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Là dove fermano i treni

Creato il 01 giugno 2018 da Sognidirnr

Il venerdì è un giorno pesante, chiude la settimana del girovagare universitario; mi trascino appresso una borsa piena di libri e la stanchezza di chi è sveglia da troppi giorni consecutivi senza mai aver dormito effettivamente bene. Ho l’aria allegra di chi ha riso tanto e a tratti l’espressione corrucciata di chi ha troppo a cui pensare: le rughe di espressione servono tutte, fissano i pensieri, non si fanno sfuggire nulla, sono lì per quello. E al diavolo a chi dice che sono antiestetiche – fanno vecchia!- A me aiutano a tener il conto delle cose da fare… Irrinunciabili.

Non so come raggiungano il weekend gli altri, io gli barcollo incontro a passo moderato, con una treccia scompigliata al lato del viso e gli occhiali da sole sul naso a coprire l’ombreggiatura ormai ben marcata delle occhiaie.

Là dove fermano i treni

E alla fine va sempre così: con me che barboneggio in stazione, seduta precariamente su un gradino di fronte ai binari, con le gambe accoccolate rigorosamente al di qua della linea gialla. In attesa di un treno che non arriva, in compagnia di raggi di sole che ancora irradiano il cielo e un leggero venticello che mi aiuta a rifiatare in questo caldo primo giorno di Giugno.

Un po’ sbuffo io, un po’ quelli accanto a me. Poi lo sbuffare si fa più intenso, più vicino… Oh, ma è un fischio! E’ Il treno: si torna a casa!!

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