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La delirante teoria razzista del medico Lombroso

Da Salvatore Agueci

Presunta deduzione d’inferiorità dei meridionali

In una piazza di Verona sotto una statua eretta in onore di Cesare Lombroso, si legge nell’epigrafe il motivo dell’erezione: perché «irradiò di verità l’umana giustizia». L’affermazione ha un’accezione razzista delirante e ci chiediamo come mai in un paese civile e democratico ancora il monumento non sia stato rimosso?Per chi non lo sapesse il Lombroso (nacque a Verona nel 1835 e morì a Torino nel 1909) fu medico, antropologo, criminologo e giurista italiano, di origine ebraica, considerato pioniere e “padre” della moderna criminologia. Fin qui nulla da eccepire sennonché le sue opere si fondano sul concetto del criminale per nascita, disciplina dimostratasi, in seguito, priva di alcun fondamento scientifico. Dopo la morte, infatti, il suo corpo fu sottoposto ad autopsia e, sulla base dei risultati, si disse che il Lombroso sarebbe stato da ritenere, secondo le sue stesse teorie, “affetto da cretinismo”. La sua teoria accosta caratteristiche fisiche a difetti mentali e comportamenti devianti.Egli, in una teoria eugenetica razzista, afferma l’innata propensione a delinquere del meridionale, e soprattutto del popolo siciliano, per una presunta inferiorità biologica atavica, ponendolo al di fuori della normalità. A questo aggiunse i fattori ambientali, educativi e sociali nella determinazione del comportamento criminale.

Questa concezione antropologica, che prende le mosse da un connubio tra darwinismo e positivismo, è priva di fondamento e, se fosse vera, avvalorerebbe la teoria razzista di Hitler contro gli stessi Ebrei.

Di fatto non esistono disuguaglianze umane, come non ci sono le razze, ma una sola con diverse etnie che, in questo caso, sono il frutto di fattori diversi. Allo stesso Einstein, ebreo, un giorno gli chiesero in America di che razza fosse e lui rispose: “umana”.

La meridionalità, poi, lungi dall’essere considerata un demerito è una ricchezza perché è la somma di culture diverse (ben ventuno per i siciliani) che impreziosiscono non solo gli individui coinvolti ma chi ha a che fare con loro. A conferma di ciò si potrebbe citare un innumerevole elenco di nomi, statisti, giornalisti, imprenditori, attori, registi, scienziati, professori che hanno dato lustro storicamente al Meridione. La Sicilia, in particolare, è una fucina di pensiero e di uomini insigni, senza i quali, come lasciò scritto il toscano Oreste del Buono: «Da almeno due secoli, per quel che riguarda l’interpretazione della società in cui viviamo, la cultura italiana senza l’apporto siciliano, è letteralmente impossibile. L’Italia non è in grado di fare a meno della Sicilia. L’identità degli Italiani dipende in gran parte da quella dei Siciliani». E Goethe: «L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito, soltanto qui è la chiave di tutto».

SALVATORE AGUECI


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