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“La crisi sta finendo” vince la balla per l’estate. Parole di Monti, musica dei Righeira

Creato il 20 agosto 2012 da Albertocapece

“La crisi sta finendo” vince la balla per l’estate. Parole di Monti, musica dei Righeira“La fine della crisi è più vicina”. O forse no è soltanto che “un anno fa non sapevamo di essere in crisi, mentre adesso ne abbiamo consapevolezza”. Potrebbe essere un  contorcimento dialettico degno di Formigoni e invece è tutta farina del sacco di Monti, anche se la platea è sempre quella del meeting di Comunione e liberazione, un reperto del berlusconismo insensibile alla vacuità, anche quando si taglia col coltello. Ma almeno sappiamo che se gli italiani hanno finalmente capito di essere in crisi il governo è inconsapevole di come uscirne: contrariamente alle tradizioni del meeting, luogo di disvelamenti agostani a tradimento, il premier non ha detto una sola parola su piani e azioni future.

Rimane dunque solo l’ossessivo tentativo di allontanare da sé qualsiasi responsabilità. E come corposo residuo di questo faticoso affabulare non rimane che la notizia del rinvio, anzi meglio naufragio di qualsiasi intesa fiscale con la Svizzera – una cosa sulla quale avrei scommesso qualsiasi cifra – a testimoniare di una equità esistente sempre nelle parole e mai nei fatti. E soprattutto che la lotta all’evasione, anche quella solo “narrata” sui giornali e al convegno, non sfiora la grande ricchezza. Del resto Monti è per prima cosa amico della razza padrona che ne ha creato e vegliato la carriera, poi membro di trilateral e bilderberg, poi professore e infine premier italiano: prima vengono le amicizie consolidate negli anni, poi i legami con il “liberismo attivo” sul piano europeo e internazionale, poi l’ideologia e infine il Paese. E’ all’incrocio fra questa complessa triangolazione che si situano insieme  il prestigio del prof, la sua gestione fallimentare e il tentativo, peraltro non difficile con tutti i sinistri amici dei Riva di cui abbiamo ormai contezza, di spostare tutto a destra l’asse politico.

Il punto in cui tutte queste vie s’intrecciano è anche quella dove insiste l’ambizione dell’uomo, deciso a fare tutto per sedersi al Quirinale. Per cui non c’è da stupirsi della sua discesa in campo a fianco del mentore Napolitano e la sua ferma intenzione di favorire la casta politica con una nuova legge bavaglio anche se essa si dovesse dimostrare un disastro nella lotta alla criminalità organizzata. Non è cambiato molto da quando c’era Berlusconi: il nano di Arcore per mantenersi in piedi si comprava i parlamentari. Adesso non ce n’è più bisogno, basta svendersi ciò che rimane del Paese, non solo le sue ricchezze materiali, ma anche la sua dignità.


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