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LA FAMIGLIA CORLEONE - di Ed Falco, basato su una sceneggiatura di Mario Puzo

Creato il 18 febbraio 2013 da Ilibri

LA FAMIGLIA CORLEONE - di Ed Falco, basato su una sceneggiatura di Mario Puzo LA FAMIGLIA CORLEONE - di Ed Falco, basato su una sceneggiatura di Mario Puzo

Titolo: La famiglia Corleone
Autore: Ed Falco, basato su una sceneggiatura di Mario Puzo
Editore: Sonzogno
Anno: 2013

 

In letteratura, come nella cinematografia, assistiamo frequentemente alla produzione di sequel con i quali si tenta di ripetere/prolungare il successo parossistico di un romanzo o di un film.

Più raramente assistiamo alla nascita di un prequel. Operazione proposta da Ed Falco, autore di romanzi e opereteatrali, professore di letteraturainglese e direttore del programma discrittura creativa all’Università di Stato della Virginia, che con “La famiglia Corleone” propone il prequel de “il Padrino”. Per chi ancora non lo sapesse (!), “Il Padrino” è il best seller di Mario Puzo (1920-1999) portato sulla scena nel film del 1972 diretto da Francis Ford Coppola e interpretato da Marlon Brando e Al Pacino. La pellicola fu premiata con tre premi Oscar e, insieme al suo seguito, è considerata una pietra miliare della storia del cinema.

Con questo esperimento Ed Falcorealizza una vera e propria impresa letteraria: riportare in vita Don Vito Corleone, il personaggio più famoso e iconico della cultura popolare americana.

Mutatis mutandis, potrei commentare il romanzo impostando la seguente proporzione:

“La famiglia Corleone” sta a “Il padrino” come “Piccole donne” sta a “Piccole donne crescono”.

E lo farei per due ordini di motivi:

 

  1. L’identità dei soggetti consacra la contiguità delle opere;
  2. Le vicende seguono lo slittamento biologico dei personaggi ed epocale delle ambientazioni temporali.

 Piccoli mafiosi crescono

Sinossi - New York, 1933. Le gang criminali della città hanno prosperato all’epoca della Grande Depressione, ma con la fine del proibizionismo una guerra infuria tra i vari clan per il controllo degli affari. Per Vito Corleone nulla è più importante del futuro della propria famiglia. In particolare ha a cuore il maggiore dei suoi figli, Sonny. Vito vorrebbe che diventasse un onesto uomo d’affari, ma il diciassettenne Sonny (Santino all’anagrafe) è irrequieto e impaziente. E vuole ben altro: seguire le orme del padre e diventare parte del vero business di famiglia.

Ritroviamo, in erba, i figli di Vito Corleone. L’interesse potrebbe essere quello di stabilire se il loro futuro avalla le teorie dell’innatismo o del condizionamento socio-culturale: gli eredi di Corleone diventeranno mafiosi per il DNA che recano o per gli influssi ambientali e familiari che subiscono?

Cercherò allora di fornire qualche elemento per rispondere, ben consapevole che ciascuno di noi possiede un’idea personale su questo dilemma ontologico.

Di Sonny ci viene svelato un retroscena: “La vista del padre e degli zii in quella stanza sul retro di un bar insieme a un uomo legato a una sedia lo affascinò”.

“… Zio Sal che infilava la federa bianca sulla testa dell’uomo, zio Peter che sollevava il piede di porco, la federa che si tingeva di un rosso acceso …

Con questo precedente a sua discolpa, Sonny “da meno di un anno … aveva messo insieme la sua banda e aveva già un’auto, un guardaroba di vestiti costosi e qualche migliaio di dollari infilati nel materasso”.

Più che un ragazzino di diciassette anni, sembrava una star del cinema: alto, scuro, elegante e misterioso”.

Nel caso di Sonny, il lupo mette un pelo che nei sequel perderà senza perdere i propri vizi: Sonny & c. rubano whiskey a Giuseppe Mariposa, “lo vendono a Luca Brasi … e lui lo rivende agli speakeasy di Harlem”.

“… Quando l’uomo a cui rubate il whiskey scoprirà chi siete, vi ucciderà”.

Tom è “il figlio adottivo di Vito Corleone”. Fa uno sgarbo a Luca: lo ferisce nell’onore seducendo la sua donna, l’irlandese Kelly (fatto che, fuori dai miei compassati eufemismi, sta per: “Ė andato a letto con la mia ragazza ... Lei è una [email protected] e non so perché non l’ho ancora gettata nel fiume, ma è una questione d’onore. Devo ucciderlo, Vito, mi dispiace”).

Appena lo scoprirà, Luca ti darà la caccia e pa’ dovrà fermarlo. Ci sarà una guerra”.

A parte questo peccato veniale, “Tom va al college e diventerà un grande avvocato”.

E veniamo al terribile Luca Brasi.

“Luca Brasi non viveva nel lusso come Al Capone”.

Ha avuto un’infanzia di violenza alla quale ha reagito, manco a dirlo, con la violenza: uccidendo il manesco padre con una randellata.

“… Era il capo di una piccola banda che tutti temevano, persino i pezzi grossi come Giuseppe Mariposa”.

Feroce e spietatissimo “era alto e muscoloso, con una fronte sporgente che gli conferiva un aspetto bestiale. L’elegante completo a righe e la cravatta non riuscivano a nascondere l’animale che c’era in lui”.

Sorvolando su personaggi come Tommasino Cinquemani, detto “il dentista” (“Gli piace spezzare denti con le pinze”), arriviamo dritti dritti al pater familias, Vito Corleone in persona, in questo romanzo quasi totalmente impegnato ad usare la diligenza – mi ripeto – del buon padre di famiglia: “… Vito aveva iniziato la sua scalata al potere uccidendo don Fanucci, un efferato criminale che voleva dettar legge nel suo quartiere di New York come se fosse un villaggio siciliano …”

“Poi Vito aveva ucciso don Ciccio in persona. Era tornato in Sicilia, a Corleone, e l’aveva sgozzato come un maiale

Nonostante questi precedenti, Vito è impegnato nell’educazione “sentimentale” (e anche non) della sua prole:

“Tom era sempre stato il preferito di pa’ … ma lui era il figlio maggiore, e Sonny non aveva mai messo in dubbio la lealtà e l’amore del padre”.

Il genitore nutre – come natura vuole – le migliori aspettative sulla sua prole: “Lui, Tommy, Michael e Fredo diventeranno come i Carnegie, i Vanderbilt e i Rockefeller e si prenderanno cura di noi quando saremo vecchi”.

E si comporta in maniera impeccabile: “Vito non perdeva mai il controllo. Non aveva mai urlato contro i figli, dalla sua bocca non era mai uscita una bestemmia …

L’epoca

Siamo negli anno trenta e il proibizionismo emette gli ultimi ruggiti.

A Chicago domina Al Capone.

Il decennio è quello successivo alla luccicante età del jazz e del charleston, tanto ben descritta dai romanzi di Francis Scott Fitzgerald.

Ė un’epoca qui interpretata da gangster che – nei tempi morti (morti si fa per dire, in questo caso) - giocano a blackjack, bevendo whiskey e fumando sigari. In una girandola di ritorsioni, vendette, atroci esecuzioni e crudeltà di ogni genere (come quella inflitta all’irlandese Donney, che “era rimasto appeso tutta la notte e la mattina seguente, con quel fazzoletto infetto sugli occhi”).

Un’ultima annotazione. Mi piace immaginare, per i romanzi che leggo, una colonna sonora: ma sarebbe banale abbinare a “La famiglia Corleone” la title-track de “Il padrino”, che i più anziani tra noi ben conoscono nell’interpretazione di Santo & Johnny. E allora io immagino di musicare le love story (si fa per dire) che costellano il noir di Ed Falco con un altro successo planetario: il “Lara’s theme” del “Dottor Zivago”. Così magari riusciamo a stemperare l’atmosfera malavitosa che ha cercato di descrivere …

… Bruno Elpis

  

 

 

 

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