isola nell’area mediterranea, così cara alla pubblicistica di Sturzo: porta per l’Europa tra le più accoglienti, ove faticano le guardie costiere a salvare i barconi degli immigrati in difficoltà.

La Sicilia di “Terraferma”, il film che a Venezia ha raccolto l’interesse della stampa[6], è l’epicentro identitario della contemporaneità.

L’immigrazione crescente, con la Primavera Araba alle porte di cui parla C. Zappa in Avvenire del 4 settembre, rende a prima vista instabile il suo futuro, proprio sulle coste mediterranee.

Il popolo meridionale avverte l’isolamento e la disaffezione nazionale ai suoi problemi, che senza una soluzione, contribuiscono a rendere più difficile il superamento della crisi in atto e i provvedimenti annunciati; per ridurne gli effetti negativi, dovranno tenere presente i dati socio-economici del Sud. Si osservi l’aumento del costo della vita, mentre si riducono il PIL e il reddito da lavoro.

Eppure è nota la sua disponibilità al lavoro, citata e targata dai successi dei suoi emigrati nel mondo e da quello più recente delle sue imprese internazionalizzate, dall’auto alla moda, dalla meccanica di precisione alla microelettronica, all’ottica.

L’associazionismo, più difficile nel mondo dei poveri, può riscoprire le sue potenzialità anche in Sicilia.

Rivolgiamoci di più alle cooperative e alle banche di credito cooperativo per accrescere ulteriormente gli investimenti nel territorio meridionale.

Le strutture di governo vivono alla giornata, nonostante l’apporto delle forze della sinistra, più disponibile nell’Isola rispetto al quadro nazionale a un impegno assieme ad altre forze per lo sviluppo e la crescita.

L’autonomia regionale, inventata e originata dalla cultura storica dei viceré e dalle costituzioni strappate ai conquistatori, sperimenta, così come avvenuto nel corso della prima repubblica, timidi allargamenti nella partecipazione al governo di forze politiche di sinistra, cariche di passione sociale, di tensione legalitaria e presente anche con dirigenti di origine sindacale (il segretario regionale del PD della Sicilia è Giuseppe Lupo, già dirigente CISL).

Si avverte, però, strisciante e avviluppante, “l’emigrazione del potere”, quasi una rinuncia delle istituzioni ad agire, nei territori da cui è stata eletta l’attuale classe dirigente, intrappolata nelle strettoie del bilancio, regolate dal Governo centrale e appesantite da costi elevati per la burocrazia di una moltitudine di enti non rigorosamente legati a piani di settore, rispondenti alle potenzialità delle risorse geografiche, naturali, culturali, umane.

E mentre le infrastrutture fisiche (strade, aeroporti, ferrovie, porti turistici e industriali) si arrovellano tra sogni, ritardi e cadute d’intraprendenze responsabili, tra FAS e speranze nei Cinesi, le infrastrutture scolastiche, universitarie, professionali, culturali, di ricerca, di qualificazione e di aggiornamento, annaspano pericolosamente verso rinunce, scioglimenti societari, senza volontà propositive, quasi di fine impero.

Lo stillicidio e i ritardi nell’autorizzazione all’utilizzo dei FAS, centesimali dal Governo centrale (Fondi che richiedono integrazioni regionali quasi impossibili), bloccano financo le attività di formazione professionale, faticosamente rimesse in moto dalla caparbia determinazione di un dirigente torinese (Albert) e dall’Assessore Centorrino, che vuole mantenere la promessa in presenza di un’alta cassa integrazione, che appesantisce tutto il sistema.

Ciò penalizza le piccole e medie industrie, non crea condizioni di richiamo per nuovi investimenti, depaupera le potenzialità professionali dei giovani lavoratori, non aiuta il reinserimento dei disoccupati.

Ora che anche il citato corridoio Berlino-Palermo sembra restringersi nel Sud, come ieri è avvenuto per l’autostrada del Sole che ha reso lento e difficile l’accesso alla Calabria e alla Sicilia, mentre eleviamo la nostra denuncia verso le Commissioni (non è esclusa quella agricola) della Comunità Europea, siamo costretti, speriamo provvidenzialmente, a ripiegarci sulle nostre risorse, quelle geografiche, naturali, umane, culturali, relazionali, della storia e della creatività degli artisti, che nei secoli si sono succeduti nell’Isola, quelle delle università e dei talenti dei ricercatori, quelle degli emigrati che vivono in tutte le parti del mondo e che, in parte, potrebbero tornare a investire, nell’Isola e nel Sud mediterraneo, capitali ed esperienze imprenditoriali, come risultati di ricerche effettuate nei laboratori di altri paesi.

Il trasporto aereo e le comunicazioni irradiantisi dal Sud sono occasioni nuove per il telelavoro, per la diffusione della conoscenza delle risorse disponibili, per l’offerta di nuovi servizi ai popoli e ai paesi dell’Africa: da quelli sanitari a quelli agricoli e alle infrastrutture, per la promozione dei beni culturali da offrire al turismo internazionale, come dei prodotti agricoli, a volte denominati di nicchia ma espressioni della biodiversità e dell’alta qualità realizzata con il lavoro, la ricerca, l’adattamento al territorio, la qualità colturale.

I porti e gli aeroporti, da ultimare, da strappare ai limiti militari (come a Trapani Birgi), da meglio utilizzare e rendere sempre più competitivi, per responsabile serietà operativa nelle gestioni, nell’accoglienza, nei servizi, nelle interrelazioni e specializzazioni, possono supplire ai ritardi di un governo centrale distratto, che una classe dirigente più motivata dovrà incalzare, difendendo gli interessi del Sud con la coscienza di compiere il proprio dovere nell’interesse dell’intera nazione.

L’Isola ha un’agricoltura flessibile ai bisogni del mercato e dei popoli che si affacciano allo sviluppo.

Le produzioni tradizionali: il grano, l’olio, il vino, la frutta, che per millenni non hanno fatto soffrire la fame a milioni di persone indigene, sono caratteristiche identitarie di una società e di una potenzialità produttiva di generi di prima necessità da offrire e da trasferire come modelli in altre terre.
Accrescere le disponibilità finanziarie per i giovani disoccupati che vogliono creare imprese nell’agricoltura di qualità e per i prodotti già oggi richiesti dal consumo e dall’industria alimentare mondiale[7] è un indicare interventi immediati per accrescere certe produzioni e diffonderne la commercializzazione, diretta e senza costose e negative intermediazioni (dai fichidindia ai carciofi, dalle cipolle alle fragole, dalle melanzane a tutti i prodotti in serra, dal pomidoro, al pistacchio, alle mandorle, alle olive dalle qualità pregiate, all’uva da tavola, alle pesche, ai meloni, agli agrumi, per non citare tutte le altre produzioni agricole isolane come la vivaistica e la floricoltura mediterranea).
Il turismo reclama questi prodotti basilari per l’alimentazione del nuovo turismo internazionale e degli amanti della storia culinaria degli uomini.

Ma il Sud non è solo la riserva dell’attività primaria, dall’agricoltura alla cucina fantasiosa, ha potenzialità industriali, progettualità e manovalanze specializzate: nei suoi cantieri navali, per le grandi e piccole navi (e le recenti giornate del salone di Genova lo conferma nella nautica da diporto), nelle sue fabbriche di auto, nelle raffinerie, nella componentistica e nella microelettronica, nelle energie alternative. Ha realizzato centri di ricerca, a volte abbandonati a un destino immeritato, disattento, e alla fuga dei cervelli, dopo avere formato ricercatori e tecnici di elevato prestigio per le università, le industrie nazionali ed estere.

E infine, il mondo è curioso di vedere e godere del paesaggio del Sud, dei suoi boschi e delle riserve, come delle sue isole minori, del mare e delle spiagge, dei teatri di pietra millenari (che educano alla pace, alla solidarietà, alla democrazia), e dei Templi (alla ricerca dei valori eterni e della trascendenza), dei Musei e dei castelli normanni disseminati in tutto il territorio, come delle sue Cattedrali (Monreale, Palermo, Cefalù, Noto, Modica, Ragusa, Siracusa, Enna), delle riserve archeologiche (dalle Grotte dei primi abitatori della terra ai siti archeologici dei Sicani, dei Greci e dei Romani), del patrimonio idrotermale disseminato nel territorio[8] (Sciacca e Acireale, Termini, Montevago, Cefalà Diana, ecc.).

Queste risorse e le molte altre è opportuno che vengano in qualche modo riscoperte dai cittadini, dai giovani studenti universitari, dalle micro e grandi imprese, dal mondo dei cassa integrati, del precariato, a volte, reso improduttivo dalle normative senza futuro, senza responsabilità, senza utilizzo in lavori produttivi indirizzati all’accrescimento del reddito, alla costruzione d’imprese, alla socialità della vita umana delle famiglie. L’esempio del Progetto Polidoro è illuminante ed è da seguire.

E poniamo fine ai Musei chiusi, alle opere d’arte seppellite nei magazzini, ai castelli vuoti di cimeli e di storia, alle muraglie invisibili dei boschi, dei parchi e delle riserve, delle aree marine protette, alle barriere burocratiche e organizzative per la fruizione dei beni culturali.

Usiamo le risorse del creato e le opere tramandate dall’intelletto e dalle fedi dei popoli, per gli abitanti dell’Isola e per la fruizione internazionale del patrimonio posseduto, per le correlazioni che esse hanno con l’economia del Sud e dell’intera comunità. Utilizziamo, nella sua pienezza, l’Autonomia costituzionale della Regione, che i nostri padri hanno conquistato.

Una crescita e una fuoriuscita dalla crisi del Paese senza le risorse del Mezzogiorno non è ipotizzabile. Per questo abbiamo ancora detto grazie al Presidente della Repubblica per il suo appello: ”Solo uniti si cresce”.

Per questo vorremmo fidare nelle misure dello sviluppo e della crescita che dovrà approvare il Parlamento nell’attuale difficile momento. Per questo fidiamo nell’apporto che i cattolici riuniti a Todi sappiano proporre alla nuova classe dirigente del Paese, di essere più attenta alle risorse del Sud e alla solidarietà nazionale.[9]

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[1] F. Russo, Amore amaro in www.vivienna.it, o nel motore di ricerca www.google.it

[2] F. Russo, Bagnasco ed il Laicato in www.google.it alla voce Ferdinando Russo e cardinale Bagnasco ed in www.fasokamba.it/commenti/culturacattolica.html

CEI, il documento dei Vescovi sul Mezzogiorno, vedi www.cdal-monreale.it ed Al Sud arriva la solidarietà dei vescovi in www.google.it

[3] G. Lupo, Il Risorgimento atipico di Carlo Alianello, l’autore de L’Alfiere  in Avvenire, 1 ottobre 2011, p. 26.

[4] F. Russo, Il Sud in CNTN, settimanale di Palermo, www.cntn.it

[5] Documento Svimez 2011-09-29.

[6] A. Lodato La Sicilia in crisi: Agricoltura al tappeto in La Sicilia del 15 settembre 2011.

[7] Ib.

[8] M. Barresi, Il patrimonio idrotermale in Sicilia, in La Sicilia del 15 settembre

[9] Cfr. F. Russo, Garibaldi a Marineo in www.vivienna.it e in www.fasokamba.it/commenti/culturacattolica.html
F. Russo, I Letterati dell’Ottagono letterario tornano a parlare del Sud in www.google.it alla voce Ferdinando Russo e l’Ottagono Letterario
A. Turrisi, Napolitano: la crescita, tema drammatico. Il presidente:”Manovra necessaria e urgente. Ora serve un’alleanza Nord-Sud per ripartire, in Avvenire 10 settembre 2011.
M. Dell’Omo, Dal Capo dello Stato un discorso non formale: Anche i politici del Sud facciano autocritica, in La Sicilia,18-03-2011.


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