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La distruzione del mito dell’autore nella scrittura collettiva – prima parte

Creato il 13 dicembre 2010 da Scrid

Prosegue il Laboratorio Kai Zen con due articoli sul ruolo dell’autore, su come si sia rinnovato grazie all’avvento di una scrittura collettiva moderna, agevolata nello scambio e nella diffusione dai nuovi mezzi di comunicazione.

Ci hanno sempre insegnato che lo scrittore è una sorta di penna divina, da lasciare in pace per far sì che trovi il flusso magico di ispirazione, seduto da solo là sul cucuzzolo del monte della Sapienza.

Ci hanno sempre detto che ci sono autori immensi, dal talento infinito, costante e inarrivabile. Che questi autori producono libri di 500 pagine ogni anno, massimo due. Possiamo anche crederci, se ci fa comodo, ma in realtà la scrittura non è mai un processo puramente individuale.

Ci sono editor, collaboratori, confidenti. Anche chi eventualmente scrive da solo ogni tanto scende a prendersi una birra, conosce gente, si confronta. Poi torna alla sua scrivania con una nuova idea, una nuova ispirazione. Questa è già scrittura collettiva, ovviamente in stato embrionale.

Il punto è che una buona idea difficilmente arriva diretta da un singolo pensiero individuale. Molto più spesso è un’amalgama di punti di vista, un mix di immaginari, ispirazioni, trovate. Anche nella scrittura è così, per noi Kai Zen.

Le idee che condividiamo sono spesso e volentieri migliori delle possibili idee individuali che potremmo avere. La scrittura collettiva è una forma di scrittura che allarga al mondo letterario gli stessi approcci della troupe cinematografica e della band rock. Kai Zen è come una band. Funziona come una band.

Tra l’altro, così facendo, la scrittura non solo è più ‘divertente’, ma si avvicina molto di più alle possibilità di ciascuno di noi e di voi internauti: più che concepire, pianificare e realizzare un romanzo tutto da soli, qui si tratta di discutere, condividere, suddividere i compiti tra un gruppo di persone. Altrimenti la figura dello scrittore rimane uno status inarrivabile per la maggior parte di noi, è un falso storico, come dicevamo sopra.

Invece, nella scrittura c’è bisogno di tante cose diverse, uno non se l’aspetterebbe neanche: idee, coerenza, fantastia, concretezza, descrizioni, dialoghi, personaggi, ambientazioni, ritmo, verosomiglianza, vocabolario, evocatività e via dicendo. Difficile che una persona possa essere tutto questo, se non si tratta di un grande della nostra epoca. Più facile che un gruppo di persone possieda qualità diverse e, se si mette a lavorare insieme, possa sfruttarle tutte al meglio.

L’amalgama costa fatica, ovvio. Non sempre riesce, altrettanto ovvio. Ma vale sempre la pena e – forse – è l’unica forma possibile, se non ci si sente già da soli grandi scrittori.

Segue la seconda parte l’intervento dei Kai Zen sulla scrittura collettiva.


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