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La Famiglia Addams: un Musical Sfavillante

Creato il 05 gennaio 2015 da Dietrolequinte @DlqMagazine
La Famiglia Addams: un Musical Sfavillante

Ci sono telefilm che possono essere definiti memorabili. E lo stesso può dirsi dei loro protagonisti che, un po' come accade ai personaggi dei fumetti, diventano talmente noti da rappresentare delle vere e proprie icone, icone che ciclicamente le varie arti (cinema, teatro, musica e non solo) riprendono, vezzeggiano, reinterpretano. Ad esempio, pensate al Capitano Kirk e a Spock di Star Trek oppure alla Samantha di Vita da strega. Ovviamente, non è facile riprendere questi veri e propri miti, anche perché per convincere il pubblico bisogna sempre innovare ed allo stesso tempo restituire una visione quanto più possibile fedele all'originale.

Tra i miei idoli della TV non manca sicuramente la lugubre famiglia Addams che, creata dal celebre vignettista Charles Addams negli anni Trenta, ho amato nella serie che vedeva John Astin e Carolyn Jones nei panni rispettivamente di Gomez e Morticia Addams. Pertanto, dopo aver visto anche i due film al cinema con Raul Julia e Anjelica Huston, troppo grande è stata la tentazione nel ritrovare in cartellone una versione teatrale de La Famiglia Addams. Un musical addirittura e con il grande Elio nei panni di Gomez.

Immediata la riflessione sulla sua poliedricità, già di per sé perfettamente calzante sul personaggio da portare in scena. Senza delusioni, ma con rincarata dose di stima, noto che Elio riesce non solo nell'interpretazione di Gomez, ma anche nel donargli la propria personalità, permettendoci di dimenticare la personificazione del ruolo. Espressioni, atteggiamenti, posture: tutto è fedele all'originale, ma ciò che risalta di più è senza dubbio l'essere riuscito a rendere il baffuto protagonista di questa svitata famiglia brillante, sfavillante e contemporaneamente insicuro e diviso.

La definizione di dicotomia è quella che forse meglio caratterizza tutto lo spettacolo e non solo la figura di Gomez, dai costumi alla stessa storia (ed il suo messaggio), lugubri ma luccicanti, eleganti ma miseri i primi, combattuta e salvifica la seconda.

Plauso quindi allo stilista Antonio Marras che, nel rappresentare questa versione orchestrata da Giorgio Gallione, riesce a mantenere l'aspetto macabro della scena, pur illuminandola con particolari sfolgoranti, spesso brillantinati, dando vita e capacità comunicative anche ai costumi.

Per nulla antisonanti le scenografie in cui la ventina di artisti sul palco si muove con destrezza fra musiche, balli e recitato, dosati e mai noiosi. Lo stesso merito lo dobbiamo attribuire a Geppi Cucciari, una Morticia da applausi, che ci sembra calzante nell'incarnare tutta la fermezza, l'ironia che le donne di famiglia, da che mondo è mondo, persino nella finzione, sono costrette a mostrare per ricoprire e svolgere il proprio ruolo. Ed è di ruoli che si parla in questa nuova interpretazione tutta italiana degli Addams, frutto, a partire dal successo del musical di Marshall Brickman e Rick Elice andato in scena a Broadway (le musiche sono di Andrew Lippa), della traduzione e dell'adattamento di Stefano Benni.

Finalmente, anche i conflitti generazionali approdano in questa svitata famiglia, che qui dimostra, né più né meno, di non essere poi tanto diversa nella normalità dalle altre, facendo emergere debolezze e punti di forza con contrasti a tutto tondo. Il merito più grande che riconosco a questa colorita messa in scena è proprio quello di avere reso le dicotomie tangibili, espresse ed enfatizzate oltre che ridicolizzate da tutti gli elementi a disposizione sulla scena: i costumi, la scelta dei colori che in questo spettacolo hanno più che mai valenza, il trucco eccentrico, la prosodia, rime o cadenze per rendere in voce le sfumature caratteriali.

Il messaggio è quello di una famiglia che insegna con spontaneità, sentimentalismo e valori, pur nel suo anticonformismo, abituando lo spettatore a stravolgere la normalità per far emergere l'autenticità.


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