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La favola di Natale

Creato il 06 gennaio 2011 da Rames.gaiba @GaibaRames
La favola di Natale

Scritta durante la prigionia nei campi di concentramento, nell'inverno del 1944, per allietare i compagni durante il loro secondo Natale da prigionieri, "La favola di Natale" di Giovannino Guareschi è ispirata da Freddo, Fame, Nostalgia, riconosciuti dall'autore come le proprie Muse.

La poesia di un uomo che, in quanto soldato italiano, non si era arreso e si era fatto deportare per mantenere fede al proprio giuramento, è racchiusa in un racconto delicato pieno di ironia e speranza, una favola fatta di coraggio ed amore nonostante la disperazione del campo di concentramento.

Albertino è un ragazzino che ha imparato a memoria una poesia da recitare a suo padre per la vigilia di Natale, ma il padre, prigioniero di guerra, non è a casa ed il bambino recita la poesia alla sedia vuota. La finestra si apre all'improvviso ed i versi si trasformano in un uccellino che vola via nel vento. Allora Albertino decide di andare in cerca di suo padre insieme al cane Flick, anche se i due non hanno mai viaggiato prima tranne che per andare dalla nonna, abitante nello stesso isolato. I due attraversano insieme la terra della Pace diretti verso la terra della Guerra e incontrano lungo la via molti personaggi, finché non raggiungono la Foresta degli Incontri: una specie di terra di nessuno, dove finalmente si trovano davanti il padre di Albertino, che ha viaggiato in sogno per passare una notte speciale insieme al figlio.

La favola di Natale

La favola di Natale

"Questa favola io la scrissi rannicchiato nella cuccetta inferiore di un 'castello' biposto, e sopra la mia testa c'era la fabbrica della melodia. Io mandavo su da Coppola versi di canzoni nudi e infreddoliti, e Coppola me li rimandava giù rivestiti di musica soffice e calda come lana d'angora."

Così scrive l'autore nell'introduzione ricordando la collaborazione con Arturo Coppola, suo compagno di prigionia, che musicò la favola e diresse l'orchestra ed il coro dei prigionieri per la rappresentazione "magica" che ebbe luogo la sera del 24 dicembre 1944, nel campo di concentramento: "I violinisti non riuscivano a muovere le dita per il gran freddo; per l'umidità i violini si scollavano, perdevano il manico. Le voci faticavano ad uscire da quella fame vestita di stracci e di freddo. Ma la sera della vigilia, nella squallida baracca del "teatro", zeppa di gente malinconica, io lessi la favola e l'orchestra, il coro e i cantanti la commentarono egregiamente, e il "rumorista" diede vita ai passaggi più movimentati."

Din-don-dan: la campanella questa notte suonerà ...
La favola di Natale

Ho l'abitudine tutte le vigilie di Natale nel pomeriggio di leggere a mia moglie questa favola piena di ironia e di speranza. Lo considero uno dei più bei libri di Guareschi ... che volete è uno di quei libri "della memoria" che tutti dovremmo leggere, che commuove, che è scritto con la penna della Poesia. Il libro è illustrato con i disegni dell'Autore. (Io ho l'edizione con le musiche di Arturo Coppola, suo compagno di prigionia).

"Io vi racconterò una favola, e voi la racconterete al vento di questa sera, e il vento la racconterà ai vostri bambini. E anche alle mamme e alle nonne dei vostri bambini, perché è la nostra favola: la favola malinconica di ognuno di noi." (Guareschi - Premessa). Giovannino io quel tuo desiderio lo sto esaudendo.

"C'era una volta un prigioniero ... No: c'era una volta un bambino ... Meglio ancora: c'era una volta una Poesia ... [...] La Poesia, dunque, spiccò il volo e via col Vento. "Portami nel Paese dov'è adesso il papà del mio bambino" disse la Poesia. "Stai fresca!" rispose il Vento. "Perché prendono anche me e mi mandino al lavoro obbligatorio a far girare le pale dei loro mulini a vento! Niente da fare: scendi!" [...] "Ah! Ah!" sghignazzò un omaccio vestito di ferro avvicinandosi con una lanterna. "Dove vai? Chi sei? Cosa porti scritto sulle ali? Spionaggio?" E la Poesia a spiegargli chi fosse e dove andava, e quello a insistere sospettoso. Alla fine parve convinto e, inforcati gli occhiali, cominciò a leggere i versi scritti sulle ali. Din-don-dan: la campanella questa notte suonerà ... "No!" disse. "Proibito fare segnalazioni acustiche notturne in tempo di guerra!" E, con un pennello intinto nell'inchiostro di Cina, cancellò molte parole. Poi, di lì a poco, scosse ancora il capo. Una grande, argentea stella su nel ciel s'accenderà ... "Niente! Contravvenzione all'oscuramento!" disse. E giù pennellate nere. "Latte e miele i pastorelli al Bambino porteranno ... "Niente! Contravvenzione al razionamento!" borbottò. E giù ancora col pennello. [...] "Non ti rattristare se non t'hanno lasciata entrare. Figurati che non lasciano entrare neanche me che ho ingresso libero nei Paesi più importanti del mondo! E sono anni che aspetto qui fuori." "E chi sei tu?" domandò la Poesia. "Sono il Buonsenso" rispose il vecchio."

La favola di Natale

Grazie, Giovannino, di queste pagine ancora attuali e godibili.

La favola di Natale
con testi e disegni

con musiche e canzoni di Arturo Coppola (audiocassetta),
per coro ed orchestra ed accompagnamento di Coppola all'armonica.


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