“La custode del miele e delle api” di Cristina Caboni: una storia di coraggio ambientata in una magica Sardegna

Creato il 03 febbraio 2016 da Alessiamocci

“Ho perso la strada. Ma l’erica mi dona coraggio. Con l’acacia ritrovo la forza. Perché il miele è la mia casa.”

Ci sono romanzi che all’improvviso si trovano ad avere un successo inaspettato come se niente fosse. Un successo che ha il sapore di un sogno sempre inseguito che si realizza. Un successo che coinvolge in primo luogo il/la scrittore/ice di questo romanzo, che senza neanche accorgersene si ritrova catapultata in un mondo più grande di lui/lei, vivendo con incredibile emozione questa nuova esperienza.

Un’esperienza che ha inizio quando si decide di inviare il proprio romanzo ad una casa editrice sperando venga letto e, in seguito, pubblicato, per poi passare negli scaffali di un’importantissima fiera del libro internazionale, come quella di Francoforte in Germania o di Torino nella regione piemontese, dove il romanzo in questione viene notato da diversi editori di fama internazionale che rimangono affascinati dalla trama o dallo stile narrativo del/lla nostro/a autore/ice tanto che decidono di acquistarne i diritti di autore e/o di traduzione.

Cosa è successo? Quali sono stati i punti fondamentali che hanno portato a questo processo?

Domande che incuriosiscono i tanti lettori di uno di questi romanzi: un romanzo che ha e continua ad avere uno straordinario successo di critica e di pubblico, facendo conoscere al mondo letterario nuovi scrittori di talento.

Come è capitato alla scrittrice sarda Cristina Caboni, che due anni fa con il suo primo romanzo “Il Sentiero dei Profumi” ha avuto un riconoscimento straordinario di pubblico e critica. Da poco, esattamente il 17 settembre 2015, è uscito il suo secondo romanzo per Garzanti, “La Custode del Miele e delle Api”, che continua a tenere alta la scrittura di questa scrittrice, regalando diverse emozioni in chi ha letto e sta leggendo i suoi romanzi.

“La Custode del Miele e delle Api”, a differenza del primo romanzo “Il Sentiero dei Profumi”, è ambientato per la maggior parte in Sardegna, nella cittadina immaginaria di Abbadulche, che si troverebbe vicino all’Isola di Sant’Antioco. Una terra bruciata dal sole, circondata dal mare e, allo stesso tempo, un giardino vivente di fiori dei più bei colori e abitata dalle api. Api portatrici di dolcezza e di un miele dai tanti sapori. Un paesaggio che lascia senza fiato chi si trova nei suoi paraggi; sebbene Abbadulche sia un paese immaginario giocando con l’immaginazione è possibile “sentire come di esserci”: sentirne i profumi, immaginare le onde del mare che si frantumano sulle coste, vedere le api che ascoltano il richiamo della loro custode o immaginare la magia che circonda quei luoghi.

È una storia che ha il sapore del riscatto. Il riscatto della vita che decide di intraprendere la nostra protagonista, Angelica, una giovane donna che a causa del suo lavoro, l’apicultrice ambulante, è sempre in viaggio, in tanti paesi del mondo, alla ricerca di api da salvare, di apicultori da aiutare. Un lavoro che non la lascia mai ferma, e per cui ha difficoltà a lasciare radici. Un lavoro che, nonostante tutto, ama e che svolge con immensa passione.

Cresciuta in Sardegna con la zia paterna Margherita, che l’ha accudita a causa dell’assenza prolungata della madre, costretta a lasciarla sola per lavoro, Angelica trascorre tante giornate con Margherita che le fa conoscere l’amore per le api e il miele, di quel miele dai diversi sapori che solo lei riusciva a creare, quel miele di cui custodisce la ricetta segreta, di quelle api che rispondono al suo canto senza alcuna paura. Diventandone la loro custode, la loro amica del cuore.

Finché un giorno la mamma non la porta via da quella terra da lei tanto amata e odiata e con lei si trasferisce a Roma dove inizia una nuova vita da solitaria, vivendo nei ricordi di quei luoghi, di quelle persone che hanno rappresentato la sua infanzia. Ma anche di risentimento nei confronti della madre.

Quella madre che poi non la ostacola quando decide di ritornare in Sardegna dopo aver ricevuto in eredità tutti i terreni, il lavoro che fu della tanto amata zia. Un’eredità che la porta a scontrarsi con altre persone, persone che avevano altri piani per quel terreno, quell’edificio. Un’eredità che le fa ritrovare persone che credeva di non aver mai dimenticato. Come alcune amiche della zia, vecchie compagne di scuola. O come Nicola.

Già, Nicola, il suo primo grande amore, colui che, suo malgrado, si trova invischiato in qualcosa più grande di lui, qualcosa che credeva non fosse possibile o che non lo riguardasse. E sarà lui ad aiutare la nostra impavida protagonista a vincere una battaglia che credeva persa, a realizzare quanto di bello le è stato lasciato. Determinata a non arrendersi, ma anche a non lasciare andare via colui che ama, che ha amato.

Una donna che, grazie all’aiuto delle tante amiche che hanno voluto bene alla zia, appena tornata in Sardegna, inizia a mettere insieme tutto quello che le è stato donato, aiutando chiunque si trovi in difficoltà, mettendo la propria attività con quella delle altre amiche: un modo per non perdere più i veri valori di cui è vissuto il piccolo paesino.

Una donna che merita di poter costruire finalmente le sue radici in quella terra brulicante di passione e magia. E finalmente senza più i problemi che l’hanno fatta soffrire, allontanare. Per ricominciare, per raccontare nuove avventure. E scrivere il suo nome, il suo destino, con quello delle api e poterlo poi tramandare altrove, di generazione in generazione.

La storia è stata scritta con Angelica che, dopo un lavoro svolto in Francia, ricevuta una telefonata misteriosa dalla madre, decide di raggiungere la donna a Roma, ma non trovandola cerca di capire dove possa essere andata, finché lei stessa non ritorna con una notizia che lascia l’amaro in bocca. Ma anche un desiderio di voler riappropriarsi dei suoi ricordi, del suo passato. Io ho voluto scrivere questa recensione partendo da questo punto, dal ricordo che Margherita rappresentava e tuttora rappresenta per la protagonista, lasciando che sia il lettore di questo articolo a voler scoprire la bellezza di questo romanzo. Per assaporare ogni piccola magia che quest’isola, brulicante di tanti sapori e musica, riesce a sprigionare in chi ci abita, in chi trova in queste pagine qualcosa di vivo.

Cristina Caboni ha scritto un romanzo molto particolare, un romanzo dai vari contorni realistici e naturali che, secondo me, vale la pena scoprire, leggere, apprezzare. Una storia scritta anche per raccontare un mestiere come quello di apicultrice – la scrittrice è lei stessa un’apicultrice – che affascina tanti. Nonostante ci siano stati alcuni capitoli che hanno un po’ rallentato la lettura, nel complesso la storia è molto ben scritta, piace anche per la descrizione dei vari tipi di miele – mi ha sorpreso sapere dell’esistenza del miele alla lavanda, al timo, e ad altri tipi di fiori – che indicano anche quando usarli e i loro significati. Una piccola guida per chi volesse conoscere questo prodotto che sa di magia, qualcosa di simile che ha accompagnato anche il suo primo romanzo descrivendo il significato dei tanti profumi.

Una storia molto diversa dalle altre, una storia che sicuramente non è stata ancora raccontata. Una voglia di ricominciare da zero. Di seguire il proprio cuore e non arrendersi mai.

Written by Daniela Schirru 


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