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La falsa innovazione della fotografia digitale

Da Kelidon @kelidonphoto
Hai mai fatto caso alla fretta che abbiamo di buttar via tutto ciò che è antiquato? I cellulari sono sostituiti dagli smartphone, Second Life o MySpace hanno dovuto arrendersi a Instagram e Facebook, le audiocassette agli MP3, e così via. Quel che è vecchio (che poi a volte son cose di pochi anni) va giocoforza superato e dimenticato, il nuovo avanza, bisogna guardare avanti.La falsa innovazione della fotografia digitale
Poi scopri che in fondo qualcosa di buono c'era, in quella vecchia paccottiglia. Gli amanti della musica che avevano gettato i loro 33 giri per i CD e poi questi ultimi per i file digitali, stanno tornando, almeno in parte, al vinile. Che il vinile sia inferiore al CD è cosa certa e certificabile, così come le valvole non sono certo meglio dei transistor. Però meglio non significa migliore.
Nel senso che il suono può anche essere più pulito, la gamma più estesa, i bassi più profondi, però il vinile ha un'anima, per così dire. Non è qualcosa di misurabile, parliamo di emozioni.La falsa innovazione della fotografia digitale
E anche noi che amiamo la fotografia stiamo riscoprendo il fascino della pellicola e delle antiche tecniche, che avevano più corpo e fisicità di un grumo di bit, per definizione immateriale. Io amo definirla l'Altra Fotografia, quella antica, analogica, tradizionale: che se ci pensi è strano, visto che semmai è il digitale a essere "altro" rispetto a quasi 170 anni di storia!Provate a prendere un libro sulla storia delle fotografia (ve ne consiglio alcuni qua sotto, cliccate sulla copertina) e verificate: praticamente tutti i nomi citati sono di fotografi rigorosamente analogici, con qualche rara eccezione, dovuta più che altro a fotografi un po' ageè che sono passati al digitale. Ma la maggior parte dei "maestri" resiste, e non è solo Berengo Gardin. Ce ne vorrà di tempo, prima che anche il digitale abbia una sua "storia", possibilmente autonoma rispetto ai sali d'argento!La falsa innovazione della fotografia digitale
D'altra parte occorre riconoscere che innovare oggi è assai più difficile: è un po' come nella musica rock. I gruppi attivi tra gli anni '60 e gli '80 avevano ampie possibilità di inventarsi generi nuovi, magari miscelando l'esistente (lo Ska, l'heavy metal, il Progressive e via dicendo), oggi la faccenda non è così semplice. Anche in questo caso l'elettronica offre delle possibilità, ma i più si limitano a fare più facilmente (pensiamo alla batteria, che oggi è in genere programmata digitalmente) quel che prima si faceva "a mano" (e suonare la batteria costa fatica...).La falsa innovazione della fotografia digitale
Temo che con la fotografia stia avvenendo la stessa cosa. Non si fanno cose davvero nuove, ci si limita a fare con maggiore semplicità le cose che prima era più difficile fare. Con Photoshop e altri softwares possiamo realizzare in poco tempo fotomontaggi che prima richiedevano giorni di lavoro, ma non è una cosa nuova. I Pittorialisti realizzavano fotografie composte da decine di negativi (fino a 30!), montati a registro in camera oscura, come in questa foto di Oscar Gustave Rejilander.La falsa innovazione della fotografia digitale
E già nel '93 Andreas Gursky aveva realizzato  "A sudden Gust of wind", fotografia ispirata a un'opera di Hokusai, montando 100 foto analogiche al computer: uno dei primi esempi di montaggio digitale. Dunque? Niente di nuovo.Se il digitale si limita a semplificarci la vita (cosa in sé molto buona, intendiamoci), ma non ci permette di fare cose davvero diverse, l'innovazione che ha portato sarà in fondo poca cosa, un po' come la lavatrice è più comoda del lavare i panni a mano, ma in pratica il risultato non è poi diverso. Le fotocamere digitali sono solo un elettrodomestico? Beh, forse, in parte. Di certo ce le vendono così, e l'evoluzione che hanno conosciuto negli ultimi anni è stata si sorprendente, all'inizio, ma oramai è lenta e stantia. Infatti le vendite di fotocamere digitali hanno subito un pesante stop, mentre per ironia (pur con numeri piccoli) riparte l'analogico. La noia è una brutta bestia, i pubblicitari dovrebbero saperlo (come lo sanno quelli di Lomography)!

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Il digitale soffre, in questo, di un difetto di nascita, dal quale non riesce a liberarsi del tutto. Agli inizi, nei primi anni del XXI secolo, lo sforzo dei costruttori è stato quello di far sentire la continuità tra il digitale stesso e l'analogico.Si trattava di convincere i potenziali acquirenti che le cose sarebbero cambiate poco, in sostanza, a parte l'immensa praticità della nuova tecnologia e il risparmio economico nel non dover più utilizzare la pellicola. Le fotocamere erano praticamente identiche a quelle a pellicola. Le DCS della Kodak (le prime full frame della storia) erano costruite intorno a modelli esistenti di Nikon e Canon, e anche questi marchi realizzarono le loro DSLR in modo che "cadessero in mano" all'operatore esattamente come le loro sorelle analogiche, che restavano in produzione.
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Alla fine anche le compatte digitali non si differenziavano molto dalle loro sorelle a pellicola, e anche la più grande novità dei tempi recenti - le mirrorless - riprendono modalità e concetti già impiegati negli anni '70. Gli inventori delle fotocamere di questo tipo, Olympus e Panasonic, si sono ispirati alle compatte mezzoformato a obiettivi intercambiabili della serie PEN di Olympus. Quest'ultima ha addirittura mantenuto lo stesso nome per le nuove fotocamere Micro4/3!

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Dunque cambiano le modalità e le possibilità, ma non il concetto di fondo. Finora l'unico tentativo di fare qualcosa di davvero nuovo che abbia raggiunto il mercato, è la fotocamera Lytro Illum, che non ha ancora conosciuto il successo che probabilmente merita.

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Le "living pictures" che la fotocamera è in grado di creare prendono davvero vita solo in fase di postproduzione, nel senso che è solo dopo che possiamo scegliere gli innumerevoli parametri (dalla profondità di campo ai colori) che di norma consideriamo quando siamo sul campo, ottenendo in tal modo la foto desiderata che in prima battuta esiste solo potenzialmente nella fotocamera.
Ecco qualcosa di davvero diverso, che però appunto fatica a imporsi proprio perché i fotografi non sono, non siamo cambiati. Rimaniamo quelli di un tempo, analogico o digitale che sia. La Illum ha aperto una strada che però rimane deserta, perché non c'è alcun desiderio di innovare la fotografia, ma solo di fare più facilmente, e magari meglio, le foto che si facevano prima.
Al punto che molti si son detti: beh, quasi quasi torno a fare le foto come un tempo! L'ho fatto anch'io lo stesso ragionamento e pur non abbandonando il digitale, utilizzo l'analogico ibridato con quest'ultimo per creare le immagini che prima richiedevano troppo lavoro. A me non interessa l'innovazione fine a se stessa, mi basta poter fare al meglio quel che amo fare. Ma se mi proponessero la possibilità di utilizzare qualcosa di davvero innovativo e che prima non esisteva, qualcosa che davvero cambi le carte in tavola e consenta di accedere a forme nuove di fotografia (pensiamo agli ologrammi, per esempio), ecco, allora la cosa mi intrigherebbe non poco.
Penso di non essere l'unico!
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