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La Diabolika Astorina: celebrando un’icona

Creato il 06 dicembre 2012 da Lospaziobianco.it @lospaziobianco

La Diabolika Astorina: celebrando un’icona> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" height="158" width="114" alt="La Diabolika Astorina: celebrando unicona >> LoSpazioBianco" class="alignright size-medium wp-image-53238" />Un fumetto piccolo che si legge in pochi minuti. Un disegno essenziale, con due vignette per tavola. Un furto, un problema, una soluzione geniale, forse qualche omicidio, magari gratuito; alla fine ed Eva Kant festeggiano un nuovo tesoro o lo scampato pericolo.

Son solo cinquanta anni che questa formula essenziale vince. Vince in edicola e nel cuore dei lettori. Ed è paradossale come per un fumetto apparentemente così banale e semplice un tomo come questo edito da Comicon Edizioni (l’etichetta che si occupa delle pubblicazioni a corollario del Comicon) di per sé anche abbastanza voluminoso sembri apparentemente solo accennare gli argomenti che tratta.

Il libro ricalca lo schema già utilizzato per il volume L’Audace Bonelli, dello stesso editore. Curato da Glauco Guardigli, presenza “esterna” al gruppo napoletano degli organizzatori del Salone Internazionale del Fumetto, e da Antonio Iannotta, si avvale della “creme” dei conoscitori (nonché autori) e studiosi del personaggio Diabolik e del caso editoriale che rappresenta in Italia.

La Diabolika Astorina: celebrando un’icona> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" height="170" width="226" alt="La Diabolika Astorina: celebrando unicona >> LoSpazioBianco" class="alignleft wp-image-53230" />É anche catalogo ufficiale della notevole mostra itinerante che da marzo sta portando in giro per l’Italia centinaia di memorabilia relative al fumetto del Re del Terrore.
Gli attuali sceneggiatori e soggettisti del fumetto sono presenti in buon numero, ognuno con il suo contributo. Vi é una parte introduttiva che permette anche ai neofiti di conoscere la storia incredibile di come una minuscola casa editrice abbia potuto costruire cinquanta anni di successi editoriali su un singolo personaggio con non molte più di dodici storie inedite all’anno. Segue una prima parte in cui viene affidato a e Sergio Brancato il compito di analizzare i motivi e le caratteristiche del successo di Diabolik anche da un punto di vista sociologico.
La Diabolika Astorina: celebrando un’icona> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" height="179" width="166" alt="La Diabolika Astorina: celebrando unicona >> LoSpazioBianco" class="alignright size-medium wp-image-53234" />
E da qui in poi sono tanti gli spunti di discussione che riempiono le pagine del volume. Dal tema della “maschera” e del doppio a quello della violenza e dell’antieroe di successo. Dal rapporto di Diabolik con i comprimari fissi delle storie alle forti personalità e vicende personali di questi ultimi, per la precisione la compagna di sempre Eva Kant, prototipo di donna forte autosufficiente degna figlia delle sue madri (le autrici ed editrici sorelle Angela e Luciana Giussani) e il nemico di sempre, l’ispettore Ginko, capace di lasciarsi sfuggire il ladro assassino sotto il naso per centinaia di volte senza per questo perdere la faccia.

Vi é inoltre una notevole sezione dedicata a tutto quello che negli anni é stata caratteristica peculiare, sovente ante litteram, delle rocambolesche avventure del Re del terrore: parliamo dei gadget tecnologici usati dal nostro o delle fantomatiche maschere in grado di permettere a Diabolik di impersonare le sue vittime dopo averle sequestrate o le innumerevoli varianti e risorse della sua auto, la Jaguar E-Type.

La Diabolika Astorina: celebrando un’icona> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" height="180" width="126" alt="La Diabolika Astorina: celebrando unicona >> LoSpazioBianco" class="alignleft size-medium wp-image-53233" />Oltre a questo e ad una serie di omaggi/dediche scritte di diversi autori (Giuseppe Palumbo piuttosto che Giancarlo Berardi) c’é anche tutta una serie di rimandi a quanto di Diabolik si é visto al di fuori del fumetto, dal film “live action” ai romanzi, dai cartoni animati alle molte pubblicità piuttosto che il poderoso marketing per borse, orologi, etc.

Qualche pezzo particolarmente di spirito contribuisce a rendere meno greve un volume che, andrebbe sottolineato, é dedicato a un ladro e assassino, come quello scritto dallo sceneggiatore di Dampyr Diego Cajelli, notoriamente appassionato di misteri e cospirazioni, che realizza un pastiche degno del miglior Bergonzoni cercando di svelare il mistero nascosto dietro il nome di Zarcone, disegnatore fantasma del primo numero della serie. Da segnalare, infine, il costruttivo contributo del Diabolik Club [1] , un nutrito gruppo di appassionati lettori del fumetto che organizza eventi, pubblicazioni, incontri, e che, attraverso i suoi principali esperti animatori, non manca di fornire all’editore anche spunti per soggetti di storie.

La particolarità di cui si accennava prima di questo volume é che, pur essendo composto da tutti pezzi esaustivi, ci si rende conto che per ogni punto di vista, per ogni particolare della vicenda editoriale piuttosto che del personaggio Diabolik, si potrebbe approfondire ancora il discorso, arrivando a quel paradosso (con premessa sbagliata) che da un fumetto semplice venga fuori un saggio molto lungo ed articolato. L’errore é considerare la formula editoriale del personaggi semplice; forse partito senza una diritta linea guida da seguire, infatti, Diabolik oggi é (ma lo era anche venti anni fa) un personaggio codificato in ogni suo minimo aspetto. Ben può spiegarlo chi ne scrive e chi lo disegna.

La Diabolika Astorina: celebrando un’icona> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" height="418" width="600" alt="La Diabolika Astorina: celebrando unicona >> LoSpazioBianco" class="aligncenter size-full wp-image-53235" />Per concludere segnaliamo quello che è, a parere di chi scrive, l’intervento più interessante. Si tratta di quello di Andrea Pasini, autore di storie di Diabolik e revisore, il quale lista in maniera asettica, quasi scostante, i motivi che rendono Diabolik una serie per nulla ancorata alla realtà. Andando ben oltre l’ovvia mancanza di aderenza geografica con alcun posto al mondo, lo scrittore sottolinea come il mondo del Re del Terrore sia dominato da leggi (alcune profondamente contro le statistiche e la realtà) che lo rendono pieno di persone della stessa corporatura e altezza con voci così facili da imitare che nemmeno i familiari più stretti notano le sostituzioni… Un mondo dove l’oro pesa poco e vi é un numero spropositato di gioiellerie (e nessun uomo di colore).

Quello che fa impressione, anche al lettore più affezionato di Diabolik, è leggerle tutte di seguito, questi quindici motivi che allontanano (e di parecchio) Diabolik dall’essere un fumetto realistico. Mettono, infatti, il lettore a nudo di fronte alla sua ancora forte, per fortuna, capacità di lasciarsi ingannare da un racconto, farsi ammaliare da un personaggio e dalle su vicende, sorvolando su non poche né piccole incongruità. Probabilmente un bene.

Abbiamo parlato di:
LA DIABOLIKA ASTORINA
A cura di Glauco Guardigli e Antonio Iannotta
Comicon Edizioni, 2012
256 pp., brossurato, colore -20,oo€
ISBN: 8888869288

Note:

  1. http://www.diabolikclub.it/ [↩]

Etichette associate:

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Puoi leggere anche:

  1. Diabolik 11 – Il segreto di Diabolik (Gomboli, Faraci, Barison, Brindisi)
  2. Julia #170 – Quando sarete morti (Berardi, Mantero, Marinetti)
  3. La rabbia antica di Myrna e le innovazioni narrative di Julia
  4. Komikazen 2012: Giuseppe Palumbo, il fumetto come interpretazione della realtà
  5. Julia #168 – Poliziotti e sbirri (Berardi, Calza, Michelazzo)

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